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Contestazioni e scontri in vista del G8

Autore: barbera. Data: mercoledì, 8 luglio 2009Commenti (0)

Mentre ieri le delegazioni si preparavano alla trasferta dell’Aquila per dare il via ufficiale al G8, nella capitale si respirava una dura aria di tensione.

studenti-g8Roma è stata messa in stato d’assedio e le forze dell’ordine controllavano il centro ed alcune aree calde della cità.

Nella tarda mattinata alcuni dimostranti, circa 150, in una zona diversa della città, nel quartiere Testaccio, vicino all’Università Roma3 hanno cercato di organizzare un corteo, ma dopo essere stati intercettati dalla polizia hanno dato vita a scontri durante i quali 36 persone sono state fermate. Alcuni di loro sventolavano bandiere nere con al centro una V viola ad indicare una qualche appartenenza a gruppi anarchici e portavano un carrello pieno di sassi, fumogeni e bottiglie. Tutto materiale sequestrato insieme ad alcune mazze di legno e candelotti. Intanto a San Giovanni, in via Cilicia, un altro gruppo di manifestanti ha incendiato i pneumatici al centro della strada. I fermati sono 27 italiani, un cittadino polacco, un francese, due tedeschi, quattro svedesi e uno svizzero.

Verso le undici un gruppetto di attivisti della Rete No G8 ha bloccato per alcuni minuti lo svincolo per l’imbocco dell’autostrada Roma-L’Aquila in zona San Lorenzo, a Roma. Dopo aver disposto alcune transenne sulla strada e degli striscioni con le facce dei capi di Stato che parteciperanno al vertice i manifestanti hanno gridato slogan contro Berlusconi e contro gli altri partecipanti al summmit. Dopo alcuni minuti si sono allontanati e gli automobilisti hanno spostato le transenne per permettere la ripresa della circolazione. Il blitz è durato in tutto 15 minuti ed aveva lo scopo di “difendere gli aquilani dall’invasione del G8». I dimostranti indossavano caschi gialli e bandierine arancioni con la scritta “crisi in corso”

Una manifestazione degli studenti dell’Onda ha attraversato i viali delle principale università di Roma, La Sapienza, per protestare contro gli arresti ordinati dalla Procura di Torinno per gli incidenti del G8 dell’università che si sono svolti nel capoluogo piemontese.  Alcuni hanno cercato di uscire dall’Ateneo ed in piazza Aldo Moro, dove c’è l’entrata principale dell’ateneo capitolino, alcune camionette della Guardia di Finanza hanno sbarrato loro la strada. Uno dei mezzi ha tamponato un’altro e i manifestanti, alcuni con caschi e il volto coperto, hanno preso d’assalto una camionetta con calci, pugni e rompendo anche un vetro.

A piazza del Popolo la Coalizione italiana contro povertà (un intergruppo che coinvolge più di 70 associazioni) ha giocato con dei gonfiabili rappresentanti le caricature di un Berlusconi sotto torchio e degli altri capi di stato e di governo in procinto di riunirsi all’Aquila.

Uno striscione di 15 metri anti G8 è stato appeso sul palazzo dell’Ina Assitalia di piazza di Cinecittà coprendo lo ‘storico’ orologio che sovrasta la piazza. La scritta recitava “Banche, governi, assicurazioni: solo crisi e illusioni. No al G8″.

Nel pomeriggio si è svolto in piazza Barberini, a qualche centinaio di metri dall’ambasciata Usa, un presidio contro il G8. Non più di duecento manifestanti si sono riuniti intorno ad uno striscione con la scritta “Basta morire uccisi dal lavoro e dall’indifferenza”. La piazza era completamente presidiata dalle forze dell’ordine e tutte le strade erano d’accesso bloccate Tra gli striscioni esposti anche le bandiere rosse dei Cobas e delle RdB, una decina di busti di cartone a forma di uomo, con le scritte: “Voi G8, noi uccisi dal lavoro e dalla precarietà” e “Gli assassini vestono sempre di bianco e restano impuniti: basta morti sul lavoro”. Sulla fontana al centro della piazza è stato posizionato lo striscione :«Viareggio + morti lavoro: stragi di stato”

Un “vademecum antirepressione”  è stato distribuito ai manifestanti nella mattinata “Le forze dell’ordine in Italia sono note per la loro violenza – si leggeva nel documento sequestrato dalla polizia e firmato Legal Team Italia – C’è una fase in cui forse ti troverai solo a contatto con le guardie. Cerca di proteggerti sempre la testa e chiuderti a uovo il più possibile finchè non sei sicuro che vogliano solo trascinarti e caricarti sul camioncino”

A Torino nel pomeriggio presidio dell’Onda Anomala. Gli studenti si sono ritrovati nell’atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, per chiedere la liberazione dei loro compagni. “L’Onda non si arresta la repressione non ci fermerà: liberi tutti!”, si leggeva su uno striscione. “A essere stati arrestati sono i nostri compagni di corso e di sala studio – hanno scritto i manifestanti in un volantino – di occupazione e di mobilitazione”. Studenti che “credono in un’altra università” e che – hanno aggiunto mentre altoparlanti diffondevano le note hip hop degli Assalti frontali – “restano oppositori consapevoli e riflessivi anche quando, di fronte all’arroganza del potere, decidono di calarsi un fazzoletto sul volto”

Sempre nel pomeriggio, alla sede Rai di Torino, una cinquantina di manifestanti, tra i quali anarchici e studenti dell’Onda Anomala, hanno chiesto di essere intervistati. “Vogliamo dire la nostra – hanno affermato – sugli arresti per gli scontri del G8 delle Università”.

“Fino a quando non ci verrà concessa la possibilità di dire la nostra, non lasceremo gli uffici della Rai”, hanno fatto sapere i giovani, che hanno anche esposto uno striscione al primo piano degli uffici di via Verdi. “Il 19 maggio, G8, io c’ero – si leggeva – e ora arrestateci tutti”. “Abbiamo scelto di venire alla Rai – ha fatto sapere una portavoce del movimento – perchè è il simbolo per eccellenza dell’informazione”.

Gli studenti dell’Onda perugina hanno presidiato ieri mattina, insieme al “commonslab-noblogs”, il rettorato dell’Università di Perugia “per esprimere solidarietà agli attivisti arrestati – hanno spiegato i manifestanti in una nota – e per chiedere al rettore una presa di posizione sulla vicenda”. “Questa presa di posizione non c’è stata – proseguiva la nota – e il rettore, Francesco Bistoni, si è rifiutato di continuare il dialogo con noi”, affidando questo compito ad un collaboratore.

I manifestanti si sono poi spostati nella facoltà di Lettere dove hanno distribuito volantini e appeso uno striscione, infine hanno terminato il percorso alla mensa dove con il volantinaggio e attraverso un megafono, hanno illustrato ai presenti i motivi della protesta. “Rifiutiamo gli argomenti paternalistici – era spiegato nella nota – del procuratore Giancarlo Caselli che afferma di aver arrestato 300 violenti per tutelare l’Onda”. “Non accettiamo il clima di terrore che si sta creando attorno all’Onda da una parte con la repressione di piazza e dall’altra con arresti e processi che hanno anche la finalità di derubricare la nostra protesta dall’ambito dell’istruzione e della questione sociale a un semplice problema di ordine pubblico. Riteniamo assurda anche solo l’idea di arresti preventivi”.

A Palermo una cinquantina di studenti dell’Onda hanno occupato ieri mattina alcuni uffici del rettorato di Palermo, a Palazzo Steri. I giovani protestavano contro contro gli arresti e le perquisizioni di Torino. Gli universitari hanno chiesto di incontrare il rettore Roberto Lagalla con l’obiettivo di ottenere una sua presa di posizione contro i fatti torinesi.

A Padova una delegazione del movimento dell’Onda si è incontrata ieri con il rettore e il prorettore dell’Università patavina, Vincenzo Milanesi e Guido Scutari, per affrontare le questioni legate alla situazione studentesca. L’incontro era stato chiesto dopo gli arresti disposti dalla magistratura torinese per gli incidenti avvenuti in occasione del G8 dell’Università. Mentre sul fronte delle indagini mancano sempre all’appello due dei destinatari padovani dei provvedimenti – uno risulta irreperibile, mentre l’altro risulta partito alcuni giorni fa per l’Iran, sua terra d’origine – nel tardo pomeriggio si è svolto un sit-in di protesta davanti al carcere. A Padova, secondo quanto risulta, dovrebbe essere ancora trattenuto Massimiliano Gallob, detto Max, leader del centro sociale patavino ‘Pedro’, arrestato dalla Digos in esecuzione di uno dei provvedimenti emessi dal Gip di Torino.

L’associazione giuristi democratici di Napoli ha dichiarato: “Gli arresti di 21 studenti e attivisti per le manifestazioni del G8 dell’Università di Torino è un evidente meccanismo di repressione a orologeria in vista del G8 dell’Aquila”. Nel comunicato dei giuristo si legge ancora: “È la prima volta in Italia che si arresta per resistenza e lesioni per una manifestazione svoltasi oltre due mesi fa quindi senza la caratteristica della flagranza e con una motivazione di prevenzione (la reiterazione del reato). In sostanza almeno uno degli studenti, Egidio Giordano, attivista e studente di Scienze Politiche a Napoli è stato arrestato dopo aver partecipato alla fiaccolata dei cittadini dell’Aquila che, dopo tre mesi, rientravano nel centro storico della città. È chiaro che l’affermazione che gli arrestati o taluni di essi fossero “pericolosi socialmente” per aver partecipato ad altre manifestazioni è inquietante. In particolare la pericolosità sociale di Egidio gli viene attribuita per aver partecipato alle manifestazioni contro la discarica di Chiaiano. La pericolosità di Egidio è dunque quella di essere nato a Napoli-Nord”.

A l’Aquila Enrico Ciccozzi, esponente di ‘Epicentro solidale’,  ha annunciato una manifestazione definendola “una marcia che include, coinvolge le persone”. L’iniziativa è organizzata da varie sigle del movimento No Global e si svolgerà venerdì da Paganica a L’Aquila. E, soprattutto, sarà “un’iniziativa di apertura al territorio, ai movimenti, alla popolazione, per rispondere a chi in questi giorni ha creato terrorismo dipingendoci come dei provocatori”.

Cicozzi ha sottolineato che “da parte dei promotori della manifestazione non c’è alcuna volontà di provocare e di creare il benchè minimo problema. Ci rendiamo conto del contesto in cui ci muoviamo, a noi – ha spiegato – interessa soltanto incontrare le realtà sul territorio e sensibilizzare su diritti come lavoro e la casa. La stessa scelta del percorso – lungo la statale, fuori dal centro cittadino, lontano dalla zona rossa – è la riprova delle nostre intenzioni”.

Rdb-Cub, Cobas e Sdl Intercategoriale, aderendo all’iniziativa di ‘Epicentro solidale’ hanno sostenuto che il governo “cerca di trasformare la tragedia degli aquilani in una gigantesca speculazione edilizia”. “Per noi – hanno dichiarato Mario Frittelli (Rdb-Cub) ed Ettore D’Incecco (Cobas) – la marcia, assolutamente pacifica, ha un significato particolare, in quanto riconnette le problematiche locali alla crisi più generale e alle scelte scellerate prese dai Paesi del G8″. Secondo i sindacati, il G8 nel capoluogo abruzzese è “un tentativo del governo Berlusconi di usare il terremoto e le disgrazie della popolazione aquilana per tentare di impedire le legittime proteste contro il vertice e contro la gigantesca truffa della ricostruzione affaristica”, oltre a essere un modo “per deprimere la crescente protesta degli aquilani”.

I promotori dell’iniziativa vogliono sottolineare “l’opposizione alle logiche del G8, che poi sono le stesse che hanno ispirato la ricostruzione all’Aquila: scelte verticistiche e imposte alla popolazione, con soldi impiegati in opere inutili”.

Per le strade del capoluogo abruzzese, sempre ieri, un uomo di nazionalità giapponese con indosso un kimono ha attraversato da solo e a piedi le vie della città al suono di un piccolo tamburo. L’uomo portava con sè uno striscione in stoffa caratterizzato da alcuni ricami e con le scritte in inglese e in italiano: “Pace fraternità e armonia Summit 2009 l’Aquila”.

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