D’alema risponde a chi lo attacca
Per l’ex ministro degli esteri una cena elettorale non ha valore.
A margine delle dicharazioni fatte da Tarantini sulla sua strategia er ‘facilitare’ gli ‘affari’ della sua azienda, l’impreditore barese avrebbe detto di aver organizzato una cena con Massimo D’alema.
Il parlamentare del Pd ieri è intervenuto sul fatto e detto: “Non conosco Tarantini, non ho mai avuto alcun rapporto con lui. Non vedo che cosa c’entri una cena elettorale, che è del tutto legittima, con lo sfruttamento della prostituzione, che è un reato”.
Poi D’Alema ha aggiunto: “Faccio centinaia di cene elettorali e credo che quella sera ne abbia fatte due o tre” “Sono sinceramente due fatti – ha sottolineato ancora – che non possono essere accostati. Fa ridere che si parli di questo evento, che non ha nessun significato, mentre mi pare che Tarantini racconti di aver organizzato 18 festini per il presidente del Consiglio. Mi pare francamente che quello è un problema”.
E’ indubbia la differenza tra le cose, ma risulta almeno ‘superficiale’ per un politico partecipare ad eventi nei quali sono presenti persone delle quali non è certa la trasparenza. Un episodio analago in altri Paesi democratici avrebbe avuto di certo ripercussioni pesanti, indipendentemente dalla presenza o meno di violazioni delle leggi. Ma l’Italia è un altro mondo e una cena elettorale è solo una cena elettorale, indipendentemente da chi le organizza o vi partecipa, perchè come il denaro i voti non hanno mai un cattivo odore.


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