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Bari: l’inchiesta dei silenzi

Autore: barbera. Data: martedì, 22 settembre 2009Commenti (0)

Da mesi si parla di Tarantini, escort e cocaina. Ma potrebbe esserci altro.

corruzioneLa domanda più ovvia che avrebbe dovuto ‘illuminare’ i resoconti sulla vicenda che riguarda l’imprenditore barese non è neppure troppo complicata: perchè un signore che si occupa di sanità in Puglia decide nell’estate del 2008 di andare in Sardegna ed affittare una villa. “Perchè lì il mare è bello”, risponderà l’ingenuo e farà notare anche “che il posto è alla moda”.

Facciamo due conti. Ha detto Tarantini: “Nel giugno insieme a mia moglie ed a Massimo Verdoscia e famiglia deci­demmo di prendere in affitto una villa in Sarde­gna per un importo di circa 70mila euro, che pagammo io, per un importo maggiore, e Mas­simo Verdoscia”.

In un’altra dichiarazione agli inquirenti, sempre l’uomo d’affari barese ebbe a dire: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

Cocaina, ecco l’altro buffo specchietto per le allodole dell’investigazione giornalistica italiana. Nel giugno dello scorso anno furono diffusi i dati sul consumo di droga a Milano, che risultò la capitale italiana del consumo. Secondo le stime 40mila abitanti del capoluogo lombardo consumavano cocaina ed almeno 15 mila ecstasy. Numeri superiori fino a tre volte alla media nazionale.

Per ipotesi si può supporre che gli affezionati a questa pericolosissima sostanza siano non solo i ragazzi di periferia, ma anche una parte del mondo che ruota a Milano intorno allo spettacolo e forse all’informazione, agli affari e alla finanza. Mondo che in estate si trasferisce in gran numero proprio in Sardegna, come le cronache del gossip fanno sapere agli italiani. Insieme a cittadini di altre parti d’Italia, sia ben chiaro.

Così non soprende che sempre Tarantini abbia riferito ai magistrati che “prima di andare in Sardegna, io, Massimo Verdoscia e Alessandro Mannarini decidemmo di acquistare un quantitativo di circa 50-70 grammi di cocaina ed un quantitativo più ridotto di ‘MD’ (parente prossimo dell’ectasy ndr). Lo stupefacente fu acquistato alla fine di giugno in circostanze diverse da me, da Ver­doscia e da Mannarini, ognuno con proprie di­sponibilità finanziarie”. La polverina bianca così osteggiata in pubblico per qualcuno è benevenuta nel privato, quindi è bene possederla.

Secondo non verificate, ma credibili, notizie di stampa un ‘fornitore’ avrebbe detto di aver ricevuto in diverse occasioni dal giovanotto barese circa 30mila euro per la droga.

Siamo così a centomila euro tra affitto e ‘svaghi proibiti’. Volendo fare la lista della spesa poi vanno aggiunti i camerieri, le spese correnti, la dispensa, le auto, ecc. Quanto  è costata l’estate ‘brava’ di Tarantini in Sardegna?

L’investimento doveva produrre dei risultati ed erano appunto quelli di “realizzare una rete di con­nivenze”.

La stampa nazionale ieri ha diffuso i nomi di un paio di invitati a Palazzo Grazioli (quindi dopo l’estate del 2008) in occasione di party nei quali è provato fossero presenti anche delle escort. Ma quegli inviti, la ‘fornitura’ di donne per “l’utilizzatore finale”, come il suo avvocato ha definito il pemier, non possono essere lo scopo del progetto primario di Tarantini, ovvero quello di allargare la propria rete di affari uscendo dalla Puglia per affrontare il mare aperto degli appalti pubblici.

Il nodo centrale dell’affaire allora non è capire se Berlsuconi si intrattenesse con escort e chi fossero le ragazze, ma chi partecipava alle serate mondane dell’imprenditore pugliese e se quella “rete” sia stata costruita. Incontri quinidi non solo con il Cavaliere, ma con ‘altri’.

L’inchiesta barese potrebbe aprire una voragine, perchè la assoluta ingenuità con la quale Tarantini è uscito dalla sua provincia per raggiungere i piani alti del Palazzo potrebbe mostrare altri giochi, paralleli, nei quali tra qualche velina in libera uscita, alcune escort, una sniffata e qualche bottiglia di ‘Veuve Cliquot’ si aggirano i fantasmi del sottogoverno, degli affari non proprio trasparenti, dello scambio di favori.

InviatoSpeciale non pubblicherà, come altri hanno fatto, i nomi di alcuni presunti ospiti ai party, sardi, romani o milanesi e neppure le smentite, le precisazioni ed i distringuo dei ‘segnalati’. In questo momento sembra più importante capire quali connessioni ci siano tra le indagini dei magistrati baresi ed il Palazzo e non se Tarantini sia uno spacciatore di droga o, come appare più probabile, uno dei tanti che sistema vassoietti di cocaina ad uso degli ospiti durante alcune feste del jet set. Perchè quel ‘vassoietti’ non sono una ‘rarità’, ma spesso una tragica abitudine. Così come i ‘favori sessuali’ in quest’Italia alla deriva sono più diffusi di quanto non appaia.

Sotto indagine, quindi, non dovrebbero esserci solo i comportamenti del premier, ma anche le ‘relazioni pericolose’ tra il Palazzo ed alcuni faccendieri. Questa volta non ‘furbetti del quartierino’, ma una lobby forte e dotata di ben altre protezioni. Che potrebbero arrivare, speriamo di no, fino al cuore dello Stato.

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