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Allarme: Berlusconi vuole esportare il regime in Europa

Autore: . Data: mercoledì, 2 settembre 2009Commenti (0)

Gravissima presa di posizione del presidente del Consiglio. Stampa italiana e tv minimizzano.

berlusconiHa detto ieri il Cavaliere, riferendosi alle dichiarazioni che i membri della Commissione europea rilasciano quotidianamente: “Si strumentalizzano espressioni di portavoce ,è un problema che porterò sul tavolo del prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo e la mia posizione sarà decisa e precisa. Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio Europeo ove non si determini che nessun commissario europeo e nessun portavoce possa intervenire più pubblicamente su nessun tema”.

E poi Berlusconi ha continuato: “Deve spettare soltanto al presidente della Commissione europea o al suo portavoce intervenire”. “Chiederò – ha aggiunto – che commissari e portavoce di commissari che continuino nell’andazzo di tutti questi anni vengano dimissionati in maniera definitiva”. Il motivo della ‘modiica’ chiesta dal premier è :”Questa è una cosa che non si può più accettare perchè si danno alle opposizioni di ogni Paese delle armi che invece non esistono”.

Questa mattina, invece di essere rilanciata con grande evidenza, l’ultima esternazione del Capo del governo è passata subito in secondo piano. Berlusconi ha chiesto il ‘silenzio stampa’ perchè è ‘irritato a causa delle richieste di chiarimenti fatte dall’Europa sull’ultimo episodio di deportazione di profughi vero la libia operata dall’Italia.

Sull’argomento InviatoSpeciale ha più volte ricordato un fatto: le navi militari, anche in acque internazionali o straniere, sono a tutti gli effetti territorio del Paese del quale battono bandiera, per cui non è legale la pratica del ‘respingimento’ se i migranti imbarcati non vengono prima identificati ed a loro non sono concessi i diritti di legge, primo tra tutti quello di poter chiedere asilo politico.

La violazione delle norme giuridiche, che avrebbe già dovuto indurre inchieste della magistratura (anche militare nei confronti dei comandanti delle unità impiegate nelle deportazioni) al momento è ignorata, mentre quasi tutti i media nazionali confondono l’opinione pubblica sui fatti di cronaca specifica, tanto da indurre un commentatore de ‘Il Corriere della Sera’ a scrivere oggi: “L’Eu­ropa non può più rimandare la definizione di una linea uni­voca e seria sul tema dell’im­migrazione. Non può parlare con mille voci e discordi. Non può costringere alla solitudi­ne l’Italia, Malta, la Spagna, i fronti più esposti e vulnerabi­li. Non può privarsi di una po­sizione comune, collegialmen­te elaborata, ma poi coerente­mente difesa nei suoi princìpi essenziali. Non può non senti­re le frontiere come questio­ne propria piuttosto che dei singoli Stati. Non può prestar­si alle strumentalizzazioni ca­salinghe, ai veti reciproci, alla teatralizzazione politica di contrasti che non abbiano il crisma dell’ufficialità. Non può pensare che le tragedie consumate al largo di Lampe­dusa o a Ceuta e Melilla non riguardino Bruxelles, o Berli­no, o Parigi, e viceversa. L’Eu­ropa non può pensare che continui così all’infinito”.

Il tema dell’accoglienza dei migranti in cerca di lavoro e dei profughi per guerra o in fuga da dittature sono questioni diverse. Un altissimo numero di persone provenienti dall’estero e che raggiungono le coste italiane via mare provengono da Sudan (Darfur), Somalia, Eritrea, Iraq, Afghanistan e tutti questi Paesi, a causa della loro situazione interna, rendono possibile al profugo la richiesta di asilo.

Quando Berlusconi chiede ai membri della Commissione il silenzio (a tutti i membri, anche a quelli che si occupano di trasporti o concorrenza) non vuol solo evitare ‘rumore’ sulle deportazioni, ma imporre un controllo sul diritto di espressione e di critica per non dare “alle opposizioni di ogni Paese delle armi”.

Questo modo di pensare e di agire è contrario ai principi elementari di democrazia, ma sembra che i media italiani siano in larga misura ormai assuefatti alle dichiarazioni del premier e che non colgano la gravità di una cultura politica che ha di fatto già limitato la libertà di stampa in Italia.

I problemi indotti dall’emigrazione verso i Paesi sviluppati da parte di cittadini del Sud del mondo, infine, andrebbero spiegati ai cittadini partendo da un altro punto di vista. La crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie dei ‘ricchi’ ha del tutto annientato quelle dei ‘poveri’ e questo dato, per motivi facilmente comprensibili, ha allargato ultriormente il fenomeno dell’espatrio. Le conseguenze determinate dalla mancanza di un qualsiasi piano organico di ‘gestione’ dell’immigrazione (integrazione, definizione delle possibilità di inserimento lavorativo, assistenza, alloggi, lingua) sono le cause della maginalizzazione sociale degli stranieri e della connessa impressione di insicurezza vissuta dagli italiani.

Il razzismo e la xenofobia, che ormai permenano l’ntera attività del governo italiano, non fanno altro che rendere il fenomeno dell’immigrazione sempre più grave, mentre le spese enormi sostenute per il ‘controllo militare’ del terriorio nazionale, (comprese le enormi somme di denaro versate al governo libico per effettuare le deportazioni sul suo territorio) se dirottate verso strategie di accoglienza ed integrazione potrebbero consentire l’avvio di una politica in grado di rendere la situazione meno difficile.

La ‘campagna d’autunno’ del governo Berlsuconi è cominciata e il suo nodo centrale sarà il tentativo finale di annientare la libertà di informazione. Si spera che i cittadini sappiano comprendere il pericolo.

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