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Affondamenti sospetti lungo le coste di Calabria

Autore: . Data: martedì, 15 settembre 2009Commenti (0)

Il Wwf svela che da oltre dieci anni denuncia il fenomeno .

inquinamento_atmosfericoMichele Candotti, direttore generale di Wwf Italia, ha dichiarato ieri: “Il ritrovamento della nave a largo delle coste calabresi è solo un piccolo spaccato di quel traffico illegale su cui il Wwf richiama fin dal 1997 la necessità di indagare e che coinvolge con molta probabilità una rete internazionale ben organizzata”.

L’esponente ambientalista ha continuato: “Per anni sono stati coperti traffici illeciti i cui responsabili erano ben conosciuti, ad esempio, dalla commissione bicamerale sulla gestione del ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, verità che erano e sono sotto gli occhi di tutti. Quali sono allora le coperture istituzionali che hanno garantito sinora lo svolgimento di questi traffici? Questi sono i temi che devono essere affrontati se si vuole evitare che nei mari italiani o di altre nazioni e in zone franche gestite dai vari signori della guerra vengano usati come pattumiera per i nostri rifiuti tossici di origine industriale”.

Condotti ha richiamato alcuni fatti: “Perfino all’epoca dello tsunami del 2004 che colpì i Paesi del sud-est asiatico, alcune popolazioni della costa settentrionale somala vennero colpite da patologie insolite che lo stesso Unep riferiva a gravi fenomeni di inquinamento provocato dai rifiuti disseppelliti dal maremoto. Sono molte, infatti, le aree dove cercare le navi dei veleni: non solo la Calabria, ma anche la costa ionica e nel mondo le coste dell’Africa orientale, tra cui la Somalia e quella occidentale, come la Sierra Leone, la Guinea. Anche quest’ultimo ritrovamento a Cetraro ci fa capire quanto sia pesante ancora oggi l’eredità di molte attività industriali senza controlli, a partire dalla stessa produzione di energia nucleare e quanto le scelte di oggi, soprattutto quelle energetiche, debbano essere fatte alle luce di ciò che ancora oggi affiora sotto gli occhi degli inquirenti”.

Inoltre in una nota il Wwf ha reso noto: “Sono 10 le domande che il Wwf da oltre 10 anni pone alle autorità, domande alle quali fino ad oggi non è mai stata data risposta. Nei quesiti si ripercorre, infatti, l’intera vicenda che oggi finalmente vede la ribalta mediatica in seguito al ritrovamento della nave affondata al largo di Cetraro, in Calabria”.

L’associazione ha spiegato che “risale infatti al 1997 il primo intervento pubblico del Wwf che richiamava una pericolosa ‘connection’ tra il traffico illecito di rifiuti e la Liguria, in particolare il porto di La Spezia. Da allora il Wwf ha richiamato più volte le stesse commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, a quelle sulla criminalità organizzata, a quelle sui servizi di informazione e sicurezza fino alle commissioni che indagavano sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.

Nella nota rilasciata alla stampa si legge inoltre: “Il Wwf chiede di nuovo di estendere l’indagine anche a terra e ricorda che sempre nella provincia di Cosenza, nei pressi di Amantea, è stata ritrovata una collina contaminata con rifiuti radioattivi. Tra le sostanze presenti le indagini dell’Arpal, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria, hanno confermato la presenza di Cesio 137. Sul sito del Wwf da giorni è stata lanciata una petizione al presidente del Consiglio per chiedere di approfondire le ricerche su quest’area e soprattutto per avviare al più presto le operazioni di bonifica. Qui, nel 2001, un camion proveniente da Caserta sbandò proprio in vicinanza della discarica e si ribaltò. Dal camion fuoriuscirono sacchi e liquidi tossici e la zona venne subito perimetrata per impedire a cittadini e passanti di attraversarla. Non si seppe mai cosa contenevano quei sacchi, nonostante le denunce”.

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