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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Berlusconi, escort, libertà di stampa e crisi

Autore: barbera. Data: martedì, 8 settembre 2009Commenti (0)

Il premier insiste con gli attacchi alla stampa, ma il problema da nascondere è la crisi ed il degrado della democrazia.

libertaDa alcuni giorni alcuni giornali italiani hanno ‘scoperto’ che in Italia c’è un attacco alla libertà di stampa. In realtà da almeno vent’anni in questo Paese Berlusconi controlla il panorama televisivo privato, il campo della pubblicità, una vasta area del settore editoriale. Questo colosso mediatico lo ha portato in politica e con la politica è stato in grado di allargare la sua l’influenza alla tv pubblica e ad altre aziende editoriali ancora.

I partiti di opposizione non hanno fatto nulla per impedire questo fenomeno, unico nel mondo civile e democratico, ed anche oggi ‘il conflitto di interessi’ non è al centro del dibattito sulla spallata finale che il Cavaliere ‘deve dare’ a quel che resta di chi critica la sua azione politica per sopravvivere.

“Deve dare”, perchè l’autunno si apre con terribili presagi. In oltre un anno di governo il centro destra non solo nulla ha fatto per contrastare la crisi finanziaria mondiale, ma neppure per proteggere il nostro Paese dalle ricadute di un crack che ha sconvolto il pianeta. Ed anche a causa della sua condotta personale, dopo l’emergere di scandali e comportamenti poco consoni ad un uomo di Stato e dopo aver visto la sua credibilità internazionale crollare in modo irreparabile.

Nel suo Pdl le cose non vanno bene. Se un tempo le gerarchie cattoliche si sentivano ‘garantite’ dal centro destra sui temi della scuola privata, delle unioni di fatto, dei vincoli alla ricerca scientifica, adesso la tragedia sociale conseguente alla crisi e la passività dell’esecutivo hanno indotto forti preoccupazioni e spinto alcuni oltretevere a ritenere inadeguato l’Uomo di Arcore. Inoltre, l’estendersi del razzismo, le deportazioni di migranti, la xenofobia non sono valori accettabili per i cattolici. Una parte dei credenti sono a disagio e qualcuno in Vaticano ha dovuto prendere le distanze da Berlusconi ed oggi lavora per ricostruire il centro, forse affidando a Lupi, Formigoni, Rutelli e con l’aiuto di Montezemolo e qualcun altro il compito di far rinascere il centor ed una piccola Dc in grado di rompere il duopolio Pdl-Pd, bilanciare l’ifluenza nefasta della Lega e sostituire il presidente del Consiglio.

La reazione di ‘Papi Silvio’ è stata quella di sempre: attaccare a testa bassa. Persino il direttore dell’Avvenire, DIno Boffo (che con l’ex segretario della Cei, Camillo Ruini, erano stati degli sponsor del premier) è finito sulla graticola dopo qualche articolo neppure troppo severo sulle ‘festicciole’ a Palazzo Grazioli ed in Sardegna.

Tuttavia, oltre le manovre di parte delle gerarchie ecclesiastiche, per mantenere in piedi il suo regno, Berlusconi ed i suoi colonnelli non possono permettere che gli italiani sappiano come stanno le cose. Ai lunghi mesi di annunci demagocici, di propaganda sfrontata, di induzione alla paura e di invocazioni ad ‘emergenze’ di ogni tipo, sta seguendo l’aggravarsi del deficit pubblico, l’estendersi di disoccupazione, cassa integrazione, impoverimento diffuso,  tonfo a meno sei per cento del Pil, debacle delle esportazioni. Persino la pessima riuscita del ‘piano di salvataggio di Alitalia’ per mano degli ‘eroi’  della ‘cordata patrottica’ è una dimostrazione inequivocabile delle incapacità del governo.

Come per dei bambini che hanno fatto un guaio serio i responsabili della Waterloo italiana non hanno altra scelta che continuare nella farsa, sperando il gioco possa durare, in realtà continuando a trascinare il Paese in un baratro dal quale rischia di non uscire più.

Da anni i media non sono  espressione del Paese. Di destra o sinistra, formalmente indipendenti o simpatizzanti per uno dei due schieramenti in lotta, hanno nei consigli di amministrazione persone con interessi diretti nell’economia del Paese e quindi non in grado di garantire alle proprie pubblicazioni quel grado di autonomia che in tutta la grande stampa internazionale è una regola. Per la televisione, infine, neppure un alunno delle elementari ignora l’esistenza della ‘lottizzazione’ politica di direttori, redattori capo, corrispondenti, forse anche degli uscieri.

L’opposizione non c’è da mesi e mesi, non ha idee, in alcune aree è coinvolta nella gestione verticistica della cosa pubblica, i suoi rappresentanti sono distanti dai cittadini ed occupati a difendere i propri privilegi, per nulla consapevoli del reale stato di degrado della società civile.

In oltre venti anni di dominazione mediatica la televisione belsusconiana ha bombardato gli italiani con messaggi senza spessore, consorsi a premio, ragazze svestite e senza alcuna capacità professionale, programmi superficiali e finalizzati a promuovere le aziende che ‘comperavano’ spazi pubblicitari per vendere mortadelle, poltrone, rigatoni, coltelli multiuso. La Rai ha inseguito quel modello, distrutto una cultura aziendale che aveva prodotto straordinarti e preparatissimi dirigenti, sostituendo il vertice con persone spesso senza esperienza, formazione, attitudine.

Anche chi, come l’Italia dei Valori, tenta di sviluppare una strategia diversa manca di un progetto complessivo per il Paese, non è in grado di dire agli italiani come pensa di riformare la penisola, come tornare ad essere ‘normali’ dopo tanti e tanti anni di ‘anormalità’.

Lo scenario, allora, è cupo. Perchè anche se qualcuno sapesse come sostituire il Cavaliere, come bloccare l’estendersi di un regime non conservatore, ma antidemocratico e riuscisse a far comprendere ai cittadini la necessità di ritrovare le stesse energie e lo stesso spirito col quale dopo la Seconda guerra mondiale fu ricostruito il Paese per salvarci dalla bancarotta, in Parlamento non c’è una maggioranza in grado di farlo lavorare.

In questo autunno alle porte l’unica possibilità, allora, è nella società civile. Nella sua volontà di riscatto e di emancipazione da un Palazzo incapace di governare e produrre una politica di rinnovamento e moralizzazione.

Le urla sulla minaccia alla ‘libertà di informazione’ che i giornali levano in queste ore sono surreali, ci sarebbe da chiedersi cosa in tanti hanno fatto dal giorno in cui con un decreto Bettino Craxi permise a Berlusconi di violare le leggi di allora per edificale l’impero di oggi. Perchè sulle pagine dei giornali non domina l’informazione sulla crisi, sulle condizioni del lavoro, sulla disoccupazione dei giovani, sul costo della vita? Perchè a fianco dei richiami alla libera stampa non c’è la cronaca delle manifestazioni degli insegnanti per il lavoro, dei cassintegrati alla fame, dei morti in fabbrica, dei ragazzi senza speranze, ma non manca un reportage sui ‘pettorali nel cinema’.

“Allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idonea al raggiungimento della sua sicurezza e felicità. La prudenza, invero, consiglierà di non modificare per cause transeunti e di poco conto Governi da lungo tempo stabiliti, e, conformemente a ciò, l’esperienza ha dimostrato che gli uomini sono maggiormente disposti a sopportare, finché i mali siano sopportabili, che a farsi giustizia essi stessi abolendo quelle forme di Governo cui sono avvezzi. Ma quando un lungo corteo di abusi e di usurpazioni, invariabilmente diretti allo stesso oggetto, svela il disegno di assoggettarli ad un Dispotismo assoluto, è loro diritto, è loro dovere, di abbattere un tale Governo, e di procurarsi nuove garanzie per la loro sicurezza futura”.

Queste parole non sono state scritte da pericolosi ‘sovversivi’, sono le prime della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America e sarebbe un bene che gli italiani ne tenessero conto.I diritti richiamati da Thomas Jefferson e compagni erano la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. In Italia ci sono?

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