L’Italia, il G8 e l’Africa
Anche sugli aiuti allo sviluppo Berlusconi non dice la verità e cambia le carte in tavola.
Mario Calabresi, il direttore del quotidiano ‘La Stampa’, ha lanciato ieri una singolare iniziativa, spiegandola così: “Ogni anno al G8 si parla di Africa, poi tutto viene dimenticato. Ma ancora negli ultimi 12 mesi 5 milioni di neonati non sono arrivati al loro primo compleanno. Un miliardo di persone vive in un continente a sole 82 miglia da Lampedusa e sentiamo parlare di loro solo come di un pericolo o di una tragedia, mentre l’Africa è anche un’opportunità. La mortalità per Aids diminuisce ogni anno, i bambini che vanno a scuola aumentano e si moltiplicano Internet e i telefoni cellulari. Ci siamo convinti che valesse la pena raccontarvi la storia di una grande occasione da non sprecare”.
Chiunque si occupi del Sud del mondo sa molto bene come l’informazione italiana sia quasi del tutto sorda alle tragedie che devastano non solo l’Africa, ma anche Asia e America, perchè anche lì, ad esclusione di Stati Uniti e Canada, non c’è Paese nel quale fame, sottosviluppo e miseria non producano ogni giorno decine di migliaia di vittime.
Calabresi ha voluto “un numero della Stampa veramente speciale, rivolto a voi lettori, al governo e ai grandi del mondo con la voce di più di 30 testimoni eccezionali che hanno scelto di scrivere per noi. Ho chiesto a Bob Geldof, l’uomo che organizzò Live Aid, di dirigere la Stampa con me per un giorno: un’iniziativa senza precedenti per non perdere un’occasione senza precedenti”.
Per il direttore de ‘La Stampa’, un ‘bianco’, Geldorf, anche se da sempre impegnato nel campo della solidarietà internazionale, avrebbe dovuto coordinare qualcosa di ‘speciale’, che si esaurisce naturalmente in 24 ore, perchè da oggi l’embargo sulle notizie ricomincerà, ignorando sfruttamento, guerre dimenticate e sopratutto la ricaduta della crisi occidentale sulle economie più deboli, compresa la questione del ‘debito’.
Per comprendere la situazione, basta fare una verifica. Se si consulta l’archivio on line del quotidiano torinese si scopre che dall’inizio dell’anno le notizie che contengono la parola ‘Dardur’ sono 52, quelle che l’associano con ‘Africa’ sono nove, mentre arrivano a tredici se si cerca una connessione con ‘Sudan’. Tra queste scarne informazioni da uno degli inferni del mondo si trovano resoconti dal titolo: “SANREMO FONDI PER I BIMBI SOFFERENTI. Il Festival di Bonolis sposa la solidarietà”, “CHE FANNO. Clint Eastwood racconta Mandela Terry Gilliam uccide Don Chisciotte”, “ALASSIO DOPO IL SECONDO POSTO AL FESTIVAL DI SANREMO. Povia apre il tour estivo domani al PalaRavizza ”Centravanti di mestiere” con dieci nuove canzoni”.
Nei giorni scorsi, sul prestigioso quotidiano inglese ‘The Times’, Joanne Green, della Catholic Agency for Overseas Development (Cafod), aveva scritto: “Berlusconi non dovrebbe guidare il G8″. Il motivo era da ricercarsi nelle promesse tradite sull’Africa: “Il malcostume non è il problema maggiore, il Primo ministro italiano non ha mantenuto le promesse di aiuti”, aveva spiegato la rappresentande del mondo umanitario.
Per Green i leader mondiali dovrebbero sentirsi in difficoltà nell’incontrarlo e non per la sequela di “intrallazzi nei quali è invischiato il leader italiano”, ma a causa dei temi in discussione nel summit dell’Aquila, che riguardano anche il Continente nero. “L’agenda del G8 mette al centro l’Africa e lo sviluppo, ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuti” e quindi “il peso internazionale dell’Italia si è rimpicciolito”.
Green ha fatto notare nel luglio del 2005 a Gleneagles i Capi di stato si erano trovati d’accordo nel portare gli aiuti all’Africa a 25 miliardi di dollari l’anno entro il 2010. Prima della crisi finanziaria, l’Italia aveva mostrato “scarso impegno”, ha aggiunto la rappresentante del Cafod, con un incremento di appena il 3 per cento, ma adesso visti i risultati sarebbe necessario arrivare al 145 per cento mantenere l’obiettivo . Invece l’Italia ha reso nota la sua intenzione di fare ulteriori tagli “devastanti” agli aiuti, così che “appare probabile che l’Italia darà, in percentuale del suo prodotto interno lordo, meno aiuti di qualsiasi altro Paese del G7″.
Per il numero ‘speciale’ de ‘La Stampa’ Geldorf ha incontrato Berlusconi è intervenuto sull’argomento promesse tradite: “Signor presidente, vado subito alla sostanza. Lei è lo statista di più lungo corso del G8. Nel 2001, a Genova, avete creato il Fondo Globale per l’Hiv/Aids, rendendo disponibile una terapia salva vita gratuita per 3 milioni di persone in Africa. Quindi ha partecipato al vertice di Gleneagles, dove vi eravate impegnati ad investire in aiuti lo 0,51 per cento del Pil entro il 2010, e lo 0,7 entro il 2015: l’Italia, al momento, ha mantenuto solo il 3 di questa promessa. Dalle speranze di Genova siamo passati alla delusione di Gleneagles: non sente il peso di questa responsabilità?”.
Il premier, convinto di avere a che fare con qualche giornalista italiano ha risposto: “Lei ha ragione, c’è un ritardo nei pagamenti. Noi, però, siamo stati via dal governo per due anni e mezzo. Quando siamo tornati, abbiamo trovato un debito del 110 per cento rispetto al Pil. Ora, a causa della crisi economica, questo debito è salito al 120 e l’Unione Europea non ci permette di restare a questi livelli. Nel fare la legge finanziaria, il Parlamento ha deciso di limitare le spese. Ci è dispiaciuto ridurre anche gli aiuti all’Africa, e su questo abbiamo aperto un dibattito. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è impegnato a tornare in linea con i nostri impegni entro tre anni”.
Come stanno le cose? Il rapporto annuale dell’Istat, pubblicato nel 2008, è esaustivo. Si leggeva nel documento sullo stato della finanza pubblica: “In merito al conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche, nella versione provvisoria relativa all’anno 2007 (governo Prodi), si è registrato un miglioramento significativo. L’incidenza dell’indebitamento netto sul Pil è scesa all’1,9 per cento dal 3,4 dell’anno precedente (governo Berlusconi). Il saldo primario (indebitamento al netto delle spese per interessi) è risultato positivo ed è pari al 3,1 per cento del Pil, in forte risalita rispetto allo 0,3 del 2005 e dell’1,3 per cento del 2006. Grazie a questi risultati lo stock di debito pubblico italiano in rapporto al Pil è passato da 106,5 per cento dell’anno precedente al 104,0 del 2007. Le entrate totali sono aumentate nello stesso periodo del 6,5 per cento”.
Nel rapporto 2009 i dati contenuti nel rapporto sono eloquenti: “Il conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche, nella versione provvisoria relativa all’anno 2008″, ha registrato un notevole peggioramento del saldo del bilancio: l’incidenza dell’indebitamento netto sul Pil è salita al 2,7 per cento, dall’1,5 dell’anno precedente. L’indebitamento è aumentato di 19,8 miliardi di euro. Il saldo primario è in calo rispetto al 2007, annullando buona parte del miglioramento registrato nel biennio precedente.
Insomma, quando al governo c’è stato Berlusconi la situazione è sempre peggiorata. Non è, inoltre, confermata la cifra del 110 per cento data a Geldorf, perchè gli indicatori ufficiali la fissano al 105,5 il debito al 2008, quando si insediato il centro destra. Infine la crisi finanziaria mondiale è cominciata molto dopo l’incontro del Gleneagles del 2005.
Il presidente del Consiglio ha quindi insistito nella sua strategia delle parole al vento: “Abbiamo iniziato a ripianare i ritardi nei pagamenti verso la Banca Mondiale e le altre organizzazioni finanziarie internazionali. Entro il 2010 raggiungeremo la quota dello 0,33 per cento del Pil destinato agli aiuti, e arriveremo allo 0,51 nel 2015″.
Il cantante irlandese, facendo una cosa del tutto ignota a molti giornalisti italiani, ha risposto: “Non ci credo. Per riuscire a realizzare questo piano dovreste fare un lavoro incredibile. E poi non abbiamo più bisogno di piani: ora servono azioni. Sono stufo dei piani, bisogna agire. Dobbiamo avere più aiuti pubblici allo sviluppo. Quando tagliate gli aiuti, levate il cibo dalla bocca dei bambini affamati; togliete letteralmente gli aghi dalle vene dei malati. Perché dobbiamo comportarci così? L’Africa è il secondo mercato emergente del mondo, dopo la Cina. Ha più paesi democratici e meno guerre dell’Asia. Qui stiamo parlando di pochi spiccioli: perché è così difficile reperire i fondi per aiutarla? La cancelliera tedesca Merkel, il premier britannico Brown, persino il presidente francese Sarkozy hanno aumentato gli aiuti, ma l’Italia li ha ridotti di 400 milioni. Le economie di tutti i Paesi sono un disastro, ma tutti mantengono le promesse che hanno fatto ai poveri. Meno l’Italia. Come può guidare il G8? Dov’è la sua credibilità? E’ una questione umana, non tattica. Siamo stanchi di vedere la gente che muore di fame!”.
A questo punto il direttore de ‘La Stampa’, Calabresi, ha sentito il bisogno di annotare nel suo resoconto sull’incontro un momento ‘struggente’: “Berlusconi fa un cenno di assenso, si capisce che è stato colpito dall’immagine dei bambini affamati”. Forse il premier, nonostante abbia oltre settant’anni, ha scoperto in quel momento la fame nel mondo.
Il Cavaliere, quindi, ha sfoggiato il suo atteggiamento autocelebrativo: “Sì, sì. Io sono anche il leader che ha più esperienza, e non solo su questo tema. Gli altri sono dei bambini, confronto a me”.
Il pastore valdese Jean-Félix Kamba Nzolo ha scritto di recente una lettera a Berlusconi nella quale si legge: “Lei è una persona che non si smentisce, dice sempre quello che pensa come lo dimostrano le Sue continui gaffes -che considera scherzi solo a ragion veduta- e le continue smentite del giorno dopo a cui gli italiani sono ormai abituati. Lei dimostra di aver una visione sbagliata dell’Africa, così come sbagliate sono le politiche adottate dal Suo governo in materia dell’immigrazione. A dimostrazione di ciò sta il ricorrente uso negativo del nome “Africa” nel suo parlare. Mi riferisco ad una Sua frase pronunciata lunedì 25 maggio u.s. e che cito testualmente: “Roma sporca come una città africana”. Le ricordo anche una Sua sortita poco piacevole di qualche anno fa in una puntata di ‘Porta a Porta’, quando disse che Sua moglie (Veronica Lario) – o meglio sua ex-moglie visto come stanno oggi le cose – aveva iniziato una dieta africana a base di banane che le ha resa abile scalatrice di alberi. Senza dilungarmi a ricordare altre sue sortite infelici mi limito a ricordarle per ultimo che, Lei qualche anno fa parlando dell’immigrazione clandestina che parte dalle coste libiche disse che l’Italia è un paradiso. A parte il fatto che il paradiso non esiste da nessuna parte su questa terra. Forse quando parla del paradiso pensa alle sue ville dove ama vivere circondato da belle ragazze come da sue ultime dichiarazioni. E se l’Italia è un paradiso mi chiedo dove l’inferno? Perché troppo è troppo, desidero dirLe con schiettezza e senza giri di parole quello che avrei voluto dirLe tanto tanto tempo fa. Lei signor Berlusconi, dimostra chiaramente di non conoscere l’Africa e condivide, ahimè, la visione dell’italiano medio non del tutto diversa da quella dei romani per i quali l’Africa era data semplicemente per la patria dei leoni( hic sunt leones )”.
Con un Geldorf nelle vesti di un giornalista ‘vero’, Berlusconi, disabituato e senza argomenti, ha fatto ricorso al clichè tradizionale che tanto piace alla stampa nazionale: “Lei ha ragione: quando si assume un impegno, bisogna mantenerlo. Noi siamo in ritardo, e questo ritardo dobbiamo colmarlo. Mi dispiace di non aver mantenuto le promesse, ci siamo fatti prendere da tutte le cose che ci sono cadute addosso. La crisi, il terremoto. Abbiamo anche una situazione di forte contrasto con l’opposizione, giudici che ci attaccano…”.
Il processo Mills e le escort, i voli di Stato per cantanti e menestrelli da portare alla sua villa in Sardegna, sono a suo parere, tra le cause di un impegno che i governi italiani non hanno mantenuto rispetto alle decisioni prese nel 2005. Ovviamente l’irlandese non è caduto nel gioco della demagogia, lo ha interrotto ed affermato: “Ma questa, signor presidente, non è una discussione sui media o il sistema giudiziario: stiamo parlando di gente povera che non ha difese”.
Il direttore de ‘La Stampa’, ha descritto in questo modo il momento: “A quel punto, per cercare di abbassare i toni, interviene Gianni Letta, che interrompe Geldof: “Ha sentito: il nostro presidente ha espresso la volontà di cercare una soluzione”.
Berlusconi, infine, si è lasciato andare quindi a valutazioni singolari: “Ho avuto un ottimo incontro col presidente Obama, mi ha fatto una grande impressione. Ha detto che vuole creare un fondo per la sicurezza alimentare: lui ha promesso di stanziare un miliardo di dollari per i prossimi quattro anni, e ora chiede che gli altri sette paesi del G8 mettano un altro miliardo [...] Vede che faccio sul serio? Io prima di incontrarla ho letto le cose che lei ha scritto, i rimproveri per gli impegni non rispettati, eppure non mi sono sottratto a questa intervista. L’ho fatto perché apprezzo il suo sforzo. Siamo nel torto assoluto e voglio impegnarmi con una persona come lei, che spende la sua vita in questa bellissima missione. Va bene? Cercheremo di non deluderla”.
Geldof. ovviamente non ha creduto a nulla: “E’ una questione di credibilità. Credibilità politica. Lei rischia di diventare il “Signor 3 èer cento”, quello che mantiene solo il 3 per cento delle sue promesse. Cosa farà di concreto all’Aquila?”.
Calabresi ha annnotato: “Berlusconi non capisce cosa significhi “Mister 3 per cento”, resta interdetto. Il suo assistente Valentino Valentini, che è seduto tra loro e traduce, gli spiega l’accusa di Geldof. Allora Berlusconi si fa più serio e scandisce le parole: “Io come imprenditore non ho mai mancato ad una promessa, e con gli elettori mi sto comportando nello stesso modo. In questo caso c’è stata una impossibilità di bilancio che non è dipesa da me. Se avessimo dato i soldi in questa direzione avremmo avuto delle penalità terribili dall’Europa. Siamo stati nell’impossibilità di adempiere agli impegni, impossibilitati a spendere. Adesso dobbiamo trovare un modo per chiudere altre spese e spostare i soldi nella direzione degli aiuti. Abbiamo forse la possibilità di farlo, ma sono tutti tagli molto dolorosi”.
Con la rockstar irlandese la propaganda non funzionava. Un premier non informato sui fatti ed inadempiente allora si è giustificato: “Ho letto l’ultima relazione dell’Onu secondo cui nei prossimi 15 anni ci saranno due miliardi di persone in più al mondo, che nasceranno nei paesi esclusi dal benessere. Ci rimettiamo tutti, se non facciamo in modo che la libertà, la democrazia e quindi il benessere si diffondano. Ma ad un certo momento non abbiamo avuto la possibilità materiale di farlo, perché l’Europa che ci minacciava delle penalità…”.
Abituato alla compiacenza dei cronisti italiani, il Cavaliere ha continuato a scontrarsi con un muro: “Non rimproveri Bruxelles, presidente: Bruxelles è più lontana da Roma dell’Africa. Io sono stato a Lampedusa: se volete fermare la tragedia dell’immigrazione clandestina, dovete aiutare i Paesi di provenienza a creare condizioni di vita migliori e aiutare a svilupparsi le loro economie. Signor presidente, quando i ricchi diventano meno ricchi, i poveri diventano ancora più poveri”. Berlusconi, ancora cambiando le carte in tavola ha sottolineato: “Certo: più quelle persone diventano povere, più diventano disperate. So bene che aiutarle non è solo un dovere, ma anche un nostro interesse”.
Sulla recente legge sulla ‘sicurezza’ approvata dal Senato e che rende l’Italia un Paese nel quale molti diritti civili per gli stranieri sono stati stracciati, il presidente del Consiglio aveva dichiarato con orgoglio che il provvedimento permette di “garantire al meglio la sicurezza dei cittadini: è un provvedimento che darà al governo la possibilità di garantire con misure più efficaci la sicurezza dei cittadini, è un buon segnale in questo momento”, aggiungendo: “E’ un provvedimento fortemente voluto dal governo e fermamente voluto dal premier”.
L’episodio ‘numero speciale’ del ‘La Stampa’ e l’andamento della conversazione tra Geldorf ed il Cavaliere, mostrano come sia deteriorata non solo l’immagine internazionale dell’Italia, ma quanto i media nazionali non sappiano più svolgere il proprio ruolo di controllo sulle azioni del Palazzo.
Il cantante irlandese ha messo a nudo le incapacità del presidente del Consiglio, ha saputo criticare le mosse dell’esecutivo nel campo che lo riguardava, quello degli aiuti all’Africa. Lo stesso non si può dore avvenga quando il premier risponde alle dommande di parte della stampa nazionale, che mai sottolinea le contraddizioni di un uomo inadeguato al ruolo che ricopre. Così, come spesso sta avvenendo nelle ultime settimane, si scopre solo grazie ai media stranieri o a cittadini non italiani la gravità della situazione nella quale è precipitato il Paese.


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