Il disastro di Rai Sport
I telecronisti credono di essere al bar.
C’era una volta una televisione nella quale i giornalisti lavoravano per il pubblico. Mentre nello schermo passavano le immagini loro le raccontavano. Così sapevi quale giocatore stava toccando la palla, quale tennista aveva realizzato un rovescio da manuale, quale maratoneta era inquadrato.
Già per i Mondiali di nuoto di Roma ed adesso per quelli di atletica a Berlino l’allegra brigata degli inviati Rai ha inventato la tv delle chiacchiere. Raramente si riesce a capire cosa accade: l’audio irradia battute, interminabili, sfilze di dati del tutto incomprensibili, commenti su atleti o fatti per nulla corrispondenti alle immagini.
Il salotto che impera nel Paese è approdato anche a Rai Sport. Giornalisti ed atleti si cimentano in arditi e personalissimi viaggi nei ricordi, tra risate, scambi di pareri surreali e manifestazioni di patriottismo. L’obiettività che dovrebbe essere il termine di paragone per valutare un evento sportivo non vale, specialmente quando si parla diconcorrenti italiani.
Durante i recenti campionati di nuoto a Roma uno dei reporter, per motivi suoi personali, aveva in antipatia il supercampione americano Michel Phelps e non mostrava alcun pudore nel manifestare il suo sentimento in ogni modo. La star cinese Guo Jingjing, forse la più straordinaria tuffatrice di tutti i tempi, ha una storia personale assolutamente unica. Bellissima e solare, estroversa e simpatica, è anche ricchissima. Si dice incassi due milioni di euro l’anno dagli sponsor. Il governo cinese vuole prenderle gran parte dei soldi che guadagna, non tollerava la sua undipendenza e l’ha costretta persino ad una specie di esilio e imponendole un’autocritica di stampo staliniano (“Non ho operato seconÂdo le istruzioni dei leader”) perchè i suoi comportamenti non erano ‘accettati’ dai capi di quel Paese senza democrazia. Oggi le sue risposte alle interviste sono ormai monosillabi inespressivi e terrorizzati. Quando volava con la sua grazia meravigliosa saltando dal trampolino del Foro italico nessuno si è ricordato di raccontare per bene la sua vita e neppure quella del campione americano ‘antipatico’, altrettanto singolare come quella della Jingjing.
La recordwoman italiana Federica Pellegrini, una ragazza di 21 anni che parla in terza persona (“oggi ci siamo comportate bene ed abbiamo vinto”), insopportabile nel suo egocentrismo banalissimo non è soggetta a critiche, mentre la sincera e giudiziosa campionessa europea dal trampolino di tre metri Tania Cagnotto (“in piscina facciamo tutti la pipì, spesso non abbiamo il tempo per far diversamente”) è stata presto dimenticata e nessuno dei televisivi nostrani si preoccupa per le dichiarazioni del suo padre-allenatore Giorgio, che lamenta di non poter far spesso competere la figlia per “mancanza di soldi”.
Un tempo, quando cominciavano le gare e i registi mostravano i concorrenti e i telecronisti li indicavano per nomi e cognomi. I telespettatori imparavano ad associare i volti, le nazionalità , i colori delle divise delle nazioni partecipanti alle competizioni. Oggi si ‘lavora’ in modo diverso. Una saltatrice sta partendo per la sua prova, ma si parla di lancio del peso. La corsa straordinaria di una fantastica giovane donna keniana a Berlino illumina lo schermo e gli altoparlanti del televisore fanno sapere agli abbonati italiani i tempi di una qualche performance ottenuta da un connazionale nel lontano 1976 in una competizione passata assolutamente irrilevante.
La tragedia dell’informazione politica, la catastrofe di quella che riguarda la cronaca e la situazione disastrosa di quella sportiva in tv (non solo in quella pubblica) sono aspetti preoccupanti di una crisi alla quale sarà difficile porre rimedio. Quanti anni saranno necessari, infatti, per insegnare di nuovo le regole del giornalismo a chi non le conosce?


Concordo su quanto espresso nell’articolo. Il modo con il quale vengono commentati alcuni avvenimenti sportivi sulle reti rai è diventato davvero stucchevole. Mi riferisco in particolare al commento “tecnico” delle partite della nazionale di calcio sempre ovvio, lagnoso e cantilenante; a quello delle gare di atletica che più che un commento, appare uno sfoggio disordinato di sapienza sportiva (molto velleitario), il quale anzichè aiutare lo spettatore lo confonde e lo disturba e quello delle gare di nuoto che ha le caratteristiche da Voi assai bene descritte. Credo sia il risultato nefasto della politica del “volemose bene” cche finisce per rendere tutto noioso e autoreferenziale. Peccato che siano questi gli eredi di Carosio, Ciotti, Martellini e tanti altri bragvissimi che hanno saputo accompagnare, in ben altro modo,le nostre emozioni.
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