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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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Il G8 dell’omertà

Autore: . Data: mercoledì, 1 luglio 2009Commenti (0)

censuraIn vista del summit dell’Aquila si dovebbe mettere da parte la ‘questione morale’, almeno secondo il presidente della Repubblica.

Negli ultimi giorni l’avvicinarsi del Barnum dei capi di stato e di governo ha indotto Giorgio Napolitano a dire: “Sarebbe giusto, di qui al G8, data la delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale, avere una tregua nelle polemiche”, che ha anche aggiunto: “Io capisco le ragioni dell’informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche”.

Al tempo del Partito comunista, del quale Napolitano era un dirigente, una legge non scritta voleva che i principi di lealtà verso lo stato democratico di militanti e dirigenti fossero sempre ben chiari, forse perchè la necessità di doversi mostrare ‘migliori’ degli altri era stato l’insegnamento di Gramsci e Togliatti.

L’impegno a mantenere decorosa l’immagine della Repubblica è evidente, allora, specialmente quando mezzo mondo si ritroverà in Italia per recitare in quella passerella del tutto inutile che è il summit mondiale.

Dal 1975, quando fu inventato, il ‘caminetto’ dei potenti è passato da G5 a G8 ed all’Aquila sarà una specie di assemblea. I membri del G8, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, si riunuranno col Gruppo dei 5, Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica. A loro si sommeranno l’Egitto, Australia, Indonesia e Corea del Sud. Poi si arriveranno altre delegazioni, fino a raggiungere 39 presenze internazionali sedute allo stesso tavolo.

Questa improbabile carovana di Paesi, in gran parte  in competizione tra loro, dovrebbero decidere le linee generali per ‘salvare il mondo’ in tre giorni. I temi sensibili di quest’anno sono “regole, clima e sicurezza alimentare”. Il più sprovveduto degli osservatori si rende ben conto di quanto sia aleatorio supporre che anche dopo le numerose riunoni preparatorie si possa nel meetind generale raggiungere il pur minimo risultato concreto.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ben più rappresentativa, è comunque un vasto organismo pletorico, mentre il Consiglio di sicurezza un luogo ormai del tutto incapace di affrontare problemi seri come il Medio Oriente, la situazione irachena, il nodo della Corea del Nord, l’Afghanistan, i conflitti latenti in alcune repubbliche della ex Unione Sovietica, la crudeltà di non poche dittature sparse per i continenti.

Insomma, il tetrino della diplomazia internazionale terrà la tradizionale sagra paesana annuale e dopo si riprenderà a marciare in ordine sparso verso un futuro sempre più opaco e imprevedibile.

Tuttavia, le occasioni ‘di lusso’ vanno onorate e così Napolitano ha pensato bene di chiedere una tregua per evitare all’Italia di interpretare il penoso ruolo di Paese guidato non da un presidente del Consiglio, ma da ‘Papi Silvio’.

La questione è che il curioso personaggio, ‘Papi Silvio’ appunto, esisterà comunque nella percezione di tutti i convenuti all’Aquila, perchè non c’è giornale al mondo che non abbia pubblicato le notizie riguardanti il processo Mills, le feste ‘leggere’ di Villa Certosa, le occasioni di incontro con escort a Palazzo Grazioli, il varo delle leggi ad personam, l’obbrobrio del conflitto di interessi, eccetera, eccetera, eccetera. E poi i più potenti hanno anche i servizi segreti e con quelli gli sforzi riparatori di Ghedini non producono effetti di rilievo.

Presentando il summit abruzzese il Cavaliere, che nei giorni scorsi si era autodefinito il leader più amato dell’Occidente, adesso si è anche promosso capo del governo “più stabile dell’Occidente”.

La fantasia dell’Uomo, a cavallo tra Napoleone, Re Sole ed Alesandro Magno non gli ha impedito di aggiungere “L’Italia è con me, ho il 62 per cento dei consensi, ovunque io vada si fermano le strade. Repubblica e altri giornali si inventano le cose, non credete alle loro invenzioni”.

Una democrazia nella quale il Capo si esprime in questo modo e dove una moltitudine di cittadini sono del tutto ignari della realtà, ovvero della crisi pericolosa e devastante che sta divorando le fondamenta dello Stato, corre il rischio di morire rapidamente.

Le parole di Napolitano, allora, sembrano quanto mai fuori luogo. perchè se è vero che in qualche vecchio baule è conservato il detto che ‘i panni sporchi si lavano in casa’, anche è vero che quell’antico ‘senso dello Stato’, la legge non scritta dei comunisti di una volta e dai quali proveniene il Presidente, dovrebbe indurre maggior cautela in chi rappresenta tutti i cittadini del Belpaese.

La ‘questione Berlusconi’, a dispetto della propaganda di molti media, non è la conseguenza di pettegolezzi, ma la causa di una malattia forse fatale per il Paese. Chiedere alla stampa una tregua è come chiedere ad un medico di interompere la terapia ad un paziente perchè deve andare al matrimonio del suo ortolano.

Aver proposto il ‘silenzio’ vuol dire congelare le cose forse fino a settembre, perchè ad agosto (sebbene il Pil possa scendere del 5 per cento, i cassintegrati siano centinaia di migliaia, i senza lavoro milioni e le risorse finanziarie di una parte rilevante delle famiglie non bastino a raggiungere la fine del mese) i ‘rapresentanti del popolo’ si preparano a meritate vacanze. Speriamo non tutti in Sardegna.

Il Capo dello Stato ha esternato il suo invito il giorno del proprio compleanno, da un isola cha ha sempre amato profondamente, Capri. Un luogo al quale è legato per mille motivi, ma che per ‘rispetto’ verso chi in Italia soffre e non può permettersi neppure una domenica in spiaggia perchè l’ombrellone costa troppo, non avrebbe dovuto essere il palcoscenico per chiedere una ‘tregua” sugli scandali che riguardano il presidente del Consiglio. Almeno così forse avrebbero fatto i soliti ‘vecchi’ comunisti, più sobri ed attenti anche nella scelta dei posti e delle occasioni.

Infine, il Presidente avrebbe fatto bene a ricordare, anche in modo in modo implicito, che per un giudice organizzare cene alle quali sono invitati l’imputato ed il suo avvocato difensore non è tollerabile. Il fatto è noto e non è stato ancora smentito: a casa del giudice della Corte Costituzionale Andrea Manzella, Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini ed un altro membro della Consulta, Paolo Maria Napolitano hanno mangiato e probabilmente non solo. Mentre la Corte deve prendere una decisione sul ‘lodo Alfano’, che impedisce di processare le cinque più alte cariche dello Stato, le parti in contenzioso si vedono per una ‘rimpatriata’. Cose da Bordellandia, il Paese che non c’è o non dovrrebbe esserci.

Così forse a Napolitano dovrebbero far riflettere le parole dell’onorevole Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera e pasdaran del Cavaliere: “A nome dei deputati del Popolo della libertà, le giungano nel giorno del suo compleanno i migliori ed affettuosi auguri. Per tutti rappresenta un saldo punto di riferimento al quale l’intera comunità nazionale guarda con fiducia e rispetto”.

Gli auguri sono benvenuti, così come il rispetto. Sulla fiducia potrebbe sorgere qualche sospetto.

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