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Le anti veline del regno di Berlusconi

Autore: . Data: giovedì, 30 luglio 2009Commenti (0)

Agli Internazionali di nuoto di Roma le donne mostrano il volto dell’Italia e distruggono il “ciarpame” inventato dal centro destra.

tania-cagnottoSono ragazze intelligenti e brave Tania Cagnotto, Francesca Dallapè, Alessia Filippi, Federica Pellegrini, Beatrice Adelizzi, Federica Vitale e Martina Grimaldi. Per loro le medaglie, i record, la fatica, il lavoro, la competenza ed i successi non sono il prodotto di un party a Palazzo Grazioli, di una festa in Sardegna, della telefonata di un ‘protettore politico’.

A guardarle gareggiare, sorridere dopo aver vinto, stanche e felici si vede un aspetto di questo Paese che viene facilmente dimenticato, certe volte nascosto dal rutilante mondo delle letteronze, delle veline, delle letterine, delle finte show girl senza capacità e talento.

Tuttavia, queste straordinarie atlete non debbono essere messe a confronto con le più note ragazze della televisione. Riflettere su un’Italia devastata dai miti berlusconiani, dal vuoto di idee e di principi, da una crisi durissima e drammatica non aprono una gara tra donne ‘brave’ e donne ‘di corte’ (nel senso ampio del termine).

Da una parte ci sono il lavoro e la dignità, espressi da persone che ogni giorno si preparano, si allenano, cercano in se stesse le energie per migliorarsi, dall’altra c’è un mondo maschile, che usa le donne, le ingabbia in ruoli subalterni, le considera utili perchè ‘attraenti’ e le butta via dopo una stagione, per sostituirle con altre comparse altrettanto facili da dimenticare.

In questo giorni la televisione ed i media, stranamente, non si sono accorti dello strano paradosso che è emerso dalle acque delle piscine del Foro Italico a Roma. I giornalisti sportivi sono più interessati alle classifiche, ai punteggi, ai record e quelli impegnati nel ‘politico’ non possono rinunciare ai retroscena improbabili di un Palazzo sempre più lontano dai problemi reali del Paese.

Le vittorie di queste giovani donne sono state relegate nell’universo sportivo, in pochissimi si sono accorti di come loro abbiano catturato l’attenzione dei cittadini, trascinato folle inimmaginabili a guardare i tuffi di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, le evoluzioni di Beatrice Adelizzi, le bracciate delle altre.

Non sono ricche queste ragazze, non guadagnano i milioni di euro dei calciatori, non si dopano come alcuni ciclisti o sollevatori di pesi, ma si abbracciano con le colleghe più forti o che hanno sconfitto, sentono la responsabilità delle gare, a volte hanno paura, a volte sono disorientate.

I telecronisti in questi giorni usano per le donne e per gli altri atleti una parola oscena, ingiustificata, fuorviante: “cattiveria”. Per loro è importante essere “cattivi” durante una prova. Non esseri umani determinati, appassionati al proprio lavoro, preparati nel modo più giusto, ma “cattivi”.

Così gli Internazionali hanno svelato ancora un altro lato oscuro di questo sfortunato Paese. L’idea che lo sport sia coincidente con la ‘cattiveria’

Il pubblico del Foro Italico non è separato dalle piscine con il filo spinato, intorno alle vasche non ci sono poliziotti con cani antisommossa, inglesi e russi, sudafricani e cinesi, americani e francesi stanno seduti affianco, sostengono i propri beniamini ed applaudono tutti, senza distinzione di nazionalità, di razza, di provenienza. In uno scenario di questo tipo potrebbe mai sopravvivere la “cattiveria”?

Certo vi è competizione, accesa e dura, sicuramente non tutti sopportano tutti, ma non c’è l’aria pesante che si respira in alcune città non troppo lontane dalla capitale, non c’è il razzismo o il nazionalismo stupido.

In questi stessi giorni il sindaco di Pordenone ha imposto il divieto di fermarsi per strada anche per due sole persone. A stabilirlo è un’ordinanza di Sergio Bolzonello del Partito democratico, mentre la Lega propone test preselettivi per gli insegnanti, nei quali “si attesti la tutela e la valorizzazione del territorio” da parte dei candidati.

Al Foro Italico non c’è stata la parata di ministri, sottosegretari e direttori di giornali di gossip. Non si sono ancora accorti che qualcosa è sfuggita alle strette maglie della demagogia e della superficialità con le quali si narcotizza giorno dopo giorno il popolo italiano. Ma c’è da scommettere che il pellegrinaggio comincerà presto. Così il pericolo che queste donne possano essere divorate da bestiario è alto, drammatico, angosciante.

Speriamo di non vedere quest’inverno Alessia Filippi o Federica Vitale litigare per una foglia di insalata all’Isola dei famosi o Beatrice Adelizzi e Martina Grimaldi a ‘Porta a Porta’ in una puntata sullo sport ai tempi del Duce o ancora Federica Pellegrini a ‘Verissimo’  per spiegare il senso dei suoi tatuaggi.

Speriamo, ma non è detto, perchè queste donne sono troppo ‘vere’ per essere tollerate nel Paese di ‘Papi Silvio’ e qualcuno potrebbe volerle ‘normalizzare’, i televisivi per primi.

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