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Iran: notizie di repressioni durissime

Autore: . Data: martedì, 14 luglio 2009Commenti (0)

Irruzione di polizia e paramilitari in un dormitorio dell’università di Tehran.

iranian_protest_election_results_40Cominciano a filtrare le prime testiminanze dell’attacco al dormitorio dell’Università ‘Amir Kabir’, compiuto dai basij la notte tra il 13 e il 14 giugno per punire gli studenti riformisti che avevano partecipato alle manifestazioni antigovernative per contestare la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Nonostante il governo continui a negare un assalto dei basij all’università, sono numerosi i testimoni che affermano il contrario. Cinque dei 133 studenti arrestati nell’attacco, che preferiscono mantenere l’anonimato per questioni di sicurezza, hanno raccontato al quotidiano britannico ‘Guardian’ il raid nel dormitorio di via ‘Amirabad’ al quale hanno assistito personalmente.

“Eravamo pronti per andare a dormire quando improvvisamente abbiamo sentito i paramilitari che cercavano di forzare le serrature per entrare nelle nostre stanze”, ha dichiarato uno dei giovani. “Non li avevo mai visti picchiare gli studenti – ha aggiunto – ma non immaginavo che sarebbero entrati nel dormitorio. Questo è persino contrario alla legge islamica”.

Secondo i testimoni, che parlano di torture e maltrattamenti, 46 studenti sono stati portati al quartier generale del ministero degli Interni, mentre altri 87 in un ufficio della polizia in via Hafez.

“La polizia ha sparato gas lacrimogeni nel dormitorio poi ci ha picchiato e costretto a confessare cose che non avevano fatto”, ha affermato un altro studente, sostendo inoltre di aver minacce di abusi sessuali.

“Hanno minacciato di impiccarci e stuprarci”, ha continuato il ragazzo che ha concluso: “I poliziotti stavano divisi in due file, come a formare un tunnel. Poi ci hanno costretto a correre attraverso questo spazio, mentre ci picchiavano. A uno dei miei compagni di stanza hanno rotto una gamba, ma l’hanno costretto a continuare a correre”.

Intanto l’ong International Campaign for Human Rights in Iran sul proprio sito web ha reso noto che la famiglia di Sohrab Aarabi, un dimostrante di 19 anni ucciso nel corso delle manifestazioni contro i risultati elettorali in Iran, è stata informata della morte del ragazzo 26 giorni dopo il decesso.

“Le autorità iraniane hanno informato l’11 luglio la famiglia di Sohrab, scomparso il 15 giugno e ucciso da un colpo di arma da fuoco che lo ha raggiunto al cuore”, ha scritto l’associazione.

La madre del ragazzo “ha fatto numerosi tentativi per avere informazioni sulla sorte del figlio”, portando la foto del giovane nelle prigioni, nei tribunali e altrove. Il riconoscimento è poi avvenuto l’11 luglio, “davanti alla Corte rivoluzionaria che ha mostrato le foto di numerosi cadaveri”.

La famiglia ha chiesto una “inchiesta indipendente”, e denunciato che la morte del figlio è stata registrata il 19 giugno, ovvero quattro giorni dopo la sua scomparsa.

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