Pd, tesseramento gonfiato e Grillo “ostile”
Le tessere si moltiplicano in modo sospetto, ma al comico genovese l’iscrizione viene rifiutata.
In una zona ad alto rschio di infiltrazioni camorristiche, il napoletano, qualcosa sebra non funzionare per il Partito democratico. Secondo una ricerca elaborata dal consigliere regionale, Michele Caiazzo, sui risultati elettorali di giugno in provincia di Napoli il partito in alcune aree è stato votato solo da una parte dei suoi iscritti.
Secondo lo studio lo studio la differenza tra i voti ricevuti dal Pd alle provinciali e alle europee in ciascuno dei 91 comuni della provincia di Napoli e nelle 10 municipalità del capoluogo, registra un valore positivo solo in 10 casi: Ischia (+ 1.670), S. Sebastiano al Vesuvio (+ 926), Striano (+ 618), Frattamaggiore (+ 571), Casamicciola Terme (+ 393), Barano d’Ischia (+ 105), Lacco Ameno (+ 96), Massa di Somma (+ 63), Massalubrense (+ 60) e Sant’Agnello (+ 46).
In tutti gli altri Comuni il Pd ha ricevuto meno voti alle provinciali, con differenze superiori ai 2.500 voti registrate a Torre del Greco (- 3.716), Castellamare di Stabia (- 2.871), Pozzuoli (- 2.692) e Portici (- 2.625). Se anziché la differenza tra voti ricevuti alle provinciali e voti ricevuti alle europee, si considera quella tra le rispettive percentuali, la classifica dei Comuni in cui tale differenza è negativa cambia sostanzialmente: al primo posto c’è Casamarciano (- 29,91), seguito da Cimitile (- 24,83), Saviano (- 22,58), Roccarainola (-17,39).
Per Caiazzo “i dati evidenziano alcuni casi-limite paradossali. Ci sono infatti Comuni dove i voti ricevuti dal Pd sono inferiori al numero di iscritti (ciò avviene per le elezioni europee a Visciano; per le provinciali, oltre che a Visciano, a Casamarciano, San Giuseppe Vesuviano e Pimonte), e Comuni in cui per ogni iscritto il Pd registra oltre 60 voti. Ci sono troppi Comuni in cui ci sono masse di iscritti e urne semivuote, e tante realtà in cui c’è una discreta simpatia degli elettori per il progetto democratico ma mancano i militanti. Il Pd deve, necessariamente ed urgentemente, confrontarsi sui meccanismi di selezione delle candidature; sulle le finalità del tesseramento e, quindi, sulla la funzione degli iscritti e sulle forme di democrazia interne al partito. Ci sono realtà in cui infiltrati si iscrivono (o vengono iscritti) al Pd non perché credono nel progetto ispiratore, ma perché danno peso a questo o quel gruppo”.
Secondo il parlamentare Daniele Marantelli, vicino all’ex segretario Veltroni, in Campania “prima il tesÂseramento procedeva col pasÂso sicuro degli alpini, ora il passo mi pare sia quello di Ben Johnson” e Caiazzo ha aggiunto: “Ci sono troppi vomuni in cui abbiamo masse di iscritti e urne semiÂvuote. Ci sono infiltrati, persoÂne che sono iscritte al partito per decidere le cose”.
Nella regione il Pd possiede ben un decimo di tutti gli iscritti nazionali: 67 mila su 550 mila ed il problema dei tesserati fantasma non si limita solo ai comuni citati. Caiazzo ha insistitto: “Anche dove le preferenze sono state uguali ai tesserati, o di poco superiori, è chiaro che il tesseramento non ha seguito logiche cristalÂline. Significa che non tutti gli iscritti si sono impegnati. Se non lo hanno fatto, evidenteÂmente, è perché è stata tesseraÂta anche gente solo per camÂbiare gli equilibri interni al Pd”.
Il fenomeno campano potrebe non essere circoscritto a quella regione, ma al momento non esite alcuno studio che possa realmente fornire un quadro genrale della situazione e del rapporto tra elettori, iscritti e gruppi di potere interni.
Lascia perplessi comunque la deriva ‘formale’ con la quale, ignorando la realtà , i dirigenti del Pd hanno negato la tessera a Beppe Grillo. Trasformando un problema politico molto serio in una questione formale i leader del partito hanno mostrato per l’ennesima volta la loro debolezza.
Nella serata di ieri la commissione nazionale di garanzia del Partito democratico ha confermato all’unanimità che non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell’anagrafe del Pd poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd.
Però il comico genovese potrebbe non abbandonare il suo ‘assalto alla diligenza’. In mattinata aveva lanciato un appello alla rete. Sul suo sito era comparso un grande banner rosso con la scritta “Beppe Grillo segretario del Partito democratico”. Clikkando si è indirizzati sul post che spiega i motivi della candidatura, nel quale campeggia una foto del ‘pretendente’ travestito da Karl Marx ed un percorso gudato dal titolo “Sostieni la mia candidatura in due mosse”. La prima: “Se non lo sei, segui le istruzioni sul sito del Pd”. La seconda: “Scarica il modulo di sottoscrizione della mia candidatura, compilalo in ogni sua parte, firmalo e spediscilo via fax al numero 02-40708788″.
Sulla decisione dei ‘garanti’ ha detto: “Abbiamo una commissione di garanzia? E chi sono? Io ispiratore di un movimento ostile al Pd? Ma come faccio a essere ostile se il Pd non c’è… Io vado avanti, sto facendo le primarie, chieda a loro che cosa vogliono fare, se li conosce”.
Il quotidiano dei vescovi ‘l’Avvenire’ in un editoriale ha affrontato il tema del Partito democratico e dell’azione del ‘gustatore’ Grillo. Per il giornale “se oggi un dileggiatore professionale del Pd (Grillo, ndr) può proporsi di diventarne segretario è perchè nei suoi confronti non è stata condotta una critica seria quando era ora”.
Per quanto riguarda Marino, il quotidiano dei vescovi ha ricordato le “difficoltà a far emergere le questioni politiche in un confronto netto e chiaro che «lascia spazio a chi propone prospettive parziali e quasi monotematiche come quelle sostanzialmente favorevoli all’eutanasia sostenute” dal cardiochirurgo. “Sembra che si vada – ha osservato l’Avvenire – verso un partito che non riesce a sciogliere in modo comprensibile e secondo il principio maggioritario le alternative che si pongono su questioni tipicamente politiche. Non c’è da rallegrarsi nemmeno da parte della maggioranza, di una deriva confusa e inconcludente per la maggiore forza di opposizione”.
Le tesi del giornale cattolico sembrano riassunte perfettamente in una laconica affermazione del segretario in carica Franceschini: “Ci mancava solo Grillo”. Ma il teatrino continuerà , c’è da scommeterci.


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