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Medici pronti all’autunno caldo

Autore: . Data: venerdì, 10 luglio 2009Commenti (0)

Ieri a Roma sit-in di protesta dei camici bianchi contro gli effetti del decreto Brunetta sul pubblico impiego, indetto da otto sigle sindacali: “Il governo ci vuole stritolare”

medicicorteo“Se ci obbligano siamo pronti a scendere in piazza a ottobre. Sarà un autunno caldo”. Lo hanno affermato ieri otto sigle sindacali di medici e veterinari impiegati nel servizio sanitario nazionale, durante un sit-in organizzato a Roma in protesta contro gli effetti sulla categoria del decreto “Brunetta” sul pubblico impiego.

I camici bianchi si sono dati appuntamento sotto la sede del ministero della Pubblica amministrazione, in corso Vittorio Emanuele a Roma. Dieci i punti critici, secondo i rappresentanti di categoria e un unico slogan: “Il governo ci vuole stritolare”.

“Il decreto Brunetta sul pubblico impiego reintroduce la burocrazia centralista e la cattiva politica nella sanità nazionale e stravolge le relazioni sindacali”, dice Massimo Cozza, segretario della Cgil Medici.

Il decreto Brunetta non terrebbe “conto delle specificità del Servizio sanitario che ha già provveduto da tempo a introdurre sistemi di verifica e di flessibilità nell’interesse dei cittadini e reintroduce la rottamazione dei medici con 40 anni di contributi compresi i riscatti, a nostre spese, nonostante la recente bocciatura in Parlamento”.

Per il segretario della Cgil Medici, “la politica vuole scegliere i medici da mandare in pensione, anche se hanno 59 anni, lasciando però al suo posto chi, con la stessa età, come il ministro Brunetta, è professore universitario”.

Punto dolente, per le sigle di categoria anche l’introduzione, per i medici che rilasciano certificati di malattia ai lavoratori, della “documentazione”.

“Il ministro Brunetta ci ha dato delle spie, dei macellai, dei fannulloni e anche dei falsari”, afferma Carlo Lusenti, segretario nazionale dell’Associazione nazionale medici dirigenti, “in un Paese in cui il falso di bilancio non è più reato, ci accusano del reato di falsa certificazione. Una categoria che ogni giorno si prende cura della salute di questo Paese, con dieci milioni di ore di straordinario all’anno esige più rispetto”.

Per Mauro Mazzoni, segretario nazionale Simet, “stanno tentando di smantellare la sanità pubblica mettendo a rischio non solo la nostra categoria ma tutti i cittadini, ma noi non lo permetteremo. Se necessario scenderemo in piazza a ottobre”.

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