Bossi l’eversivo ed il regime dei folli
Le dichiarazioni insensate aumentano di giorno in giorno. Intanto l’UE certifica il nostro Pil a meno 5 per cento e non si decide nulla.
Domenica scorsa Umberto Bossi, ministro della Repubblica, ha detto: “La padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano”. Le sue parole sono un attacco all’unità nazionale e per questo non hanno giustificazione alcuna, sono un attenato contro lo Stato italiano.
Indicando un popolo che non c’è (i padani) in una realtà geografica inventata (la padania) il leader leghista ha aggiunto: “Saremo liberi con le buone o con le meno buone. È un diritto dei popoli essere liberi”.
Liberi da chi? Il ministro di un governo che definisce illiberale e oppressore il governo di cui fa parte? Ma lo stupidario politico non finisce qui.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, responsabile di tagli drammatici alla scuola italiana, ha dichiarato: “Se un insegnante vuole far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere”. Quindi ha aggiunto: “Alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoranza, disattendono l’attuazione delle riforme tentando di mantenere il modulo, anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente”.
Il ministro, senza alcuna esperienza parlamentare ed eletta solo da solo due anni prima di essere nominata a capo della scuola pubblica, insiste nella sua battaglia per il ‘maestro unico’, che è stata criticata da decine di specialisti, pedagoghi, associazioni di insegnanti e genitori. E minaccia ch tenta di salvare la scuola primaria italiana, prima della riforma voluta dal centro destra considerata una delle migliori del mondo.
Poi, incapace di capire anche il senso del sostantivo ‘politica’ e la sua differenza con ‘partito’, ha minacciato chi volesse praticarla di ‘espulsione’ dal mondo della scuola.
La parola ‘politica’ deriva dal greco (polis “πόλις”, città), ed indica tutto quello che riguarda il dibattito collettivo sulla vita comune dei cittadini. Se il sostantivo ha assunto un valore ‘negativo’, in particolare negli ultimi anni, lo si deve ai partiti, che spesso e volentieri non lavorano per il bene comune, ma per i propri interessi.
Il ministro dell’Istruzione, allora, dovrebbe sapere che un sostantivo così importante per la democrazia deve tornare ad essere ‘amato e rispettato’, in particolare dai giovani, e non rappresentato come ‘un oggetto di reato’. Ma è voler troppo da chi ha scelto di andare a fare gli esami per procuratore legale da desenzano (Lombardia) a Reggio Calabria (Calabria) perchè erano considerati più facili.
Ancora nell’elenco delle assurdità, la decisione di rinviare una puntata del già più che addomesticato programma di Raitre ‘Ballarò’ per lasciar spazio a Bruno Vespa ed al suo ‘Porta a Porta’, che ha il compito di ‘celebrare’ la consegna delle prime casette ai terremotati dell’Abruzzo e dare un ‘aiutino’ alla traballante immagine di ‘Papi’ Silvio Berlusconi.
Intanto, come InviatoSpeciale rileva da settimane, lo stato dell’economia nazionale è drammatico. La Commissione europea ha rivisto ieri al ribasso le previsioni di dell’Italia “il cui Pil nel 2009 si attesterà a quota meno 5 per cento: un risultato – ha sottolineato Bruxelles – peggiore di quanto previsto nelle previsioni dela scorsa primavera (meno 4,4%, ndr)”.
“Il crollo della domanda globale e della fiducia, insieme alla crisi finanziaria – ha spiegato la Commissione Ue – hanno duramente colpito l’economia italiana”, in recessione già nel secondo trimestre del 2008. A fine 2009 si registrerà dunque un Pil a quota meno 5 per cento, ovvero della “caduta annuale più forte registrata da parecchie decadi”.
Gli esperti della Commissione Ue hanno ricordato come, dopo la forte contrazione del Pil italiano nell’ultimo trimestre 2008 ( meno 2,1 per cento) e nel primo trimestre 2009 ( meno 2,7), questo “si sia contratto nuovamente nel secondo trimestre, sebbene in maniera più moderata ( meno 0,5 per cento)”. Il parere degli specialisti Ue è che “questi risultati sono stati peggiori di quanto previsto nelle nostre ultime previsioni della primavera 2009″.
Fin qui i fatti. La Commissione ha anche previsto “un graduale miglioramento” e “un piccolo impulso di crescita positivo nel 2010″, ma tutto fa pensare più ad un auspicio che ad una reale possibilità.
Nei giorni scorsi Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, presentando un’analisi sulla situazione italiana ha sostenuto che “Nella prima parte del 2009 la crisi è stata pagata dal welfare dello Stato e dalle imprese. Nella seconda parte dell’anno sarà pagata dalle famiglie e dai consumatori”, aggiungendo: “ci aspettiamo un autunno difficile”. Dalle ultime settimane di giugno, ha insistito, “si vede un calo sostanziale di consumi e vendite. Un fenomeno che sta continuando”.
Per la Coop la crisi ha colpito duramente l’economia italiana e nel primo semestre dell’anno i redditi reali delle famiglie sono diminuiti dello 0,4 per cento, facendo di conseguenza calare i consumi. Facendo riferimento agli acquisti per persona, la spesa individuale degli italiani, a 2.048 euro quella mensile, non tornerà a crescere prima del 2012.
Sempre ieri il senatore del Pd Tiziano Treu ha dicharato: “Il debito continua a crescere nonostante il governo non abbia investito risorse a favore dei salari o per rilanciare le imprese tagliando invece fondi ai comuni, alla scuola e alle forze di polizia. Come si spiega questo miracolo economico? Dove sono andati i soldi del debito?. Noi avevamo chiesto al governo di scommettere sul futuro, di investire sul lavoro e sulle imprese, come hanno fatto altri governi, per rendere effettiva quella ripresa, che invece tarda a venire come dimostrano i dati di Eurostat. L’esecutivo invece non è intervenuto a favore dei settori chiave, preferendo sprecare risorse decisive”.
Per quanto il Pd non sia per nulla in grado di rappresentare una opposizione efficace ai pasticci prodotti dal centro destra le parole di Treu riassumono il nodo centrale della situazione, ovvero quella di un Paese nel quale nessuno sembra più in grado di affrontare con serietà una crisi che sta distruggendo decine di migliaia di posti di lavoro ed impoverendo larghe fasce di popolazione.
E sul fronte della ‘modernizzazione’ intanto si scopre che quasi un italiano su due non utilizza Internet e il 45 per cento della popolazione con più di 14 anni ancora non ne fa uso.
Lo ha scoperto la Nielsen con una indagine dal titolo preoccupante: ‘Separati in casa: gli italiani tra cultura e tecnologie’. Nello studio si legge poi in Italia chi accede alla rete lo fa sempre più in modo superficiale e fine a se stesso, nonostante l’offerta articolata di contenuti culturali e di intrattenimento.


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