L’offensiva di Berlusconi per nascondere la crisi
Finite ‘le vacanze’ è cominciata la ‘battaglia finale d’autunno’.
In queste ore il giornale di proprietà del fratello del Cavaliere, da poco affidato a Vittorio Feltri, ha lanciato un furioso attacco al direttore del quotidiano della Cei, Dino Boffo. La sostanza delle notizie pubblicate è semplice da sintetizzare: l’Avvenire ha criticato la moralità del premier, ma non ‘poteva’ farlo poichè il suo ‘capo’ è un omosessuale che in passato ha ‘perseguitato’ la moglie di un suo ‘amante’.
Nello stesso momento ‘il Giornale’ ha colpito anche Ezio Mauro, direttore del ‘la Repubbilca’, accusandolo di aver ‘pagato in nero’ per l’acquisto di un appartamento, mentre gli avvocati di Berlusconi hanno annunciato di voler querelare ‘la Repubblica’ ed altri organi di stampa esteri dopo le inchieste sui presunti party frequentati da veline, lettronze, escort avvenuti nelle residenze del presidente del Consiglio.
Il pensiero di Vittorio Feltri è semplice: i “moralisti” non hanno titolo per parlare visto che loro per primi si comporano ‘male’. Intanto Berlusconi smentisce di essere stato a conoscenza di quello che il quotidiano del fratello aveva deciso di pubblicare e difende la ‘privacy’ di Boffo.
Il lettore deve sapere che un giornale viene stampato di sera, dopo le 20 il più delle volte. Ma come si arriva alla rotativa? Intorno alla fine della mattinata si riuniscono i dirigenti della redazione, il redattore capo, i capi servizio, a volte alcuni inviati, insomma chi guida la baracca. In quell’incontro si decide cosa fare per la giornata e si assegnano i compiti. Da quel momento passeranno circa diciotto ore fino a quando la carta stampata raggiungerà le edicole.
E’ legittimo supporre che l’articolo di prima pagina che ha colpito il direttore de ‘LAvvenire’ sia stato annunciato in quella sede, anche perchè era il ‘pezzo forte’ della giornata. Così InviatoSpeciale ha un dubbio da sottoporre ai lettori: è ipotizzabile che dal momento della riunione di redazione fino alla pubblicazione non sia arrivata voce ai collaboratori più stretti del premier che un organo di stampa ‘di famiglia’ stava per lanciare una violentissima accusa contro il direttore del quotididiano dei vescovi italiani?
Sorperende la coincidenza tra gli attacchi a Boffo e Mauro e le azioni legali del premier e preoccupa la teoria in base alla quale ‘tutti sono eguali’ proposta da Feltri. Un presidente del Consiglio che incontra escort in più di una occasione e frequenta persone non ‘totalmente affidabili’ è diverso da un cittadino (direttore di giornale, pompiere o chirurgo) che in base a congetture avrebbero compiuto azioni criticabili.
Non è vero che se tutti sono ‘responsabili’ nessuno è responsabile. Un generale che comanda un esercito non è come un sergente o un soldato sempice. Così se in una osteria il caporale Rossi si trova coinvolto in una rissa la stessa cosa non può accadere al generale Neri, capo di stato maggiore. Ed i motivi sono ovvii.
Nel caso di Boffo, inoltre, i presunti documenti sui quali ‘il Giornale’ ha basato la propria inchiesta hanno un orgine dubbia e potrebbero essere contraffatti. Per la vicenda della casa acquistata da Mauro, poi, le nubi oscurano del tutto l’orizzonte e il quadro appare più confuso che mai.
Nessun dubbio, invece, sulle escort a Palazzo Grazioni, anche perchè fotografie e registrazioni non lasciano dubbi, almeno nel caso della dignora D’Addario.
Il quotidiano dei vescovi ha pubblicato ieri, in taglio basso in prima pagina, una lettera del suo direttore. Boffo si è difeso dall’ “inqualificabile attacco” sferrato da parte del Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi e il corpo redazionale di Avvenire ha espresso “tanta solidarietà ” al direttore “fatto oggetto di un incredibile ed intimidatorio attacco … attraverso una deliberata distorsione tanto della sua vita personale e professionale quanto della verità dei fatti”.
Nella sua ‘difesa’ il direttore del quotidiano della Cei ha denunciato “un killeraggio giornalistico allo stato puro”, portato avanti dal Giornale di Feltri che ha montato “una vicenda inverosimile, capziosa e assurda”. “Siamo, pesa dirlo, alla barbarie”, ha scritto Boffo, aggiungendo: “Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e di disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro”.
In coda alla lettera vengono pubblicate la nota ufficiale con cui la Cei conferma la sua “piena fiducia” al direttore Boffo per l’ “indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.
Quale potrebbe essere il motivo dell’arembaggio contro i giornali ‘non allineati’? Oggi ‘le feste’ sono finite ed arriva un autunno durissimo, con il Pil crollato, decine di migliaia di cassintegrati, disoccupati, precari. Il governo non ha nessuna strategia per contrastare uno dei periodi più duri che il Paese dovrà affrontare e così è necessario alzare cortine fumogene, colpire gli avversari, impedire che la realtà di una situazione al limite del collasso possa emergere, mettendo l’esecutivo con le spalle al muro e Berlusconi in una irreversibile crisi.
Così l’offensiva è partita, ma pensata da apprendisti stregoni. La maggioranza non potra reggere uno scontro col Vaticano di questa portata, perchè al suo stesso interno alcuni non potranno seguire il centro destra sulla strada della rissa. Infatti Bossi si è subito smarcato, affermato che la Lega (il partito orgoglioso delle sue radici ‘celtiche’) è il vero ed unico rappresentante delle ‘origini cristiane’ del popolo italiano. Una lotta all’ultimo ‘santo’ mentre l’economia nazionale avrebbe bisogno di un ‘miracolo’ è l’ultima trovata singolare di una coalizione ormai senza idee.


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