Il governo prepara il bavaglio
La legge sulla intercettazioni che renderà molto più difficili le indagini e toglierà voce alla stampa è in dirittura d’arrivo.
Ieri il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, al termine della Conferenza dei capigruppo, ha precisato che ci sarebbero stati tre voti di fiducia sui rispettivi maxiemendamenti approvati alla Camera.
Il primo, si è tenuto nel pomeriggio di oggi, intorno alle 17, subito seguito, in serata, da un secondo voto di fiducia. Stamattina è prevista la terza fiducia. Poi, fra le 12 e le 13, le dichiarazioni di voto e il voto finale.
Intanto le proteste continuano. Il segretario nazionale dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, Enzo Marco Letizia, ha dichiarato: “Le intercettazioni costituiscono uno strumento indispensabile per accertare le responsabilità penali di un soggetto sospettato di aver commesso un reato. Le limitazioni che ora si vogliono introdurre sulle intercettazioni non trovano alcuna giustificazione nè nell’uso distorto della libertà di informazione nè nei costi delle stesse”.
Per il rappresentante dei poliziotti “la prima questione potrebbe essere risolta con un articolato sistema sanzionatorio a carico di chi diffonde arbitrariamente il contenuto delle conversazioni. La seconda invece può essere affrontata come in Catalogna, dove tutti concorrono con i propri mezzi alla sicurezza della regione per cui nulla è dovuto ai gestori telefonici, grazie anche alle avanzate tecnologie di digitalizzazzione analogica. Correremo il rischio di fare un salto nel passato, a meno che non si sia già messo in conto di accettare nuovi casi simili al decesso di Salvatore Marino sarebbe un’autentica barbarie da cui da tempo siamo usciti”.
Letizia ha aggiunto: “Il Ddl sulle intercettazioni, se non cambia, ci farà assistere a vari paradossi: per un omicidio non sarà possibile usare le microspie per i sospettati dell’assassinio; per un’associazione criminale dedita a compiere rapine al 60° giorno le intercettazioni dovranno essere interrotte nonchè la cimice stando alla lettera della legge, andrebbe installata solo presso la banca o nel furgone portavalori che sarà oggetto del grave crimine; nè sarà consentito di intercettare oltre i 60 giorni i responsabili dei reati spia della presenza di associazioni di stampo mafioso, come le estorsioni, l’usura e lo spaccio di sostanze stupefacenti. È di questi giorni – ha ricordato il segretario nazionale della Anfp – la grave minaccia mafiosa attribuibile al clan degli Agate, fedeli alleati del capo mafia Messina Denaro, fatta nei confronti del Capo della Squadra mobile di Trapani Dott. Giuseppe Linares. Sull’autostrada Palermo-Mazara del Vallo all’altezza di uno svincolo è stato scritto: ‘più Capaci meno Linares’ (il riferimento all’attentato del giudice Falcone è chiarissimo). L’avvertimento – ha proseguito – è giunto puntuale dopo che la Squadra Mobile di Trapani con la Guardia di Finanza hanno messo i sigilli alla ‘Calcestruzzi Mazara S.p.A.’ controllata dalla cosca degli Agate. Le nuove norme – ha evidenziato ancora Letizia – in modo assurdo, prevederebbero che si possa intercettare il solo telefono del Capo della mobile di Trapani e non quello dei mafiosi. Noi faremo quanto la legge e la costituzione ci consente per evitare un provvedimento che mina nelle fondamenta la sicurezza civile di questo Paese. Ed, infine – ha concluso – chiediamo a chi si candiderà alla guida della Nazione in alternativa a questa maggioranza se, dovesse essere approvato l’attuale Ddl sulle intercettazioni, scriverà con chiarezza nel suo programma un provvedimento legislativo composto da un solo articolo: la legge n … del … sulle intercettazioni è abrogata”.
Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha detto: “Se il testo del ddl intercettazioni diventerà legge noi giornalisti, Federazione nazionale della Stampa, l’Ordine e l’Unione cronisti, continueremo delle diverse forme di protesta, faremo un’azione di disobbedienza civile fino ad arrivare alla Corte Costituzionale o alla Corte Europea dei diritti umani e non per fare una battaglia corporativa ma per i cittadini che saranno privati della conoscenza di rilevanti inchieste a livello di quelle sul crack Parmalat e della clinica Santa Rita”
Natale ha insistito: “Il testo continuerà ad essere presentato come un mezzo per la tutela della riservatezza dei cittadini, ma che in realtà ha l’effetto di privarli della conoscenza di fatti importanti. Non si tratta delle vicende di gossip, ma di inchieste rilevanti come quelle già fatte ad esempio sul crack Parmalat. Lo diciamo da mesi ma non ci hanno ascoltato». Per questo il presidente della Fnsi ha annunciato che il 14 luglio prossimo farà la ‘Giornata del silenzio’ del giornalismo, con uno sciopero di tutto il settore. La giornalista Lucia Annunziata ha insistito sul fatto che la questione del Ddl intercettazioni è politica. Non credo ci aiuti un’analisi tecnica, è la battaglia finale tra il potere, la magistratura e il giornalismo. È un provvedimento politico e non credo ci siano ormai le condizioni politico-parlamentari affinchè questa battaglia si vinca. Questa battaglia è già persa – ha aggiunto – ma ci sono le condizioni per una riflessione dei magistrati e dei giornalisti per capire cosa si potrà fare di meglio affrontando i propri errori e cercando di risolverli”.
La capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha commentato gli effetti del ddl Anfano sulla lotta all’usura: “Mentre il Papa invoca una reazione collettiva contro l’usura e chiede allo Stato di non far mancare il suo sostegno alle vittime di questo vero flagello sociale che si aggrava nel tempo della crisi, il governo si appresta a varare la legge sulle intercettazioni che lascerà impuniti strozzini ed usurai”.
Riferendosi all’operazione della Polizia di Stato di Pescara che, in collaborazione con la squadra mobile di Napoli, ha arrestato ieri 12 persone indagate a vario titolo per i reati di usura, estorsione e sequestro di persona, la Ferranti ha fatto notare che “la complessa attività d’indagine che è stata supportata da un cospicuo numero di intercettazioni, non sarebbe stata possibile se il ddl Alfano fosse già entrato in vigore. Il provvedimento del Governo – ha spiegato – che limita, nei presupposti (solo in presenza di evidenti indizi di colpevolezza) e nella durata (massimo 60 giorni) un importantissimo mezzo di ricerca della prova avrebbe infatti fortemente ostacolato se non impedito questa importante operazione. Quel testo deve essere modificato. Così com’è incide negativamente sulla forza dello Stato nel contrasto al crimine e rappresenta – ha concluso – un’aggressione alla sicurezza dei cittadini e alla libertà di stampa”.
Luigi Li Gotti, capogruppo dell’Italia dei valori in commissione Giustizia del Senato ha detto: “Magistratura e stampa sono da tempo nel mirino del presidente del Consiglio. Per questo, nonostante i danni enormi che questo provvedimento arrecherà , ad esempio nelle indagini sulla mafia, specie nei cosiddetti reati satellite del crimine organizzato, Berlusconi e la sua maggioranza hanno deciso di non ascoltare i richiami non solo dell’opposizione, ma di tanta parte della società civile nonchè i reiterati richiami del procuratore nazionale antimafia al fine di scongiurare l’emanazione di una legge che costituisce un regalo al crimine. Non voglio pensare che vi siano intercettazioni compromettenti per il presidente del Consiglio, come da più parti si vocifera, ma chiedo, l’ho già chiesto in commissione e continuerò a chiederlo in aula, di fermare un disegno di legge liberticida e pericoloso. La sicurezza dei cittadini non si tutela nè con il ddl su cui il governo ha posto la fiducia oggi nè con il divieto delle intercettazioni. Questo governo -ha concluso Li Gotti- ha sbagliato strada e per vendicarsi dei propri nemici ha deciso, per usare una metafora, di far morire Sansone con tutti i filistei”.
Controcorrente Emilio Fede, che non aderirà allo sciopero dei giornalisti indetto dalla Fnsi per il 14 luglio. Il telegiornalista amico personale del premier ha dichiarato: “Leggo che, contro il decreto sicurezza che limita gli abusi delle intercettazioni telefoniche (comprese le cosiddette fughe di notizie), la Fnsi annuncia, per il giorno 14 luglio, uno sciopero per chiedere che sia garantito il diritto-dovere di informazione. Fermo restando che questo diritto è ampiamente garantito, e altrettanto lo sarà nelle norme previste dal decreto sulla sicurezza. Fermo restando il rispetto che ho per gli organi sindacali (quando non siano politicamente ispirati): non aderirò allo sciopero. Invito piuttosto il sindacato – ha proseguito Fede – a preoccuparsi della crisi dell’editoria, che vedrà prossimamente (oltre a quanto già avvenuto) centinaia di colleghi in cassa integrazione, che si aggiungono a migliaia già disoccupati. Il Tg4, anche soltanto con la presenza del direttore, andrà dunque regolarmente in onda”.
A Fede deve essere ricordato che anche per l’editoria il governo ha imposto tagli di bilancio.


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