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Reato di immigrazione, cominciano i pasticci

Autore: . Data: lunedì, 6 luglio 2009Commenti (0)

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, si è accorto che decine di migliaia di badanti rischiano l’espulsione.

migrantiGiovanardi ha chiesto la regolarizzazione attraverso un provvedimento d’urgenza simile alla regolarizzazione attuata nel 2002, prima dell’entrata in vigore della legge Bossi-Fini, per i migranti che sono in Italia senza permesso di soggiorno, ma con un rapporto di lavoro in corso.

L’obiettivo è gestire l’emergenza per colf e badanti, oggi ‘fuorilegge’ grazie alle nuove norme sulla ‘sicurezza’. Per il sottosegretario “le nuove norme sulla sicurezza saranno efficaci soltanto se accompagnate da un provvedimento indirizzato agli extracomunitari già in Italia con un rapporto di lavoro in essere che non possono trasformare in contratto di lavoro in quanto irregolari. Come responsabile delle politiche familiari di questo governo, chiedo al presidente del Consiglio di mettere all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri un provvedimento d’urgenza, come quello che funzionò benissimo nel secondo governo Berlusconi, soprattutto per quanto riguarda l’emergenza colf e badanti”.

I guasti prodotti dalla normativa razzista del governo riguarderebbero non meno di 500mila persone. Il dato è stato diffuso da alcune delle organizzazioni impegnate per i diritti degli immigrati, come la Caritas Italiana e le Acli-colf. L’ultima possibilità per la messa in regola delle badanti è dello scorso anno, il decreto flussi 2008 che appositamente ha previsto l’ingresso per 105.400 collaboratrici familiari. Il provvedimento si aggiungeva alle richieste presentate nel 2007, sempre nell’ambito delle quote annuali dei lavoratori extracomunitari, che per colf e badanti erano state oltre 420 mila su complessive circa 750 mila richieste.

Secondo una recente indagine delle Acli-colf, la metà della categoria lavora in nero. Nel nostro paese si contano 600 mila lavoratori domestici regolari, ma considerando il sommerso se ne contano almeno il doppio. Fra le colf e badanti regolari, il 78,7 per cento sono straniere. Le donne sono l’87 per cento fra i lavoratori stranieri, il 96 fra gli italiani. Il 20 per cento proviene dalla Romania, il 12,7 dall’Ucraina, il 9 circa dalle Filippine e il 6 dalla Moldavia. Seguono Perù, Ecuador, Polonia e Sri Lanka, con percentuali che vanno dal 3,6 al 2,8 per cento e rappresentanze minori di numerosi altri Paesi.

La proposta di Giovanardi non è piaciuta al capogruppi del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, uno dei pasdaran dell’intolleranza, che ha ribaattuto: “La legge sulla sicurezza è ottima. Gli italiani sono con il governo. Non bisogna drammatizzare alcuni dettagli. Chi lavora onestamente nelle case troverà attenzione. Del resto nessuno sta assumendo iniziative nei confronti di chi assiste davvero gli anziani. Ci sarà modo di affrontare il problema, anche usando la legge Fini-Bossi e i decreti sui flussi di ingresso programmati. L’importante era sancire il reato di ingresso clandestino, colpire furti e rapine, rendere più certo il carcere duro per la mafia e avere altre norme contro le cosche. Del resto – ha aggiunti Gasparri- senza sanatorie e senza confusione, si può ragionare. Ma ricordando che nel passato leggi deboli venivano usate per spacciare per mogli e badanti persone sfruttate da gang criminali e vittime del traffico di persone. Ora è il tempo della legge e dell’ordine. Le eccezioni non saranno ammesse a fini strumentali e potrebbero essere appunto eccezioni, ferma restando la regola della legalità. E Don Ciotti eviti di diventare blasfemo”.

Alle considerazioni di Gasparri sull’efficacia dell’azione complessiva del governo conto la mafia fanno riscontro le parole del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, giudice nel primo maxi-processo contro Cosa Nostra, riferite al provvedimento del ministro delle Giustizia Alfano in via di approvazione: “La legge sulle intercettazioni così com’e’ rende difficile l’uso di uno strumento fondamentale per la lotta a certe forme di criminalita’ organizzata”.

Il procuratore Grasso ha aggiunto di essere “contrario alla separazione delle carriere tra giudici e magistrati” ed ha sottolineato come “comportarsi bene sia un problema di coscienza”. Il procuratore ha lamentato l’azione dei ministeri della Giustizia e dell’Economia che prevedeno il blocco delle password con cui le Procure potevano avere notizie dell’esistenza dei conti bancari della malavita organizzata: “Senza quelle password – ha affermato Grasso – l’acquisizione dei dati è molto rallentata”.

Secondo il procuratore antimafia nel perseguire i rapporti tra politica e cosche “bisogna avere buone probabilità sull’esito positivo del processo, altrimenti si rischia l’effetto boomerang”. Sulla morte di Facone, insieme al quale Grasso doveva essere in macchina il giorno che fu assassinato, ha aggiunto: “Sul movente e sui mandanti il quadro non è completo. Credo ci fosse qualcun altro oltre alla mafia ad avere interesse per la morte di Falcone”.

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