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Pd: anche Marino si iscrive al campionato

Autore: . Data: lunedì, 6 luglio 2009Commenti (0)

Il partito è senza strategia politica, ma in compenso i pretendenti alla segreteria aumentano.

ignazio-marinoIl medico e senatore Ignazio Marino ha lanciato la sua candidatura ed ha spiegato la sua volontà di battersi per “l’Italia civile”, in nome della ‘laicità’ e della ‘meritocrazia’, non per l’eguaglianza ed eguali chances per tutti, anche per chi il merito non può guadagnarselo perchè non gli viene offerta nessuna opportunità per farlo.

Così con il segretario in carica, l’ex dc Franceschini e il ‘socialista’ Bersani adesso c’è anche il cattolico-liberal Marino. Il chirurgo ha una lunga frequentazione degli Stati Uniti e sembra di leggere in alcune delle sue intenzioni molte delle ispirazioni che fanno parte del bagaglio culturale di una parte della borghesia democratica statinitense, per la quale la solidarietà umana, i diritti civili, l’impegno sociale sono parte del bagaglio politico personale.

Intorno a lui si sono concentrati alcuni settori eterogenei del Pd, che tuttavia sembrano culturalmente molto lontani dal senatore-medico. Non tutto è ancora chiaro sull’equpe che sosterrà il ‘terzo’ candidato, ma sembra ci sarà Goffredo Bettini, un dinosauro della politica, cresciuto tra i ‘romani’ della Fgci, l’organizzazione giovanile del Pci, a fianco di Vetroni e durante il periodo in cui Massimo D’Alema ne era segretario.

Bettini alle ultime elezioni europee, secondo i ben informati, era interessato al posto di capolista nell’Italia centrale, quando il posto gli fu soffiato da David Sassoli, un giornalista del Tg1. La cosa non gli è andata giù e così da braccio destro dell’ex segretario Veltroni è diventato un oppositore di Franceschini, ritenendolo forse responsabile della perdita del ‘posto’. Secondo il quotidiano ‘l’Unità’ avrebbe detto: “Ho fatto il coordinatore del partito, è ovvio che non voglio incarichi, io vi posso dare un supporto di idee, di direzione politica, consigli, ma la candidatura di Marino funziona se è una candidatura libera”. Singolare la sua posizione, è disponibile a dare un “supporto di direzione politica”, ma pensa che il nuovo canditato debba essere “libero”.

Con Bettini ci sono i cosiddetti ‘piombini’, ovvero un gruppo di ‘giovani’ in servizio permanente effettivo che si sono riuniti di recente a Roma per rivendicare la modernizzazione del Pd, ma che hanno mostrato durante il dibattito un allarmante vuoto pneumatico di idee. Poi c’è un altro ‘manovratore’, Michele Meta, che porta sulle spalle insieme a Veltroni la responsabilità per una la più imbarazzante svendita di proprietà pubblica mai avvenuta nel Paese, quella di Alitalia.

Meta è il capogruppo del Pd nella Commissione trasporti della Camera e quando l’allora segretario impose alla Cgil la firma dell’accordo con Cai fu d’accordo con lui. Di fronte allo scempio di diecimila cassintegrati, al crollo della capacità competitiva della Compagnia di bandiera, ad un protocollo di intesa nel quale anche i diritti sindacali più elementari sono diventati degl optional, ai problemi per azionisti ed obbligazionisti ed alla costruzione di un monipolio che ha portato il trasporto aerei italiano nella confusione più nera, Veltroni dichiarò: “È un fatto positivo per i lavoratori e la compagnia. È quanto mi aspettavo ed è quanto ho detto che sarebbe accaduto. La vicenda era drammaticamente conclusa (la trattativa con gli “eroi” di Berlusconi,ndr). Ho cercato di far fare un passo avanti alla Cai, di creare le condizioni per una nuova proposta, e la disponibilità dei sindacati. Questo è il ruolo di una forza responsabile”. Il supporter di Marino è stato, poi, tra chi ha composto le liste del Pd, comprese quelle delle primarie 2007, tanto da essere definito da ‘l’Unità’ “una vecchia volpe della politica romana”.

Quella del senatore sembra un gruppo ‘misto’, che vuole rivolgersi alla ‘base’ meno politicizzata del partito, quella scontenta ed alla ricerca del nuovo quale che sia. Nel suo ‘appello’ per la segreteria Marini ha scritto: “È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi. Sogniamo un’Italia diversa, crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti, vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee”.

Ancora, la politica è assente, gli slogan si sommano alle ingonguenze che mescolano la “cultura del merito” con i “diritti uguali per tutti”, senza comprendere il peso delle differenze sociali ed oggi anche razziali. Per Marino la sua proposta vuole “contrastare democraticamente chi governa l’Italia in maniera ottusa e maldestra: per un Paese curato, sicuro, sereno, moderno per un Paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo per una scuola come principale strumento per la formazione e l’integrazione dei nostri figli per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l’ambiente Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro, realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere. Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono. Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno”.

Parole, perchè di certo nessuno vuole un Paese non curato, insicuro, arretrato, che non conti, ecc. L’dentificazione di un modello di società da proporre ai cittadini, nella quale siano chiari i riferimmenti alle culture politiche originarie e nelle quali siano innestati gli elementi di novità sembrano mancare anche a Marino, come del resto è per Franceschini. Per Bersani è più chiara l’impronta socialista, ma si potrà comprendere meglio il suo pensiero quanndo vorrà rendere noto il progrmma, al momento sconosciuto.

Ogni giorno che passa sembra trascinare sempre più il Pd in una guerra tra bande, nella quale i riferimenti personalisitici prevalgono sulle strategie politiche. La temuta notte dei lunghi coltelli potrebbe tenere il partito nel pantano fino al congresso e dopo, con le primarie e l’elezione del nuovo segretario produrre lo stesso effetto che ha suicidato Rifondazione comunista, dopo qualche mese l’uscita degli sconfitti e l’inizio della fine.

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