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A Venezia Michel Moore e la crisi Usa

Autore: . Data: lunedì, 7 settembre 2009Commenti (0)

Grande successo di pubblico per il regista americano.

moore-capitalism‘Capitalism’, il nuovo film del cineasta radical statunitense è stato accolto bene anche dalla stampa. L’autore si è scagliato contro le corporation e i banchieri, senza salvare però il potere politico, sia i repubblicani che i democratici.

Moore ha detto ridendo: “La cosa divertente è che in passato i deputati, quando mi vedevano, invece adesso sembra quasi mi vengano a cercare: questo è il primo effetto del cambiamento portato dall’elezione di Obama, ma spero che alcuni di questi, dopo aver visto il film, ricomincino a scappare”.

Durissimo oppositore del governo Bush e sostenitore del presidente afromaericano Barack Obama, Michael Moore non ha nascosto nel suo film che la Goldman Sachs (una delle più influenti banche d’affari nel mondo e “obiettivo” numero uno delle sue critiche) ha contribuito al finanziamento della campagna elettorale del nuovo presidente degli Stati Uniti.

“Gli hanno dato un milione di euro, è vero, ed è giusto che lo sappiano tutti. E voglio che anche Obama sappia che ne siamo al corrente, perchè il fatto di averlo eletto non esclude la nostra volontà di osservare da vicino tutto quello che farà: è un uomo libero, magari con questa mossa hanno pensato di ‘possederlo’, ma non credo che alla fine ci riusciranno…”.

‘Capitalism’ guarda con nostalgia alla figura del Presidente Roosevelt, morto troppo presto per riuscire a realizzare il suo sogno: «I concetti di uguaglianza, giustizia propugnati dal socialismo – ha spiegato Moore- sono gli stessi di cui parlavano Thomas Jefferson e, un pò prima di lui, Gesù Cristo: Marx, che Dio l’abbia in gloria, non si era inventato nulla di nuovo”.

Per quanto riguarda gli aspetti più drammatici dell’attuale situazione economica degli Usa (14.000 posti di lavoro persi ogni giorno, migliaia di famiglie costrette ad abbandonare la propria casa, un forte disagio sociale), il regista confida “nella consueta forza di volontà del popolo americano: nel corso degli anni abbiamo dimostrato di saper fare l’impossibile, abbiamo questo spirito alla Superman, mandiamo uomini sulla Luna, portiamo un afroamericano alla Casa Bianca pur essendo ancora oggi un Paese dove il razzismo è prevalente. Voi, in Italia, riuscireste ad immaginare un presidente del Consiglio, seppure cittadino italiano, ma di sangue etiope?… Berlusconi? Possibile che chiunque incontri mi dica di non averlo votato? Capisco che l’argomento è imbarazzante, e capisco anche perchè molti mi chiedano di venire da voi a fare un documentario: purtroppo non ho il tempo, ma per fortuna a parlare di queste cose già ci pensano personaggi come Benigni e Sabina Guzzanti”.

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