Martedì, 9 Febbraio 2010 - 12:18
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Categorie | cronaca, primo piano

Alitalia, Fiumicino e l’Italia misteriosa

Le strane incongruenze di una vicenda sempre più nebulosa.

alitalia_logoLa ex Compagnia di bandiera continua ad essere un rebus inestricabile. I ‘capi’ della cordata di “eroi” che ha rilevato a prezzi stracciati Alitalia da settimane rassicurano tutti. Ha detto mercoledì scorso il presidente Roberto Colaninno: “Alitalia è stata stabilizzata, lascia il reparto rianimazione, ora è nel reparto risanamento. Abbiamo certificato, noi azionisti, che le cose fatte sono esattamente quelle di cui c’era bisogno”.

Le capacità gestionali del vertice di Cai debbono essere straordinarie, se è vero che solo una settimana fa Giovanni Bisignani, direttore generale della Iata, aveva dichiarato che per il trasporto aereo il 2009 andrà peggio del previsto. Alla fine dell’anno, il comparto mostrerà perdite per 11 miliardi di dollari, con un saldo passivo di 2 miliardi in più rispetto alle previsioni.

Per Bisignani ci si trova in “una crisi peggiore di quella seguita all’11 settembre. Le perdite per l’industria nel 2001-2002 furono pari a 24.3 miliardi di dollari. Ma questo non è uno shock di breve termini. Per recuperare il 15 per cento di perdita di fatturato, ci vorranno, infatti, degli anni”.

Così, forse unica al mondo, Alitalia-Cai è in buona salute, almeno secondo i suoi amministratori. Il potente socio franco-belga di Alitalia, L’Air France – Klm, una delle più grandi compagnie aeree del mondo, non però ha la stessa fortuna. La direzione della Compagnia ha annunciato che ridurrà le proprie capacità del 2 per cento durante l’inverno (a partire da oggi), rispetto all’anno scorso, “a causa di un contesto economico che rimane molto scadente”.

Altro mistero è quello legato alla situazione del personale. I sindacati da mesi minacciano e strepitano per il non rispetto degli accordi di Palazzo Chigi, alcuni scioperi sono stati bloccati dal ministro dei Trasporti con giustificazioni a dir poco ‘bislacche’, il personale si lamenta per le condizioni di lavoro eppure sempre mercoledì scorso Colaninno ha incontrato in un hangar di Fiumicino duemila dipendenti ‘disciplinati’ ed ‘attenti’ ai quali ha fatto sapere che: “Mi sono svegliato di buon umore pensando che sarei venuto a parlarvi, ho una sensazione di grande fiducia”.

Subito dopo l’assemblea coi dipendenti, il rappresentante della ‘finananza creativa’ è andato ad un incontro con la Commissione Trasporti ed ha sentenziato: “Una vocina mi dice che ho fatto bene” e rivolgendosi agli scettici ha domandato: “Perché questa operazione è stata sempre accompagnata dal sospetto di una truffa?” e senza tentennamenti, si è risposto da solo che si è aperta la “fase due”.

Per Colaninno e Sabelli l’obiettivo “salvataggio” è stato raggiunto ed ora si tratta di mettere a punto l’azione commerciale. Anche qui risulta difficile comprendere il senso delle parole dei due manager. Nessuno metteva in dubbio che Alitalia – Cai si sarebbe salvata, anche perchè poche aziende hanno goduto di tante ‘agevolazioni’ quanto quelle riservate alla ‘ex cordata patriottica’. Prime tra tutte il poter comperare pagando quasi nulla, far pagare i debiti ai cittadini e giovarsi della sospensione delle norme antitruist a garanzia della concorrenza?

Ma qual’è la ‘nuova strategia’ di Cai. Dimenticato il mitico ‘Piano Fenice’, rimasto per molti un documento invisibile, adesso Alitalia punterebbe a crescere nella fascia economy e a rubare passeggeri alle low-cost anche nei piccoli aeroporti.

La Compagnia di bandiera, quella che non fu ceduta agli ’stranieri’ di Air France Klm per difendere il tricolore nazionale, adesso vuole lavorare tra Gioia Tauro e Belluno, Frosinone e ed Asti, Taranto e Reggio Emilia?

Forse, di certo c’è quello che ha detto Sabelli: “Conti alla mano, un aumento di capitale non ci serve. Non ci sarà. Non ne abbiamo bisogno, abbiamo tutta la provvista finanziaria per il 2009 e per affrontare uno scenario anche difficile nel 2010″ . Grazie a questa solidità la Compagnia difenderà gli spazi di mercato nella fascia alta e punterà con “un nuovo prodotto” a conquistare aree della fascia bassa.

Per colpire i fortissimi avversari di Ryan Air, Virgin, EasyJet ed altri si traformerà AirOne in low cost. Un tempo, nel gennaio scorso, quando fu completata l’operazione ‘cessione di Alitalia’ si parlava di fusione con la Compagnia allora di Toto, di prodotto di qualità, di competizione per la difesa degli scali italiani al fine di ‘proteggere’ il flusso turistico verso il nostro Paese. Adesso tutto è dimenticato e gli italiani si sono sobbarcati tre milardi di debiti e diecimila cassintegrati per poter volare su una low cost ‘nazionale’.

Ma i ‘misteri’ non si fermano a qui. Secondo fonti francesi Alitalia dalla prossima estate sarà parte della gestione delle rotte atlantiche di Air France – Klm e Delta.

In pratica significa che in cambio di una percentuale sui biglietti i passeggeri italiani saranno imbarcati, portati a Parigi e di là messi su aerei delle altre Compagnie e fatti girare per il mondo. In pratica il nuovo ‘hub’ di Alitalia sarà la capitale francese. In barba all’italianità che portò alla cessione a Cai ed alle interminabili discuscussioni su Malpensa e Fiumicino.

Per concludere il rompicapo dellaeroporto romano. Dopo un’estate di bagagli smarriti, ritardi, proteste e malcontento dei passeggeri Sabelli ha annunciato che sarà mantenuto l’handling e cioè i servizi di terra dello scalo. L’ad di Alitalia Cai ritiene che si tratti di una situazione con “forti limiti strutturali dentro e fuori”, ma ha spiegato che con Aeroporti di Roma, “siamo in piena sintonia per progetto di un terminal unico, il terminal A”.

Alle parole piene di fiducia di Sabelli ha involontariamente risposto un sostenitore della ‘cordata ex patriottica’,  ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, che ha detto: “L’aeroporto di Roma è uno scandalo italiano”, aggiungendo: “Quando si arriva all’aeroporto di Roma si perdono le valigie, o si parte già inquieti. Non c’è confronto con gli altri Paesi. Oggi l’aeroporto di Roma dà un’accoglienza scadente”.

Una situazione senza logica, con dati in contrasto tra loro, dichiarazioni incomprensibili, strategie industriali in continuo mutamento. Ormai da più di un anno Alitalia continua a restare un mistero insolubile.



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