Pdci, il giornale chiude. Per un mese
Per affrontare la crisi, in seguito alle rovinose sconfitte elettorali, “Rinascita” sceglie la vacanza forzata. Giornalisti in assemblea permanente: “Troppa improvvisazione, mai visto un piano industriale”
La sinistra italiana non perde occasione per far discutere di sé (di solito in termini poco lusinghieri).
Dopo che le cronache hanno raccontato dell’imminente avvio degli ammortizzatori sociali al quotidiano “Liberazione”, organo di Rifondazione comunista, per provare a tamponare gli effetti della crisi che si è abbattuta sul giornale, pare che anche i “cugini” del Pdci stiano iniziando a discutere misure da intraprendere a proposito del loro settimanale.
Con un bizzarro comunicato stampa diffuso ieri, il direttore del giornale, Manuela Palermi, ha annunciato che “Rinascita” chiuderà per tutto il mese di agosto, visto che i tracolli elettorali del 2008 (Politiche) e 2009 (Europee) “come è naturale comportano sacrifici e risparmi”.
Forse per tener fede al suo lontano passato di sindacalista, Palermi si è premurata di specificare che “tale identica comunicazione è stata fatta oggi al Comitato di redazione (il sindacato interno, ndr) del settimanale”.
I giornalisti non l’hanno presa bene, per vari motivi. Intanto perché la comunicazione della misura d’urto sarebbe stata annunciata in redazione come “cessata attività” (per un mese) e temono comprensibilmente possa preludere ad una chiusura definitiva.
Inoltre il fatto che la decisione sia stata assunta come “naturale” conseguenza all’insegna dei sacrifici contrasta con la mancata presentazione, fino ad ora, di un piano editoriale da parte della direzione del giornale. Nonostante sia stato più volte richiesto.
“Certo è – ha scritto l’assemblea dei lavoratori di “Rinascita” e “Rinascita on line” in una nota diffusa dalle agenzie – che la ricetta uscita dal cilindro della direzione presenta forti elementi di improvvisazione nonché una disinvoltura nelle relazioni sindacali che non può non essere stigmatizzata. Da tempo si parla di apertura dello stato di crisi del giornale. Se ne è parlato immediatamente dopo le deludenti elezioni politiche del 2008 e la situazione si è aggravata dopo le recenti elezioni europee. Non ci siamo mai chiamati fuori dai sacrifici: a fronte di una richiesta avanzata dal consigliere delegato – si legge ancora – abbiamo rinunciato (a partire da giugno 2008) a una quota dello stipendio mensile, ovvero ai buoni pasto e abbiamo sostenuto la riduzione della foliazione del settimanale da 32 a 24 pagine. A febbraio del 2009 è stato inoltre interrotto il rapporto di collaborazione con due colleghe”.
I dipendenti di “Rinascita” e “Rinascita on line” aggiungono di non essersi “mai sottratti all’ipotesi di studiare, assieme alla direzione, un serio piano di ristrutturazione che permettesse di salvaguardare testate e livelli occupazionali. Abbiamo più volte proposto misure che avrebbero consentito forti risparmi senza incidere sulla qualità del prodotto giornalistico e sull’organico. Nonostante diversi solleciti, la direzione ha sempre preso tempo. Fino alla comunicazione di oggi: non ci sarebbero soldi per andare in stampa nel mese di agosto e forse nemmeno per gli stipendi”.
La nota si conclude considerando “inaccettabile la decisione assunta dalla direzione del giornale, perciò convochiamo l’assemblea permanente dei lavoratori e chiediamo di essere coinvolti da subito in un serio piano industriale, di cui finora non vi è traccia e ci riserviamo ulteriori azioni di lotta”.


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