AnnoZero, la politica e la morte dell’informazione
In queste ore il Palazzo e molti giornalisti stanno dando il peggio di sè.
In Rai ed a Mediaset si nominano i direttori sulla base della loro collocazione politica e di recente anche a ‘La7′ sembra in va di ‘normalizzazione’: in un programma della scorsa settimana il consigliere di amministrazione di Telecom (e amministratore di Mediobanca) Tarak Ben Ammar non si è risparmiato in lodi al presidente del Consiglio, arrivando a sostenere che la metà dei giornali più autorevoli del mondo lo criticano perchè influenzati dai governi francese ed inglese “che vogliono tenere l’Italia nel terzo mondo”. The Times, The New York Times, The Economist, Le Monde, The Finanacial Times, El Pais, Liberation ed altri, secondo uno dei proprietari de ‘La7′, farebbero parte di un ‘cartello’ internazionale antitaliano. Il finanziere franco-tunisino è stato al centro di voci (smentite) secondo le quali potrebbe avere interesse all’acquisto dell’area media di Telecom, proprietaria della rete. Per dovere di cronaca, Rainews 24 ha pubblicato il 2 settembre scorso: “Il 18 agosto Silvio Berlusconi, in visita privata a Tunisi, è stato intervistato dalla tv satellitare tunisina Nessma TV, acquisita, lo scorso anno, per il 50 per cento, da Mediaset e da Quinta Communications, società di produzione di Tarak Ben Ammar di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest e nel cui capitale, alla fine di giugno, è entrata, tramite la Lafitrade, anche Tripoli”. Insomma, gli intrecci ed i conflitti di interesse vanno oltre i confini nazionali.
Anche il più disinformato dei cittadini sa che esiste la lottizzazione nel servizio pubblico o che l’attuale direttore del Tg5 è stato anche direttore di Tg1 e Tg2 ‘in quota’ centro destra.
Per la carta stampata la situazione è difficile, non esiste nessun editore puro e nei consigli di amministrazione delle testate più importanti siedono rappresentanti di gruppi finanziari o direttamente rappresentanti di banche.
In una situazione di questo tipo, dopo la puntata di AnnoZero di giovedì 24 settembre, il governo ha aperto ‘un’istruttoria’ sul programma ed il ministro Scajola ha dichiarato: “E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come AnnoZero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale”.
Un signore che si è definito “un giovane conduttore” e che si chiama Pierluigi Diaco, ha scritto che “ogni qual volta il centrodestra e i dirigenti della Rai vicini al Pdl hanno tentano di “formare” un Santoro di “destra”, hanno bloccato l’operazione prima di raggiungerne il risultato”.
Maurizio Gasparri, più esplicito e casereccio ha seguito la stessa linea: “Non invoco un Santoro di destra ma credo ci sia carenza di pluralismo” ed ha aggiunto: “Chi è che difende le istanze della nostra parte politica?”.
Il vicepresidente della Commissione di vigilanza, Giorgio Lainati del Pdl ha spiegato che nei programmi “si deve trovare la strada per garantire il diritto di replica”, forse riferendosi alla pratica di ‘Porta a Posta’, dove il premier non ha contraddittorio.
Su ‘La Stampa’ Arrigo Levi ha sostenuto: “Quanto si parla di giornalismo! Ma quanto è difficile, per i non giornalisti, capire come funziona realmente il mondo dei giornali, della radio e della televisione, che cosa sia il lavoro dei giornalisti! Circolano soprattutto degli slogan”.
Quindi ha spiegato: “Sul palcoscenico del giornalismo si muoverebbero, come forze dominanti, in conflitto o in combutta fra loro, i “poteri forti”, o i protagonisti di oscure congiure, o i manovratori di “macchine da guerra”, capaci “di asservire e normalizzare, intimidire e ricattare”; per non parlare di chi descrive tutta la stampa come intenta a diffondere solo bugie e calunnie, nemica del fare, nemica della verità e del bene, intenta soltanto a diffamare, con l’obiettivo di corrompere l’anima pura e onesta (o che tale sarebbe senza l’opera malefica dei giornalisti) della “gente”, del “popolo”, vittima di continui inganni. Oppure s’immagina (ma o è l’uno o è l’altro) l’informazione in Italia come un mondo ormai schiavizzato, privo di libertà, i giornali e le reti televisive come popolati da irresponsabili e obbedienti schiere di esecutori d’ordini, e l’Italia come un Paese democratico, anzi l’unico Paese democratico, dove domina la censura e dove la libertà di stampa ormai l’è morta”
Per avvalorare la sua tesi, Levi, ha reso noto che “intanto continuano a uscire nuovi giornali. Non ce ne sono mai stati tanti a sinistra, ho perso il conto, non so più se siano quattro o cinque o sei, mentre si sentono molto più forti che mai in passato le voci che vengono da destra (ma che rimpianto e nostalgia di Indro: al confronto con quelle d’oggi la sua voce controcorrente ci appare straordinariamente modulata e raffinata). E poi un mondo giornalistico che parlava con voce così sommessa da rischiare l’inesistenza, il giornalismo cattolico, ha trovato un’anima nuova e battagliera, e si fa sentire, e come si fa sentire: forse, perfino dalla Chiesa”.
A ‘sinistra’ i quotidiani ‘Liberazione’ e ‘Manifesto’ non navigano in buone acque, su ‘l’Unità’ incombono nubi minacciose, il nuovo giormale di Padellaro (ed altri) non si trova nelle edicole e quando si entra in possesso di una copia, dopo averla letta è necessario comprare un altro quotidiano per sapere cosa è successo oltre le vicende che riguardano Berlusconi. Il giornale fondato da Piero Sansonetti sembra un ‘Samisdat’. Le “voci” che vengono dal centro destra e vanno benino sono più o meno riconducibili al presidente del Consiglio (Libero e il Giornale), mentre altre pubblicazioni come ‘Il Tempo’ o ‘Il Secolo d’Italia’ sono anche loro in difficoltà. ‘La Stampa’. ‘Il Corriere della Sera’, ‘la Repubblica’, ‘Il Messaggero’ ed ‘Il Mattino’ hanno proprietà legate a gruppi finanziari. Infine ‘L’Avvenire’ appena si è permesso di sfiorare i governo ha subito un attacco durissimo, perdendo il suo direttore ‘storico’, Dino Boffo, costretto alle dimissioni.
Lo scenario fosco è reso ancor più fosco da un assunto agghiacciante: la ricerca di un ‘Santoro di destra’. I giornalisti, ovvero quei narratori della realtà che dovrebbero raccontare i fatti e ‘controllare’ l’attività del Palazzo per conto dei cittadini sono e debbono essere ‘di parte’ per definizione. Il centrosinistra nomina i suoi, il cento destra fa lo stesso. Ad ogni cambio di governo la Rai è costretta a profondi ribaltoni ed a Mediaset si è arrivati anche a cambiare il marchio di ‘Matrix’, che da ‘rosso’ è diventato ‘blu’, forse perchè il colore iniziale non piaceva troppo o forse perchè persino l’inconscio dei grafici è stato colpito dalla necessità di ‘gratificare” qualcuno che odia quella tinta.
La sottomissione della stampa italiana è un fatto storico, ma i livelli raggiunti in questi giorni non hanno precedenti. La cosa che deve preoccupare è la spudorata impudenza con la quale lottizzatori e lottizzati (vecchi e nuovi) argomentano per i cittadini la necessità di ‘ritrovare’ l’obiettività. Arrivando a sostenere l’incredibile, senza pudore alcuno.
Oggi alcuni cittadini, ridotti al ruolo di tifosi, invece di sapere preparano le bandiere per il ‘derby’. Molti altri delusi rimangono a guardare la ‘partita’ a casa, perchè hanno paura degli stadi. L’inverno si avvicina e forse la stagione più fredda per la democrazia della Repubblica è alle porte.
Roberto Barbera


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