Berlusconi continua a picchiare duro
Nuovi attacchi ad opposizione e giornali ed ingiustificata profusione di ottimismo.
Ha detto ieri il Cavaliere: “Abbiamo una opposizione chiaramente anti-italiana che fa il tifo per la crisi. Noi invece prevediamo per l’Italia che ne uscirà prima e meglio da altri Paesi”.
Contemporaneamente l’Istat segnalava che il tasso di occupazione nel secondo trimestre è sceso al 57,9 per cento dal 59,2 del secondo trimestre 2008. Il numero delle persone in cerca di occupazione è salito a un milione 841 mila unità, ovvero più 137 mila cittadini, pari al più 8,1 per cento rispetto al secondo trimestre 2008.
Rispetto alla caduta dell’occupazione e alla crescita più contenuta della disoccupazione l’Istat ha segnalato un incremento sensibile dell’inattività con 434 mila persone in più, ovvero il 3 per cento, concentrato nelle regioni meridionali.
La crescita contenuta del tasso di disoccupazione quindi – hanno spiegato i tecnici Istat – è dovuta in gran parte a fenomeni di scoraggiamento e quindi alla mancata ricerca di lavoro di molte donne e al ritardato ingresso dei giovani nel mercato. I posti di lavoro – ha segnalato l’Istat – sono stati perduti soprattutto nel Mezzogiorno (271 mila sui 378 mila complessivi) mentre il nord ha perso 117 mila occupati e il centro appena diecimila.
I cittadini in cerca di occupazione sono invece aumentate prevalentemente al nord, 149 mila persone, mentre il Mezzogiorno ne ha perse 27 mila. Ciò è dovuto alla riduzione degli inattivi concentrata nel Mezzogiorno.
Al sud infatti le forze di lavoro si sono ridotte di 298 mila unità a fronte del calo complessivo di 241 mila unità. Il tasso di disoccupazione totale sale al 7,4 per cento con differenze significative tra il nord col 5 per cento, il centro col 6,7 e il Mezzogiorno con un preoccupante 12.
In una situazione così grave Berlusconi invece di parlare di lavoro ha detto ancora: “Ho chiesto ai ministri di non rispondere più a domande su gossip”, poi ha insistito: “Da qui in avanti a me potete fare solo queste domande: quanti appartamenti consegnerà il 29 di settembre a L’Aquila? Potete fare solo domande su cose di politica vera, perchè noi facciamo la politica delle realizzazioni concrete. La politica delle chiacchiere la lasciamo agli altri!”.
C’è da ricordare che le ‘casette’ recentemente consegnate ad Onna e di cui il governo si è preso il merito sono state in realtà finanzate dalla Croce rossa e costuite grazie alla Provincia di Trento.
Il presidente del Consiglio, quindi, ha concluso la sua raffica di critiche nei confronti di chi non è d’accordo con lui: “Mi piacerebbe che la stampa italiana si togliesse gli occhiali che rendono difficile vedere i risultati” ottenuti dal governo e smentendo la chiarezza dei numeri ha finito: “Vado via negli Usa con l’animo positivo, perchè le situazioni che questa mattina ci sono state illustrate da Bankitalia e dal presidente dell’Istat sono soddisfazioni che ci lasciano tranquilli. Certamente, dobbiamo ancora una volta constatare che abbiamo un’opposizione fieramente anti-italiana, che fa il tifo per la crisi e non per un’uscita dalla crisi”.
Per comprendere la situazione italiana e le responsabilità della pessima immagine dell’Italia nel mondo ecco cosa ha scritto il quotidiano svizzero ‘La Notizia.ch’. In articolo firmato da Luca Spinelli si legge: “La nazione è alle prese con una crisi senza precedenti della libertà di stampa, del sistema istituzionale, e dell’economia. Ma restano poche le reazioni e le critiche”.
Poi il giornale elvetico, per nulla riconducibile all’opposizione italiana ha aggiunto: “La prima pagina di un sito internet istituzionale, di proprietà di un ministero, il cui scopo è comunicare coi cittadini, svuotata totalmente e utilizzata dalla dirigenza per rispondere perentoriamente alle critiche di una testata giornalistica. Potrebbe sembrare la descrizione di un fatto avvenuto in un regime paramilitare sudamericano o in una pseudo democrazia mediorentale, e invece è quanto accade nella moderna Italia, da qualche giorno”.
Sulla tv nazionale ‘La Notizia.ch’ ha descritto così il ‘Porta a Porta’ organizzato dalla Rai per esaltare il lavoro svolto in Abruzzo”, come abbiamo detto pagato e realizzato da altri. “Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi – scrive il giornale -occupava la prima serata del primo canale televisivo nazionale per presentare i propri buoni risultati e le proprie “promesse mantenute” nella gestione del dopo terremoto dell’Abruzzo. Sostanzialmente senza critica e senza contraddittorio. Che le “case” inaugurate fossero prefabbricati in legno, nessun cronista l’ha contestato, così come che gli edifici in muratura in arrivo non saranno per tutti, come invece dichiarato. La diretta dall’Abruzzo aveva anche causato la modifica dei palinsesti delle altre due reti pubbliche, RaiDue e RaiTre, in modo da non concorrere con gli annunci trionfali della prima rete. Queste le evidenze più palesi di ciò che solo pochi mesi fa aveva spinto la Freedom House a collocare l’Italia tra i paesi semi-liberi per quanto concerne la libertà di informazione, insieme con dittature e pseudo-democrazie. La situazione nel paese è da mesi, infatti, particolarmente critica”.
Per il giornalista svizzero “l’opinione pubblica sembra percepire solo in modo superficiale questa crisi, e giudica spesso come “pessimiste”, o “esagerate” le descrizioni di quanto avviene. Le ragioni di questa mancata consapevolezza sono da ricercare nella crisi stessa. Quel poco che giunge arriva grazie a commentatori indipendenti e ad Internet, ma la scarsa diffusione delle nuove tecnologie (solo la metà della popolazione le usa con costanza, tra le ultime in Europa) è un notevole ostacolo. Questa “non percezione” si è inoltre incancrenita in un fenomeno particolare: il giornalista o il personaggio pubblico non sempre subisce dirette e palesi forme di costrizione, ma il timore di inimicare il potente ne spinge buona parte a pericolose forme di autocensura. Non sempre consapevolmente. In un clima auto-mafioso che colpisce più strati della popolazione. Questo avviene anche a livelli più bassi, nel rapporto tra direttore e cronista, e nei più semplici rapporti tra subalterni”.
Per ‘La Notizia.ch’ poi “la corruzione è, d’altronde, un problema sempre più urgente nel sistema italiano. Di fatto nelle classifiche internazionali sul fenomeno il paese compare sempre agli ultimi posti. Il peso economico di tale prassi sulle tasche degli italiani, secondo il rapporto 2009 del SAeT (Servizio anticorruzione e trasparenza), arriva addirittura a 55 miliardi di euro l’anno. Ovvero una “tassa” occulta da 1′000 euro l’anno per ciascun italiano, inclusi i neonati. Ad acuire i problemi nazionali del paese v’è infine la recente crisi economica, che secondo l’economista italiano Tito Boeri starebbe severamente colpendo una nazione che non è stata in grado – tra le pochissime nel mondo – di reagire con prontezza. L’economista prevede, inoltre, una grave crisi sul mercato del lavoro interno, criticando gli appelli all’ottimismo di facciata. Poco utili a un paese che più osservatori internazionali non hanno esitato a definire in declino. In un tale contesto torna d’attualità quella dichiarazione che lo stesso presidente del consiglio Sivlio Berlusconi fece durante il suo precedente governo, nel 2002, causando l’epurazione dei succitati giornalisti: «l’uso che hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso, e io credo che sia un preciso dovere da parte della dirigenza di non permettere più che questo avvenga». Difficile affermare che abbia mantenuto la promessa”.
Insomma, chi sono e dove sono i veri responsabili della catastrofe italiana?


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