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Razzismo a Milano

Autore: . Data: mercoledì, 22 luglio 2009Commenti (0)

Un cittadino straniero discrminato dall’Atm ottiene giustizia. La lega dice:  “I giudici vadano in Marocco”.

razzismo-manifestoPer un regio decreto del 1931 è previsto l’obbligo di cittadinanza italiana o europea per poter lavorare nel trasporto pubblico, così  Mohamed Hailoua, marocchino, non era stato assunto nell’Azienda dei trasporti milanese.

Lui si era rivolto alla magistratura e il Tribunale del lavoro di Milano ha parzialmente accolto il suo ricorso, ordinando all’Atm di “rimuovere la richiesta di cittadinanza italiana o europea tra i requisiti per l’assunzione”.

A sostenere Hailoua c’erano l’associazione Studi giuridici sull’immigrazione e “Avvocati per niente”. Nel mortivare la decisione i giudici hanno sostenuto che il comportamento dell’azienda era stato “discriminatorio” ed hanno ordinato “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici”.

Fin qui la vicenda era ‘normale’, ma a renderla subito inquietante ci ha pensato l’eurodeputato e capogruppo della Lega al Comune di Milano, Matteo Salvini. Diventanto noto er aver proposto l’aparheid nei vagoni della metropolitana, con la separazione dei posti tra italiani e stranieri, il politico padano ha commentato la decisione dei giudici: “La sentenza del Tribunale del lavoro di Milano sul caso del marocchino che pretendeva di guidare un mezzo dell’Atm è aberrante. È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino. A Milano i mezzi pubblici dovranno essere guidati solo da cittadini italiani – ha proseguito Salvini – Chiamerò immediatamente Catania (presidente di Atm n.d.r.) perchè Milano e i milanesi siano rispettati e tutelati e gli fornirò centinaia di curricula di aspiranti autisti lombardi”.

Il sostengno a tesi razziste e discriminatorie da parte di aderenti alla Lega continua, senza che atteggiamenti di questo tipo vengano non solo sanzionati, ma impediti per il pericolo sociale che comportano. Il rischio di influenzare reazioni aggressive nei confronti di cittadini stranieri, infatti, non sfugge.

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