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La malattia del Mezzogiorno

Autore: . Data: venerdì, 17 luglio 2009Commenti (0)

Una parte del Paese è abbandonata a se stessa. A sud aumentano povertà e migranti.

emigrantiAl sud dal 2004 al 2006 il 9,3 per delle imprese ha lamentato difficoltà per l’accesso al credito contro il 3,8 del nord. Dal 2007 al 2008, inoltre, il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese è crollato al sud dal 14,9 per cento al 7,9, contro un calo più contenuto a livello nazionale che va dal 12,4 al 10,2.

È quanto contenuto nel Rapporto Svimez, secondo il quale, inoltre, tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell’area si è ridotto del 46 per cento contro il 20 del centro-nord. Il numero di banche meridionali indipendenti è crollato da cento del 1990 a 16 del 2004 e negli stessi anni le banche di credito cooperativo si sono più che dimezzate passando da 213 a 111. Resta forte la dipendenza del sistema bancario meridionale dal centro nord.

Gli effetti della crisi sono stati particolarmente pesanti al sud nel settore industriale che ha visto un calo del pil del 3,8 per cento, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il 6.

Il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno fotografa un Meridione “in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del centro-nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra ad oggi”.

Un’area, dunque, da cui si continua ad emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema nè si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri.

Complessivamente nel 2008 il pil al sud ha registrato un calo dell’1,1 per cento, con una minima percentuale di differenza rispetto al centro nord (-1 per cento). Sempre secondo dati dello Svimez, in poco più di dieci anni, tra il 1997 e il 2008, circa 700 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno.

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