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Sartori al ‘El Pais’

Autore: barbera. Data: mercoledì, 1 luglio 2009Commenti (0)

Il politilogo ha rilasciato una interessante intervista al quotidiano spagnolo. Nella quale parla di Italia, Berlusconi e del futuro.

giovanni_sartoriGiovanni Sartori (Firenze, 1924) è uno dei pochi intellettuali italiani a pronunciarsi sulla valanga di rivelazioni sui festini con sesso e droga che è franata sul premier, Silvio Berlusconi. Sartori ha pubblicato due mesi fa un libro dal titolo profetico, Il Sultanato, una raccolta di suoi articoli per Il Corriere della Sera. Lo scettico Sartori scarta l’eventualità che gli scandali possano avere un costo politico per il sultano. “Se si dimette, lo processano, quindi non può cadere. Il suo partito mangia dalla sua mano, ed anche la chiesa. E gli italiani non sanno che succede perché si informano solo attraverso la televisione”, afferma.

Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.

Risposta: Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.

D. In cosa assomiglia ad una dittatura?

R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Gli calza a pennello l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l’essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.

D. È rimasto sorpreso dagli usi dell’harem?

R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.

D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”.

R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.

D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?

R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: “Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò”. Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell’attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.

D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.

R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.

D. Il suo partito non gli crederà.

R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l’interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L’unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande “magna magna”.

D. E Fini?

R. Fini è in pensione. Con l’integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.

D. Ma l’immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.

R. Nel ’94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.

D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.

R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: “Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l’80% degli italiani si informa attraverso la televisione”. Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.

D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?

R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita… È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos’è la chiesa.

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