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La stampa e gli incidenti di Vicenza

Autore: . Data: lunedì, 6 luglio 2009Commenti (0)

Il Presidio ‘No Dal Molin’ spiega l’accaduto e chiede le dimissioni del questore. Lo scontro, comunque si radicalizza.

dal_molin‘Il Giornale’ della famiglia Berlusconi, in un articolo firmato da Marino Smiderle, ha descritto così la manifestazione che sabato a Vicenza ha visto oltre decimila persone protestare contro la costruzione della mega base americana: “Neanche il tempo di partire, dalla sede del presidio permanente dei No Dal Molin, che già si scatena la guerriglia. Anzi, il tentativo di guerriglia, perché poliziotti e carabinieri sono abili a contenere l’attacco, a respingerlo, anche nell’interesse di chi vuole manifestare in maniera pacifica. Alcuni tipacci che, con premeditazione, volevano scatenare subito l’inferno, si sono messi a capo del corteo, superando le pasionarie da sempre in prima linea contro la realizzazione della base militare Usa a Vicenza. Casco in testa, fazzoletto sul volto, assi di panchine divelte usate come scudi, quanto basta per indurre il questore Giovanni Sarlo a dare il via alle prime cariche, ai primi lanci di lacrimogeni. Per pochi minuti si è temuto il peggio, con la folla che tornava di corsa indietro”.

Gli organizzatori descrivono uno scenario del tutto diverso: “La stampa internazionale ne parla abbondantemente: a Vicenza, ieri, è stato costruito un dispositivo militare volto a intimidire i cittadini per far finire, con la minaccia e la forza, l’opposizione della comunità locale alla nuova base statunitense; ne accennano, anche molti mezzi d’informazione nazionale che, pur tra le righe, non possono far finta di non vedere un dispositivo composto da migliaia di uomini armati e centinaia di blindati”.

Nel suo resoconto della giornata, l’inglese agenzia Reuters, ha scritto: “Si è conclusa senza feriti, ieri sera, la prima importante manifestazione contro il G8 organizzata a Vicenza, a cui hanno partecipato diverse migliaia di persone e che ha visto momenti di tensione tra polizia e dimostranti. La polizia in tenuta anti-sommossa ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti — alcuni dei quali in testa al raduno con caschi, maschere anti-gas e scudi di plastica — per impedire che attraversassero un ponte e si avvicinassero alla base Usa. A quel punto una parte dei manifestanti ha risposto lanciando bottiglie e fuochi d’artificio. Poi la polizia ha abbandonato il ponte permettendo ai dimostranti di sfilare, e la manifestazione è proseguita in modo pacifico”.

La versione raccontanta dagli inglesi appare in deciso contrasto con quella fornita da ‘Il Giornale’ e non molto distante dalle dichiarazioni degli organizzatori. Ma non è stato solo il quotidiano diretto da Mario Giordano a soffiare sul fuoco.

Il ‘No dal Molin’ ha stigmatizzato l’atteggiamento della stampa locale “con il Giornale di Vicenza e Tva in testa; per i due maggiori mezzi d’informazione berici il dispositivo costruito dal questore Sarlo non è altro che “eccellente”: questo l’aggettivo con il quale i giornalisti vicentini definiscono la militarizzazione di una città e la presenza di mezzi blindati nei quartieri di Vicenza. Sarà per un certo provincialismo che provoca un senso di sottomissione verso l’autorità costituita – lo stato – e impedisce ai giornalisti di queste testate di alzare la testa – e la penna – di fronte a chi fa di Vicenza un territorio occupato; sarà perché chi paga lo stipendio, ogni mese, è anche chi spera di guadagnarci qualche euro dal progetto che gli statunitensi vogliono imporra a Vicenza. Sarà quello che volete, ma da tre anni a questa parte i media locali spalleggiano chi vuol “sradicare alla radice il dissenso locale”; dimenticandosi che gran parte dei cittadini – e quindi dei loro ascoltatori o lettori – è contraria a questo progetto e ha imparato, in questi mesi, a diffidare dei racconti scritti negli uffici della questura o nell’anticamera della prefettura”.

Anche alcuni telegiornali hanno voluto insistere sugli scontri che, come però mostrano i fatti reali, sono stati circoscritti e forse potevano essere evitati del tutto. Le immagini diffuse da alcune emittenti televisive mostrano però alcune frange di manifestanti col volto coperto, armati anche di fionde e lanciare sassi ed altri oggetti contundenti.

Da questi settori, senza ogni ombra di dubbio violenti, il  ‘No dal Molin’ non ha preso le distanze. Il lungo braccio di ferro sulla costruzione della base americana, l’inesistenza di un qualunque punto di incontro tra autorità italiane e statunitensi e cittadini contrari all’insediamento militare ha, sfortunatamente, prodotto il radicalizzarsi delle posizioni.

Il Presidio, infatti, ha ritenuto che i fatti di sabato siano specchio di una situazione “sulla quale Obama ha da dare più d’una spiegazione. Perché se questo è il cambiamento promesso dal presidente statunitense, qualcosa non torna. Non solo ai vicentini è stato vietato esprimersi con una consultazione popolare; non solo è stato impedito ai cittadini di conoscere le conseguenze che avrebbe la realizzazione del progetto, attraverso una Valutazione d’Impatto Ambientale. Quest’oggi, con lo schieramento provocatorio di migliaia di carabinieri ai margini del percorso della manifestazione, si è anche tentato di impedire l’espressione del dissenso”.

La confusione tra le azioni delle autorità italiane e le decisioni dell’amministrazione Usa non rende un buon servizio a chi non vuole vedere, quasi nel centro di Vicenza, un enorme insediamento militare ed il richiamo alle ‘responsabilità’ al presidente Obama appare oggettivamente fuori luogo.

Il Presidio ‘No Dal Molin’ nel commentare la manifestazione ha aggiunto: “Lo sappiamo: domattina si aprirà la gara dei moralisti; perché in tanti preferiscono abbassare la testa al violento vassallo di turno – il questore Sarlo – invece di denunciare l’insopportabile occupazione della città. Perché troppi non hanno il coraggio di riconoscere che i manifestanti hanno il diritto di tutelarsi e difendersi di fronte a un’arrogante rappresentazione della forza con la quale lo Stato vorrebbe far valere la propria decisione di costruire la base. Oggi abbiamo visto il vero volto di chi vuol imporre la base: arrogante, minaccioso, violento; volevano costruire una trappola in cui far sfilare un corteo umiliato e minacciato dallo schieramento, ai suoi lati, di migliaia di militari. Ma, oggi, abbiamo visto ancora una volta il volto della Vicenza che ama la sua città: incredula, di fronte a tanta militarizzazione, ma anche determinata e incazzata. La città berica non si fa calpestare. No Dal Molin? Yes, we can”.

Appare inquietante quel “i manifestanti hanno il diritto di tutelarsi”, perchè il terreno politico della ‘non violenza’ non prevede mai ed in nesssun caso nessuna forma di reazione fisica e c’è da sperare che in futuro non si produca una ulteriore radicalizzazione delle posizioni.

Il pericolo di una escalation della violenza è testiminiato dagli effetti che l’allarmismo di alcuni media provoca sulla popolazione. Ieri i commmenti dei lettori all’articolo de ‘Il Giornale’ erano di questo tenore: “Dopo “giustiziopoli” ed “escortopoli”, fallite, la sinistra eversiva, violenta e nazimarxista, tenta la via del crescendo rivoluzionario. Bisogna fermarli con una azione energica e tempestiva. Si dotino le Forze dell’Ordine degli indispensabili strumenti di dissuasione, non letali, ma temporaneamente invalidanti a distanza. Non deve avvenire il contatto diretto, comunque non deve esserci tra rivoltosi e Forze di Polizia una distanza inferiore a quella di un lungo manganello elettronico. Non aspettavano la “scossa”?”, oppure: ” Ho visto alcuni filmati sui disordini provocato dai criminali a Vicenza. Alcuno sono armati di fionde che possono lanciare biglie d’acciaio paragonabili a veri proiettili. Ora la polizia contro costoro dovrebbe usare metodi durissimi e manganellarli a dovere. Se a questi signori non piace l’italia, vadano nella democraticissma Cuba. Il biglietto è gratis. Parliamoci fuori dai denti: è gentaglia prezzolata per creare disrdini ad arte. Vogliono creare problemi? Facciamoglieli trovare in quantità industriale. E’ chiaro che hanno una connotazione politica ben precisa e che vogliono solo destabilizzare. Altro che “democratici”!!!!!!!!”.

Con un comunicato è stata avanzata dal ‘No dal Molin’ la richiesta che il questore di Vicenza sia sostituito. Secondo il presidio in occasione della manifestazione contro l’ampliamento della base Usa il questore “dopo aver garantito agli organizzatori, ma anche alla Cgil, ai partiti e ai rappresentanti delle associazioni locali di schierare i propri uomini all’interno del Dal Molin e non contro il corteo, ha fatto il contrario”. “Non si era mai visto, a Vicenza – dicono i rappresentanti di ‘No dal Molin’ -, un dispiegamento di forze come quello a cui ha dovuto assistere ieri la città. L’intenzione del questore Giovanni Sarlo era di intimidire i cittadini. Evidentemente il console di Viale Mazzini ha fatto proprie le parole di Cossiga costruendo una vera e propria trappola in cui voleva far infilare i cittadini”. “Migliaia di uomini e centinaia di mezzi blindati – sottolinea la nota – sono stati schierati per accerchiare e impedire il corteo contro la nuova base statunitense; i manganelli e le maschere antigas esibite ieri sono la metafora dell’imposizione che si vuol calare sulla città berica, a cui è stato sottratto il diritto di decidere del proprio futuro. Vicenza ha visto ancora una volta il volto del Questore mandato nella città berica per ‘estirpare alla radice il dissenso locale. Questo è l’uomo che il ministro padano Maroni ha mandato ad invadere Vicenza con le proprie legioni romane”.

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