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Sempre più crisi

Autore: barbera. Data: venerdì, 3 luglio 2009Commenti (0)

Schizza a livelli record il rapporto deficit-Pil.

crisiNel primo trimestre dell’anno, rileva l’Istat, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil è stato del 9,3 per cento, il valore più alto dal 1999, anno in cui l’istituto ha iniziato la serie storica. Nei primi tre mesi del 2008, invece, il disavanzo pubblico è stato del 5,7 per cento, mentre nel quarto trimestre dell’anno scorso è stato del 2,6 per cento.

Per l’Istituto di statistica, nei primi tre mesi del 2009 le entrate totali sono diminuite del 2,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un’incidenza sul Pil del 39,9 per cento, mentre era al 39,8 nello stesso trimestre del 2008.

Le uscite totali, invece, sono aumentate del 4,6 per cento su base annua e il loro valore in rapporto al Pil è salito al 49,2 per cento, dal 45,6 dei primi tre mesi dell’anno scorso..

Un bilancio disastroso, che ogni giorno aggiunge un nuovo tassello alla sciagura. Il governo nasconde la sua incapacità ad affrontare la crisi ed i media non danno rilievo alle notizie, anche perchè questi argomenti non portano lettori.

Dai sindacati all’opposizione è un coro di critiche. Per la Cgil “il governo spende male”. La replica della maggiornaza è singolare: “È stato gestito un anno durissimo”, come se questo fosse sifficiente a giustificare la catastrofe.

Il sindacato ha chiesto “interventi mirati” per superare il difficile momento. La situazione dei conti pubblici è il riflesso di una crisi più ampia. I dati di ieri, ha spiegato il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale, “confermano che il deficit cresce fuori misura se non si mettono in campo misure anti-recessive in linea con i provvedimenti varati in tutti i maggiori paesi industrializzati”.

Per il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, il dato sul deficit è “preoccupante” e “occorre fare di tutto con interventi mirati a favorire un aumento delle entrate attraverso un recupero dell’evasione fiscale ed un aumento dei salari e delle pensioni”.

Il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, ha parlato di “dati oggettivamente molto preoccupanti”. Per il sindacalista servono “politiche anticicliche, evitando sovraccarichi di allarmismo”.

Durissimo il commento dell’ex vice ministro dell’Economia e delle Finanze Vincenzo Visco: “La situazione è pessima e sono moltissime le cose che il governo avrebbe dovuto fare e non ha fatto”. Sergio D’Antoni del Pd ed ex segretario generale della Cisl ha attaccato “il cosiddetto rigorismo tremontiano; con l’alibi del deficit il ministro dell’Economia in un anno non ha fatto nulla per tutelare l’occupazione e per difendere il potere d’acquisto dei cittadini. Oggi questo argomento si rivela – ha sottolineato D’Antoni riferendosi al dato Istat sull’indebitamento – per quello che è: uno squallido paravento”.

Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione ha parlato di “politiche negative”, mentre per Michele Vietti “il governo deve prendere atto della dura realtà”.

Ignazio La Russa, ministro della Difesa, per superare uno scenario così cupo, ha idee bislacche. Ignorando la situazione delle famiglie italiane ha proposto: “Per rilanciare i consumi e uscire dalla crisi servono comportamenti virtuosi dei cittadini non intaccati dalle difficoltà di questi ultimi mesi”.

Il ministro ha aggiunto: “Al di là dei dati e della loro valutazione è certo che questa crisi, di cui non siamo responsabili, ancora non passa. Ma è anche certo, per fortuna, che ha smesso di cadere perpendicolarmente e che quindi si può incominciare a immaginare la ripresa”.

Rimane misteriosa la responsabilità della situazione delle finanze italiana, così come è poco chiaro chi siano i cittadini ai quali ha chiesto “comportamenti virtuosi”. Poi La Russa ha concluso: “Tocca al Governo, da un lato, offrire tutte le condizioni affinchè questa ripresa possa arrivare al più presto e, dall’altro, dare segnali di ottimismo. È giusto preoccuparsi, e lo stiamo facendo, per coloro che potrebbero avere un danno dalla crisi, ma è altrettanto giusto dire a coloro che non hanno nulla da temere dalla crisi, come i dipendenti pubblici a contratto a tempo indeterminato o ai dipendenti privati di aziende che non rischiano di chiudere che devono avere un comportamento virtuoso e continuare a spendere come in passato”.

Non è noto se La Russa conosce la media degli stipendi delle ‘categorie senza problemi, alle quali si è rivolto invitandoli a ‘spendere’.

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