Bolle di sapone al G8
L’enfasi dei giornali italiani sui successi del meeting non coinvolge il resto del mondo. In secondo piano rispetto alla rivolta nello Xinjiang cinese, tutti rilevano il primo possibile fallimento dell’Aquila.
“Il vertice del G8 è partito col piede sbagliato” ha commentato lo spagnolo ‘El Pais’, rilevando come secondo l’agenzia di stampa inglese ‘Reuters’, i Paesi partecipanti non sono riusciti a trovare un accordo su uno dei temi principali: ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2050.
I negoziatori dei 17 Stati che fanno parte del Forum delle grandi economie in materia di energia e cambiamento climatico non hanno un punto di mediazione sulla riduzione di gas nell’atmosfera, perchè India e Cina, tra i Paesi più responsabili dell’inquinamento al mondo, non intendono accettare la soglia del 50 per cento di tagli entro il 2050.
Con la sua abituale necessità a fornire informazioni inesatte e demagogiche, Berlusconi ha detto che nel G8 c’è accordo ‘sostanziale’ sul clima, ora bisogna ‘verificare’ se sia possibile un’intesa con India e Cina. In realtà le cose stanno diversamente ed oggi, nella dichiarazione finale, il punto centrale del meeting, quello appunto della riduzione dell’emissione di CO2 non dovrebbe essere approvato. Un secondo punto, invece, che riguarda l’impegno a contenere entro i due gradi centigradi il surriscaldamento del pianeta dovrebbe passare, ma comunque tutto è rinviato, per le decisioni operative, alla conferenza Onu sul clima in programma a dicembre a Copenaghen.
Nel documento che sarà approvato oggi dai Paesi del Mef (i G8 più Australia, Brasile, Cina, Corea del sud, India, Indonesia, Messico e Sudafrica) e la Danimarca (per il ruolo di presidente della conferenza), si riconosce “l’opinione scientifica secondo la quale l’incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi centigradi”. E di rilievo politico il mutemento di rotta degli Usa, che durante l’amministrazione Bush neppure prendevano in considerazione una discussione su questo tema.
Il negoziatore indiano, Dinesh Patnaik, nello spiegare la posizione contraria del suo Paese, ha accusato i Paesi industrializzati di non aver voluto fissare obiettivi di medio termine e di non essersi impegnati a fornire aiuti e tecnologie per la transizione delle economie emergenti verso le energie ‘pulite’.
Sull’argomento è intervenuto l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, che ha definito una ”assoluta bizzarria” della storia che la Cina e gli altri grandi nuovi protagonisti della politica mondiale come l’India e il Brasile non si seggano attorno al tavolo dei G8 ma siano relegati, con complicate finzioni diplomatiche, a mangiare in cucina. ”Le finzioni – ha aggiunto- possono mascherare la realtà per un periodo di tempo brevissimo. Il periodo per adattare il G8 alla realtà della storia è già passato da un pezzo”.
Si vedrà oggi se qualcosa cambierà , anche se è improbabile. Preoccupa, tuttavia, l’atteggiamento di stampa e televisione, ormai indirizzati in una descrizione del summit colorata da un nazionalismo provinciale e rozzo. Sulla ‘cattiva’ organizzazione del G8, l’eventuale bocciatura del punto cruciale dell’accordo sulle emissioni, prova come le critiche della stampa estera fossero fondate.
Il mettere l’accento sulle ‘congratulazioni’ che l’amministrazione Usa ha fatto all’Italia è risibile. Le regole che governano la diplomazia internazionale non prevedono comportamenti diversi nei confronti del Paese ospitante.
Diversa riflessione si può fare su una frase ‘speciale’ pronunciata da Barak Obama nella sua dichiarazione alla Presidenza della Repubblica. Ha detto il presidente Usa che Giorgio Napolitano ha “una reputazione meravigliosa” e merita “l’ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese”.
Oltre i complimenti di prammatica, è quel “non solo per la sua carriera politica” ad avere importanza, perchè il presidente italiano ha alle spalle una lunghissima militanza comunista ed il riconoscimento di Obama indica come con il leader afroamericano la diffidenza e la discriminazione ideologica che per decenni ha nutrito le amministrazioni statunitensi verso quella parte ideologica si siano sgretolate.


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