Qualche dubbio sulla colpevolezza del presunto stupratore
L’avvocato di Bianchini suggerisce alcuni interrogativi.
“Potrebbe trattarsi di un errore, potrebbe trattarsi di un caso come quello della Caffarella”. Lo ha affermarmato l’avvocato Giorgio Olmi, legale di Luca Bianchini, l’uomo accusato di aver compiuto una serie di stupri nella capitale.
“Bianchini ha chiesto personalmente di rifare il test del Dna in sede di incidente probatorio – ha aggiunto il penalista – condivido queste scelte e mi lascio guidare dalla sua difesa. Se là il Dna venisse confermato sarebbe la prova che ci troviamo di fronte a un pazzo. Il mio assistito è un conoscitore della procedura penale e vuole che la prova del Dna venga accertata nel contraddittorio delle parti per dimostrare la sua innocenza di cui lui è certo. Altrimenti sarebbe un folle”.
Il pensiero dell’avvocato è largamente condivisibile, perchè davvero non si spiega la convinzione con la quale l’accusato difende la propria estraneità ai fatti in presenza di strumenti di indagine che non permettono errori. Anche nel caso della Caffarella si parlò troppo presto di test del Dna compatibile ed addirittura ci furono due riconoscimenti da parte delle vittime della violenza poi smentite.
In merito all’ipotesi che Bianchini possa compiere un gesto estremo il penalista ha detto: “Se uscirà dal carcere sarebbe comprensibile un suo gesto di disperazione, visto che dalla stampa ha appreso delle minacce che gli sono state fatte su Facebook. Ora però mi è sembrato molto combattivo nel voler dimostrare la sua innocenza”.
Per quanto concerne il rapporto di Olmi con Bianchini, l’avvocato ha detto: “Ci siamo conosciuti tre o quattro anni fa all’Eur, quando studiava giurisprudenza, ne è nata un’amicizia e una grossa stima. Parlavamo di sport e di politica e so che anche al circolo del Pd ha parlato preoccupato dei recenti fatti di cronaca sugli stupri. Luca era fidanzato da qualche anno con una donna della sua stessa età separata dal marito, so che ogni tanto lei e Luca avevano delle discussioni”.
Una spiegazione anche per il ritrovamento nell’appartamento dell’indagato di una pistola elettrica: “È una scacciacani, circa tre anni di giorno fa fu morso da un branco di cani, fece causa e io lo assistetti. Si rivolse a un giudice di pace perchè i cani saltarono dal recinto di un giardino all’Eur”.
I media si stanno intanto lanciando in analisi sulla personalità del presunto colpevole, spesso rasentando l’incredibile. La cautela, la necessità di salvaguardare in casi di qeusto tipo la vita degli indagati sembra non interessare tg e giornali, stranamente ‘garantisti’ quando si tratta di politici o personaggi pubblici.


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