Tangenti anche nel restauro
Il fenomeno delle mazzette è diffuso, ma sembra non interessare i media, che ne parlano sempre meno.
Un giro di tangenti da milioni di euro per ottenere gli appalti per il restauro di alcuni dei più prestigiosi siti architettonici di Napoli e provincia, tra cui il Castello di Baia e il teatro del Palazzo Reale.
Centro e perno di tutte le attività illegali Enrico Guglielmo, attuale soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Caserta e Benevento, all’epoca soprintendente per i beni architettonici di Napoli, arrestato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli per i reati di associazione e delinquere, corruzione, turbativa d’asta e falso ideologico.
Dalle indagini è emerso che dal 2003 al 2007, Guglielmo ha sistematicamente favorito nell’aggiudicazione degli appalti un cartello di imprese specializzate nel settore dei beni culturali legate direttamente o direttamente a Luigi Lucci, colpito dalla stessa misura cautelare dell’ex soprintendente con l’accusa di corruzione.
Grazie alle manovre di Guglielmo, l’imprenditore napoletano ha goduto di una stabile egemonia nelle aggiudicazioni e negli affidamenti degli appalti nella zona dei Campi Flegrei.
In particolare, nella gara per il restauro e la valorizzazione del Castello di Baia (bandita nel 2002 per un importo di oltre 12 milioni di euro). In altre occasioni, invece, Guglielmo ha consentito che imprese riconducibili a Lucci partecipassero alle stesse gare per l’aggiudicazione di lavori: ad esempio, la gara relativa al Real Albergo dei Poveri di Napoli e l’appalto per il Sito Reale Borbonico di Portici.
Per quanto riguarda le cifre intascate da Guglielmo per favorire le imprese di Lucci, certa è l’erogazione in suo favore di circa 40mila euro. Cifra che è poi stata utilizzata dall’ex soprintendente per coprire parte del costo di una barca di lusso, ‘Geni 4′, acquistata a Catania e intestata alla moglie, Renata Cantilena.
Ma le interferenze di Guglielmo non hanno riguardato solo gli appalti alle società : l’ex soprintendente, infatti, interveniva anche nelle procedure di gara per l’affidamento di determinati incarichi professionali.
Due i casi più eclatanti, l’affidamento dell’incarico di “responsabile per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori di adeguamento del sistema antincendio del Palazzo Reale di Napoli”; e quella per l’affidamento dell’incarico di “coordinamento per la sicurezza dei lavori di restauro del Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli”.
In relazione a queste attività illegali, Guglielmo ha ricevuto dei compensi attraverso l’emissione di fatture per prestazioni inesistenti da parte di una società di servizi di cui il soprintendente è risultato socio occulto.
Dalle intercettazioni eseguite durante l’inchiesta emerge anche una telefonata – rimasta senza seguito – di Guglielmo a Luca Cordero di Montezemolo, per chiedergli di intercedere con l’allora ministro Rutelli al fine di essere nominato Direttore regionale per i beni culturali della Campania: una conversazione che per gli inquirenti non ha risvolti penali, motivo per cui nè Rutelli nè Montezemolo risultano indagati.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche il nipote di Guglielmo e un collaboratore esterno, entrambi agli arresti domiciliari, e sette architetti cui è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare la professione.


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