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Il volto ‘nuovo’ Serracchiani si affonda da sola

Autore: . Data: giovedì, 2 luglio 2009Commenti (0)

Straordinaria capacità dell’astro nascente del Pd, con una sola intervista è stata capace di autodistuggersi.

antonio-la-trippaGià al ‘Lingotto due’ di sabato scorso i ‘nuovi’ del Partito democratico avevano fatto rimpiangere i ‘vecchi’, ma con l’intervista di ieri, rilasciata a ‘la Repubbilca’, la superstar delle nuove leve ha saputo mettere insieme una quantità di luoghi comuni e di banalità da stupire persino il più scettico degli osservatori.

Serracchiani ha spiegato bene il motivo per il quale sosterrà la candidatura alla segreteria di Dario Franceschini: “Perché è il più simpatico”. Lei non si presenta alla competizione per i piani alti perchè “candidarmi mi sembra la scelta più coraggiosa. La strada più semplice era candidarmi, riempire la terza casella. Farmi la mia bella corrente, prendere il mio pezzetto di partito e cucirci sopra il nome. Ma sono queste le cose che ci hanno portato dove siamo”.

Ed allora ha scelto l’attuale segretario senza dubbi? “Nemmeno mezzo – ha sentenziato – di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”. Dopo aver definito (con un vecchissimo linguaggio stalinista) l’ex ministro degli esteri un ‘antipartito’, la neo eletta parlamentare europea ha spiegato cosa pensa dell’avversario del suo beniamino Franceschini. Per lei Bersani “rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto [...] Se vincesse Bersani sarebbe un salto all’indietro”.

Il tempo riservato allo studio di Sua altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo Antonio de Curtis, in arte Totò, ha impedito a Serracchiani di approfondire la materia della politica. La donna è convinta di aver ottenuto successo “per il fatto che sono una persona normale. L’elettorato si identifica nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità. E poi non vengo da tutta una vita di sezione”.

Certa dell’mportanza della ‘fisicità’ per risolvere la crisi economica del Paese, l’esponente del ‘nuovo’ ha elencato i temi che le sono cari: “La laicità, la questione morale, il conflitto d’interessi, la riforma del welfare. Non generiche aspirazioni, ma proposte concrete da portare al congresso e sulle quali confrontarsi”.

Tutto qui? Ahinoi si. E qualcosa di più ‘profondo’ su Franceschini? “Dovrà aprire il partito al rinnovamento, chiamare gente nuova, come ha fatto con me, pescare fra le straordinarie risorse di questo pezzo d’Italia”

Dopo essersi definita ‘straordinaria’ la ‘nuova’ ha aggiunto: “Franceschini è molto più determinato di Veltroni ed è una dote necessaria per fare il segretario di un partito. È abbastanza semplice?”.

Infine come vede il Pd? Lei ha riferito di averne parlato col segretario in carica: “Abbiamo discusso di come dovrà essere il Pd che ancora non s’è visto”.

La bordata di critiche è stata immediata. Eccone una sintesi,  anche se non è gentile sparare sulla Croce Rossa.

Gianni Pittella, responsabile organizzazione mozione Bersani, ha detto. “Il Pd nasce dall’incontro di milioni di cittadine e cittadini che hanno creduto in un progetto nuovo che affonda le sue radici nella storia delle grandi famiglie riformiste italiane. Negare questa storia, rimuoverla con sprezzante disinvoltura, negare il ruolo di chi ne è stato e ne è protagonista, è come recidere le proprie radici e buttarsi nel vuoto”.

Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, non ha capito bene il fattore ‘simpatia’ di Franceschini: “Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario”

Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, ha dichiarato: “In politica certamente conta l’aspetto umano, ma soprattutto conta la visione. A me interessa sapere chi nel Partito democratico vuole costruire un partito riformista che sappia dare un’idea di Italia più moderna e giusta e che sappia parlare alle persone”.

Marco Follini, senatore del Pd, ha commentato: “Ho letto una densa e pensosa intervista di Deborah Serracchiani che annuncia che voterà Franceschini ‘perché’ è più simpatico. Ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici. Un argomento così politicamente significativo da consegnare finalmente agli archivi le frivole opere di Tocqueville e i superficiali dibattiti della Costituente del ’46″.

Barbara Pollastrini, altra parlamentare del partito: “‘Potrei rispondere ‘sapete perché preferisco Bersani? perché sa cantare…’. Ma per favore, non scherziamo! Cerchiamo di rispettarci di più e di saperci ascoltare. Comunque ci si schieri il congresso ha il compito di dare prestigio alla politica e al nostro progetto. Ed è evidente quanto ci sia bisogno in Italia di una classe dirigente e di un’alternativa credibili”.

Ha detto la sua anche Enzo Carra: “A Curzio Maltese la ‘promessa’ Debora Serracchiani ha rivelato di stare dalla parte di Franceschini ‘perche’ è il più simpatico’. Un buon motivo, non c’è dubbio. Ma basta per la leadership di un grande partito? Nel mondo di Debora il leader è biondo, bello, di gentile aspetto. E la colonna sonora è dell’orchestra Casadei: ‘Tu sei la mia simpatia’”.

Il segretario del Pd toscano, Andrea Manciulli non è stato tenero: “Spero che il confronto congressuale sia basato sul rispetto reciproco e delle opinioni altrui. Leggendo l’intervista di Debora Serracchiani mi è sembrato invece di essere in un film di cowboys degli anni ’70: i buoni tutti da una parte e gli indiani, cattivi, dall’altra. E poi, una volta catturati, i cattivi possono finire tutti in una riserva a coltivare le loro arcaiche usanze tribali”.

La deputata Alessia Mosca ha affermato: “L’intervista di oggi a Repubblica di Debora Serracchiani fa male a noi giovani, perchè quando si usano toni così elevati, senza che ad essi corrispondano idee altrettanto forti, si genera una tendenza a uno spirito reazionario. Fa male al Pd perchè inaugura la fase congressuale con uno scontro invece che con un confronto. Fa male alla politica perchè non esce dall’inseguimento del sensazionalismo mediaticamente attraente ma privo di costrutto. Lo dico perchè la Serracchiani è un’importante risorsa per il Pd: non si faccia prendere dal turbinio mediatico”.

Le senatrici democratiche Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte non hanno evitato di commentare: “Abbiamo letto sul quotidiano ‘la Repubblica’ l’intervista rilasciata da Debora Serracchiani. Dire che da una parte c’è il progetto del Pd con Franceschini e dall’altra c’è D’Alema è semplicemente ridicolo. Franceschini, Bersani ed altri eventuali candidati o candidate costituiscono risorse importanti e autorevoli del progetto del Pd e tutti, giovani e anziani, uomini e donne, hanno il dovere di concorrere a creare un clima amichevole e promuovere un confronto congressuale politicamente costruttivo -dicono ancora le senatrici Pd-. Infine il tema della laicità non deve diventare un’operazione di parte. Si tratta infatti di un tema fondativo del Pd, come d’altronde recita lo Statuto, che unisce tutti e tutte”.

Ma l’eroina dei volti nuovi di un partito sempre più in balia degli eventi ha trovato il modo per rispondere a tutti. E siccome suppone che gran parte dei cittadini italiani e degli elettori del Pd siano degli assidui frequentatori di Facebook, ha utilizzato il social network per ribattere: “Ho scelto Dario Franceschini non certo per la simpatia, ma perché vuole assumersi la responsabilità di creare una squadra, di crescere una classe dirigente che diventi la classe di governo di un partito non più votato alla sola resistenza”.

Lucia Innacolo, è rimasta entusiasta dell’intervista e della precisazione di Serracchiani: “Ciao, ho sentito che l’apparato ti è saltato subito al collo… resisti. E’ ovvio che chi ha una storia politica più lunga ha maturato astuzie anche lessicali. Ho assistito a riunioni di sezione in cui i vecchi prendono la parola e tengono la platea parlando per 30 minuti senza che si riesca a capire una emerita m…. dunque dire che uno è simpatico può sembrare leggero e offre lo spazio a critiche. Ma la durezza delle critiche dice proprio che stai andando nella direzione giusta. Bisogna usare un linguaggio semplice se si vuole essere compresi dalla gente. Dario è stato messo nell’arena del colosseo a combattere contro i leoni sicuri che l’avrebbero fatto a pezzi: sorpresa è sopravvissuto e… anche a me sta simpatico! Grazie Debora”.

Una proposta, e se si scegliesse il candidato in un asilo? Sarebbe ‘fresco’, ‘giovane’ e potrebbe usare un linguaggio più che semplice, ‘semplicissimo’.

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