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Forse Atitech nello stesso guaio di Alitalia

Autore: . Data: giovedì, 30 luglio 2009Commenti (0)

Ieri si è raggiunto un accordo per salvare l’azienda napoletana. Ma i dubbi restano aperti, come accadde per la ex Compagnia di bandiera.

atitech1Nella mattinata circa quaranta dipendenti dell’ Atitech, ex polo di manutenzione della flotta Alitalia, avevao bloccato i check-in dell’Alitalia e di Air one a Capodichino. Il 31 luglio Atitech avrebbe dovuto cessare l’attività, mentre i dipendenti non hanno ricevuto lo stipendio di luglio.

Nel pomeriggio è stata trovata l’intesa a Palazzo Chigi per la vendita. L’accordo è arrivato dopo una riunione tra sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, il presidente di Investimenti e Sviluppo Mediterraneo (IesMed), Giovanni Lettieri, il condirettore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa.

Il risultato prevede che a rilevare il controllo sia la Manutenzioni Aeronautiche. Alla nuova società controllata da IesMed parteciperanno Cai con una quota del 15 per cento e Finmeccanica con il 10.

I dubbi derivano dalle notizie sullo stato di Alitalia – Cai, che potrebbe non essere in garo di sostenere l’investimento, se le voci di un preoccupante passivo di bilanzio fossero confermate e dalle dichiarazioni di Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato della holding di Aerospazio e Difesa che ha definito la presenza della sua società in Atitech “marginale”.

Si ‘Investimenti e Sviluppo Mediterraneo’ (IesMed) nel settembe 2008, quando manifestò interesse per Atitech, Antonio D´Auria della Cgil disse: “Ho parlato con i nostri colleghi romani che hanno fatto un accertamento per capire la sostanza della proposta. ‘Investimenti e sviluppo Mediterraneo spa’ è una pura finanziaria, non ha alcun progetto di carattere industriale. Fonti nazionali l´hanno liquidata come una proposta inconsistente. Noi per primi saremmo nettamente contrari a un´ipotesi del genere. Pensiamo a soggetti con identità industriale e competenza nel settore aeronautico, altrimenti la proposta non ha senso e non garantisce nulla”.

Primi obiettivo della nuova proprietà sarebbe quello di tagliare almeno il 50 per cento del personale e presentare un piano industriale per due anni. Le problematiche che stanno ponendo non pochi interrogativi sulla salute di Alitalia – Cai si ripropongono adesso per Atitec, perchè non solo è ignota la strategia messa a punto per il futuro, ma anche in questo caso tra gli investitori non c’è nessun protagonista nel campo areonautico. Mentre le ipotesi di ridimensionamento dell’organico non lasciano ben sperare, come è successo per la ex Compagnia di bandiera.

Sul versante Alitalia – Cai sembra in cantiere una nuova offerta commerciale, che se fossero confermate le indiscrezioni, marginalizza definitivamente le linee aeree nazionali. L’ipotesi prevederebbe 13 nuove rotte, tutte opera­te da Air France-Klm. Gli aerei italiani traposporterebbero i passeggeri a  Parigi, Lione e Amsterdam per farli imbarcare poi su aerei transalpini.

La ‘cordata patriottica’ così diventerebbe un servizio ‘torpedoni’ per fornire clienti ai francesi, che in cambio verserebbero una parte del ricavato del biglietto della seconda tratta agli italiani.

Alitalia – Cai ha diffuso alcuni dati secondo i quali il coefficiente di riempimento “è passato dal 51per cento del primo trimestre al 65 del secondo trimestre 2009, con una proiezione al 72 del preconsuntivo di luglio”. Nella nota si ammette la permanenza di “un quadro generale di insufficiente puntualità sulla rete, che nel primo semestre ha fatto registrare un valore medio di poco superiore al 70 per cento, ancora lontano dall’obiettivo aziendale dell’80 e con disagi che hanno interessato in modo particolare alcuni scali sul territorio”.

La vocazione prettamente nazionale della Compagnia è testimoniato dalla stessa Alitalia – Cai che ha reso noto di coprire il 50 per cento del mercato domestico (vendite in Italia per destinazioni nazionali e internazionali) e solo il 20 per cento di quello internazionale (vendite all’estero per destinazioni italiane).

Nel sistema di trasporto aereo le destinazioni di corto raggio non riescono a produrre utili interessanti, mentre sono le tratte di lungo raggio ad essere quelle realmente remunerative.

Il presidente Roberto Colaninno non ha potuto negare i problemi ed ha detto: “I risultati raggiunti nel semestre nonostante di poco inferiori rispetto alle previsioni”, poi con l’abituale linguaggio propagandisctico ha aggiunto che comunque “sono sicuramente migliori di quelli attesi nel contesto dell’attuale congiuntura negativa che ha investito il settore del trasporto aereo a livello mondiale”.

Poi, forse per tranquillizzare gli altri azionisti, Colaninno ha concluso: “L’analisi dell’andamento presentata al Consiglio conferma, come da piano, il pareggio di bilancio a tre anni dall’avvio delle attività”.

Rimane misterioso come si possa raggiungere il pareggio in una situazione nella quale il mercato si contrae ed il primo obiettivo intermedio è stato mancato, specialmente non disponendo di rotte ad alta redditività, ma il futuro svelerà la realtà delle cose, prima di tutto la capacità degli “eroi” di berlsuconi a mantenere gli impegni presi con Paese, al quale il fallimento di Alitalia è costato quasi tre miliardi di euro.

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