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Napolitano, Di Pietro e le intercettazioni

Autore: barbera. Data: martedì, 7 luglio 2009Commenti (0)

La legge in discussione è indispensabile per la maggioranza, un nuovo puntello per salvare Berlusconi dal precipitare nel burrone.

intercettazioniNei giorni scorsi, dopo il tornado di critiche che hanno accolto il provvedimento sulle intercettazioni, il presidente della Repubblica ha incontrato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Il colloquio è stato seguito dalle più ardite ricostruzioni, ma alla fine la necessità vitale per il centro destra di aumentare lo sbarramento a difesa del Cavaliere, porterà comunque al varo di un meccanismo in grado controllare sia le indagini che il flusso informativo della stampa su queste ultime.

Ieri il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, nel suo blog, ha critica Giorgio Napolitano rimproverandogli di aver aperto la strada, con il suo incontro con il ministro della Giustizia Alfano, a semplici “modifiche di facciata” del ddl. Ha scritto l’ex magistrato: “Signor Presidente, lei sta usando una piuma d’oca per difendere la Costituzione dall’assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti”.

Secondo Di Pietro il disegno di legge deve essere ritirato, anche a costo di arrivare allo scontro con il governo. “Oramai – ha sottolineato il leader dell’Italia dei Valori – non è più possibile evitare lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell’interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini ed usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda. Affidarsi al buon senso della maggioranza accettando solo modifiche al ddl sulle intercettazioni non basta, bisogna ritirarlo. In una legge, dove il 90 per cento del testo è da rifare, non si può parlare di ritocchi. E visto che chi ha fatto questa legge ha bisogno di quel 90 per cento lo scontro è inevitabile”.

“La storia di questo governo – ha aggiunto Di Pietro – ha insegnato che aprire linee di credito a questa maggioranza non produce alcun risultato, anzi. Quindi la legge va ritirata, poichè non interessa al popolo italiano, che non l’ha chiesta, non la vuole, e produrrebbe effetti devastanti e un aumento vertiginoso della corruzione e degli atti criminali”.

Se il linguaggio del magistrato di ‘Mani pulite’ è forse un po’ troppo vigoroso, la sostanza del suo ragionamento ha più di un fondamento. Fin dal so insefiamento il governo ha lavorato esclusivamente a limitare i diritti civili dei cittadini, italiani o stranieri, nascondendo dietro un dibattito pretestuoso sulla ‘sicurezza’ o nutrendo la paura nei confronti dei migranti il progetto di uno sato autoritario, accentratore e con una classe dirigente intoccabile.

In occasione del G8 il presidente della Repubblica aveva, in modo inopportuno, chiesto una ‘tregua’ delle polemiche che stanno sommergendo il premier, senza rendersi conto che l’immagine internazionale del Paese è già compromessa, così che una moratoria sulle notizie non potrà di certo restituire a ‘Papi Silvio’ l’immagine di statista.

Alle critiche di Di Pietro ha subito risposto il segretario del Pd, Dario Franceschini: “È intollerabile che il leader dell’Idv coinvolga il presidente della Repubblica nella polemica politica. Il Presidente sta svolgendo con intelligenza la sua funzione di garante delle regole e degli equilibri istituzionali. Di questo l’intero Paese deve essergli grato”.

La difesa d’ufficio di Napolitano appare l’ennesima occasione persa dal Pd per recuperare la fiducia del proprio elettorato, visibilmente stanco di subire l’arroganza del centro destra e sfiduciato per la scarsa capcità dell’opposizione nel bloccare il rullo compressore del tiket Pdl-Lega.

La reazione di Di Pietro è stata immmediata. Rivolto a FFranceschini ha detto: “Come al solito, capisce fischi per fiaschi. Nessuno – ha spiegato in una nota l’ex pm – se la prende con il presidente della Repubblica, al quale semmai abbiamo rivolto una supplica, non certo una critica. Noi ce la prendiamo e ce la prenderemo sempre con un governo che vuole, attraverso un provvedimento di legge, bloccare le intercettazioni e mettere il bavaglio all`informazione. Come al solito – ha aggiunto Di Pietro -, Franceschini guarda al dito e non alla luna, criticando chi denuncia lo scandalo e non chi lo commette. Ce lo ricorderemo alle prossime regionali”.

Deve essere ricordato che nella votazione avvenuta al Senato a giugno sul ddl ai 318 sì della maggioranza si erano aggiunti una ventina di voti in libera uscita dalle file dell’opposizione. Questo perchè la trasversalità del comitato di affari che controlla il Palazzo è ormai cosa innegabile.

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