Il ‘lodo conviviale’
Nei giorni scorsi aveva suscistato scalpore una cena tra Berlusconi, Alfano, Letta, VIzzini e due giudici costituzionali e il governo si affida al menu.
Dopo le vacanze la Corte dovrà discutere del ‘lodo Alfano’, della legge che permette alle più alte cariche dello Stato di diventare ingiudicabili per la durata del loro mandato. Il Presidente della Repubblica e quelli del Senato, della Camera e del Consiglio dei ministri sono così al di sopra della legge.
La misura è unica al mondo e costituisce un’anomalia nel panorama legislativo europeo, in cui l’immunità è prevista in genere solo per i parlamentari e comunque limitatamente all’esercizio delle loro funzioni: i rappresentanti dell’esecutivo non godono di nessuna agevolazione in questo senso. In alcune nazioni l’immunità per ogni tipo di procedimento è garantita ai capi di stato (Grecia, Portogallo, Francia) o ai reali, ma mai alle cariche governative, come
L’Ufficio studi del Senato, analizzando la nuova legge, rilevò i suoi limiti e cento costituzionalisti scrissero: “L’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle costituzioni greca, portoghese, israeliana, francese con riferimento però solo al presidente della Repubblica. Analoga immunità non è prevista per il Presidente del consiglio e per i ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro”.
Però il processo Mills incombeva e la successiva condanna dell’avvocato inglese e le motivazioni della sentenza in seguito hanno dimostrato quanto quel procedimeto potesse risultare fatale a Cavaliere. Fu così che si introdusse l’ennesima legge ad personam.
La legittimità costituzionale del ‘lodo Alfano’ sarà esaminata dalla Consulta il 6 ottobre prossimo. Un Paese normale vorrebbe che per questioni di opportunità e di rigore morale le parti coinvolte in un giudizio così delicato si astenessero da avere contatti, per garantire prima di tutto ai cittadini trasparenza sulle decisioni che saranno prese.
Invece Luigi Manzella, giudice della Corte, in una sera di maggio ha deciso di organizzare una cenetta e chi ha invitato? Belusconi, il potenziale imputato, Alfano, l’inventore del ‘lodo’ e ministro della Giustizia, Letta, il consigliere principale del premier e Vizzini, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Poi, ha pensato anche di aggiungere ai convitati anche un collega, magistrato della consulta, Paolo Maria Napolitano.
Ieri Antonio di Pietro in una interrogazione parlamentare ha chiesto lumi al governo sulla vicenda. Il ministro Vito gli ha risposto: “Il governo Berlusconi non ha organizzato nella casa del giudice Mazzella alcuna riunione”. Poi il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha aggiunto: “Molte settimane prima della data indicata, a maggio, il presidente Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano hanno ricevuto un invio a cena con le rispettive consorti dal giudice costituzionale Luigi Mazzella. Si trattava di un incontro conviviale che è conseguenza di rapporti di conoscenza e di stima antica organizzato nella prima metà del mese di maggio. In ogni caso antecedente al 26 giugno, quando la Consulta ha fissato al 6 ottobre la data di inizio della sua discussione sul lodo Alfano nominando il relatore”.
Vito ha insistito sostenendo che la cena “non ha avuto in alcun modo ad oggetto i temi relativi all’agenda della Corte costituzionale, nè ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione. Tale riforma compete al Parlamento, anche su iniziativa del governo. Tranquillizzo gli onorevoli interroganti: le iniziative del governo in materia di Giustizia saranno rispondenti al programma presentato al corpo elettorale e che gli elettori hanno premiato”.
Risposta ineccepibile, perchè mai nessuno ha pensato che Berlusconi avesse invitato qualcuno a casa di un’altro. Per altro gli ospiti di certo avranno parlato di amenità , di antipasti, primi, secondi, frutta e dessert e forse di veline In nessun caso la composizione del gruppo poteva lasciar spazio ad equivoci, secondo Vito.
Più esplicito era stato il padrone di casa, Manzella, che commentando l’accaduto aveva dichiarato: “Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall’estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica”. Alla domanda se non gli sembrasse non del tutto corretto incontrare chi sarà in seguito materia di un suo giudizio, il giudice aveva sentenziato: “Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio”. Neppure se in ballo c’è una decisione delicata? “In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio”.
Il membro della Consulta è ignaro del fatto che un simile modo di pensare, fuori dall’Italia, comporta per un personaggio pubblico l’obbligo di dimissioni immediate. E tantomeno guarda i telefilm americani in tv, altrimenti avrebbe scoperto che se un giurato parla con l’avvocato della difesa o con l’accusa viene immediatamente sostitutito.
Alle considerazioni di Vito alla camera Di Pietro ha risposto: “Con il vostro concorso e quello di due giudici spregiudicati è stata infangata la sacralità della Corte costituzionale”. Il leader dell’Idv ha affermato di ritenere la risposta di Vito “insoddisfacente e inaccettabile”.
L’ex magistrato di ‘Mani pulite’, senza mai rivolgesi a Vito, ma sempre “al ministro della Giustizia che non c’è “, è stato durissimo: la decisione di prendere parte a questa cena, soprattutto da parte del Guardasigilli e anche del presidente del Consiglio “che comunque è plurinquisito”, ha davvero minato “la credibilità e l’immagine della Corte”, che in Italia è l’istituzione fondamentale (“sacra”).
Di Pietro ha affermato infine di avere in questo governo “una totale sfiducia” e ha ricorda di aver promosso contro il Lodo Alfano, “la legge che garantisce l’impunità al premier”, un referendum popolare.
L’intervento del leader dell’Italia dei valori ha turbato il minstro-poeta della Cultura Bondi, che ha gridato più volte “Vergognati”, ha inveito contro i banchi dell’opposizione e poi ha lasciato l’aula, forse sdegnato.
Il degrado italiano è ormai fuori controllo, ma quello che meraviglia è il modo in cui tutto viene giustificato, senza nemmeno più tener conto dell’intelligenza dei cittadini. Si è tattato di una cena nella quale il protagonista è stato il menu, amabilmente preparato dalla moglie del giudice Manzella. Nulla di più, a crederci.


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