Lazio: migliaia al lavoro in nero
Nel Lazio il fenomeno dei lavoratori ‘occulti’ è massiccio, spesso si tratta di migranti.
Sostengono orari più lunghi dei loro colleghi, hanno minori qualifiche professionali e, con stipendi spesso ridotti, sostengono il 43,5 per cento delle aziende regionali. Sono gli ‘occulti’ del Lazio, migliaia di lavoratori più o meno invisibili, fotografati da uno studio dell’Eures-Upi Lazio condotto attraverso indagini campionarie e rielaborazione di dati della Guardia di Finanza, Direzioni provinciali del lavoro, Agenzia delle entrate, Inail, Inps, Inpgi e Enasarco.
Da una ricerca, condotta nel 2009 dall’Eures-Upi Lazio su 637 aziende regionali e commissionato dall’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità , emerge che il 43,5 per cento di esse sfrutta il lavoro nero.
Percentuale che supera il 60 per cento in diversi settori come le costruzioni (65), l’agricoltura(64,9), alberghi e ristoranti (61,6) e commercio (54,6), mentre nell’industria (16,7) è decisamente inferiore.
Ad avvalersi di lavoratori senza regolarizzarli sarebbero le piccole imprese, con modelli organizzativi familiari e più bassi livelli di sindacalizzazione, mentre il fenomeno si annullerebbe quasi del tutto nelle grandi aziende.
Tra il 2007 e il 2009 le azioni ispettive delle Direzioni provinciali del lavoro hanno segnalato sul territorio regionale 23.337 lavoratori ‘occulti’, di cui 5.378 totalmente in nero. Mentre nell’arco del triennio precendente (2006-2008) la guardia di finanza ne aveva ‘scopertì 10.421.
Il ricorso al lavoro nero spesso si associa ad altre irregolarità ‘amministrative’ delle imprese come quelle fiscali, contributive e assicurative. Violazioni che nel corso del 2008, hanno portato alla segnalazione di 10.479 aziende, il 54,3 per cento delle 19 mila ispezionate da Guardia di Finanza, Direzioni provinciali del lavoro, Agenzia delle entrate, Inail, Inps, Inpgi e Enasarco.


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