Ancora deportazioni verso la Libia
Il governo continua a violare le leggi internazionali.
Un nuovo episodio di deportazione in Libia è stato deciso ieri dal governo italiano nei confronti dei 75 migranti, tra i quali 15 donne e tre minori, a bordo di un gommone che era stato intercettato in mattinata al di fuori delle acque territoriali, a circa 24 miglia a Sud di Capo Passero
Le motovedette italiane sono intervenute quando hanno visto che l’imbarcazione, che era stata “assistita” in precedenza da un’unità militare maltese prima di proseguire la sua rotta verso Nord, si stava dirigendo “inequivocabilmente» verso le coste della Sicilia sud orientale. Tranne un immigrato con alcune costole rotte, che dopo un controllo del medico è stato trasferito a Pozzallo (Ragusa), tutti gli altri sono stati trasbordati su un pattugliatore d’altura della Guardia di Finanza e costretti a raggiungere il suolo libico.
Secondo le prime informazioni i migranti erano in maggioranza somali o comunque provenienti dal Corno d’Africa, dunque nelle condizioni di richiedere asilo a causa della situazione di guerra nel quale sono costretti nei propri Paesi. Si tratta dell’ l’ennesimo episodio di deportazione in violazione delle leggi internazionali compiuto dal governo italiano.
Silvio Berlusconi ha commentato: “Noi rispettiamo tutte le leggi. Se vogliamo davvero procedere ad una politica vera di integrazione, dobbiamo essere rigorosi per non aprire l’Italia a chiunque”.
Le parole del premier non sono corrette, poiche anche dal punto di vista formale le imbarcazioni militari, ovunque siano, sono da considerarsi territorio nazionale e per questo motivo una volta imbarcati i migranti sono formalmente in Italia e per questo motivo, profughi politici o no, debbono essere accolti e le loro posizioni personali valutate dagli organismi competenti.
Allarmante il silenzio quasi totale delle forze politiche sul fatto.


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