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Arriva il Barnum del G8

Autore: . Data: martedì, 7 luglio 2009Commenti (0)

Il G8 è alle porte, domani è il grande giorno.  E’ davvero un incontro utile?

berlusconi_cornaIn realtà la parata di capi di stato e di governo nelle zone terremotate d’Abruzzo è una colossale operazione mediatica del tutto incapace non solo di affrontare, ma anche di risolvere i problemi che affliggono il pianeta.

Per motivi che sfuggono gli analisti, molto spesso, non spiegano ai lettori alcune cose semplici, ma fondamentali per comprendere come vanno le cose in questo mondo. I Paesi, alcuni Paesi, sono più forti di altri. Hanno sistemi industriali complessi, settori di ricerca evoluti, posseggono brevetti fondamentali per lo sviluppo delle tecnologie applicate, controllano l’estrazione e lo sfruttamento delle materie prime, dai diamanti all’uranio, dal rame al petrolio.

I governi di Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina hanno una enorme capacità di influenzare i processi. Si pensi alla guerra in Iraq. Il governo quasi inesistente di quel Paese, ovviamente condizionato dagli interessi degli occupanti (o dei liberatori, dipende da come si guarda la situazione) ha deciso di smantellare il monopolio nazionale sullo sfruttamento dei giganteschi giacimenti di petrolio voluto da Saddam. Saranno stranieri i gestori dell’estrazione. Per quanto del tutto subalterno agli ‘ordini’ dei potenti, l’esecutivo di Baghdad ha fissato delle quote per barile, una parte della materia estratta andrà agli stranieri, una parte all’Iraq.

Si è svolta una specie di gara ed il primo luglio si è scoperto che un consorzio formato dalla britannica British Petroleum e dai cinesi della CNPC International Ltd si è impossessato del giacimento di Rumaila, il più grande dell’Iraq, con una riserva stimata di 17,7 miliardi di barili. I ‘gestori’, riceveranno due dollari al barile. Le offerte per gli altri giacimenti sono state tutte ritirate, perchè il margine di guadagno è stato cosiderato troppo basso dai competitors internazionali ed adesso si dovrà procedere ad una nuova asta ‘al ribasso’.

I cinesi di CNOOC e Sinpec avevano chiesto 25,40 dollari al barile per il sito di Maysan, contro un’offerta di 4 dollari. Il gigante americano ConocoPhillips aveva proposto 26,70 dollars al barile per lavorare nel giacimento di Bai Hassan, contro un’offerta di 4 dollari. Un consorzio composto dalla Sinopec, dall’italiana Eni Medio Orient SpA, dall’americana Occidental Petroleum e dalla sudcoreana Korea Gas Corp ha rinunciato alla commessa il giacimento di Zubar, dove chiedeva una quota di 4,80 dollari al barile contro i 2 dollari offerti dal governo.

Oggi la produzione irachena è limitata a due milioni e quattrocentomila barili al giorno, ma l’obiettivo è di arrivare a quattro milioni. Una volta raggiunto lo standard, lo stato iracheno intascherà, secondo le stime, 1,7 trilioni di dollari, ma i concessionari la bellezza di 30 miliardi.

Il motivo per il quale i meeting di questo tipo non riescono a trovare reali strumenti per risolvere problemi è che gli interessi collettivi non possono essere più importanti di quelli nazionali e così dopo la produzione di fumosi documenti e dichiarazioni di intenti i governi dei più forti cominciano a lavorare dietro le quinte per garantire se stessi ai danni degli altri.

In Africa l’influenza cinese si sta allargando da anni e difende, tra l’altro, il regime criminale del Sudan, con il quale ha importanti accordi commerciali. La Francia si è trovata impegnata in un ancora misterioso conflitto in Costa d’Avorio. Nel 2002 il principale produttore di cacao al mondo si è trovato dilaniato a causa di uno scontro interno ai poteri forti di Parigi, alle non troppo nascoste operazioni di Libia ed Israele, alle mire di Bush in Africa ed alle conseguenti contromisure di Pechino. Insomma, gli ivoriani hanno subito una guerra civile su commissione, mentre alcune cancellerie giocavano a Risiko sulla pelle della popolazione civile.

Lo stesso ‘conflitto di interessi’ è presente anche nell’Unione Europea ed è la causa principale della sua totale incapacià di intervento diplomatico quando si verificano conflitti, come è successo per quello tra Russia e Georgia, o nelle controversie sulla questione Cecena o per il Kossovo. I governi nazionali, in questi casi anche Berlino, hanno pensato a ben altro, non certo all’Europa.

Insomma, Londra, Pechino, Washington, Mosca e Parigi stanno bene attente a non perdere le proprie aree di influenza e si combattono anche furiosamente per difenderle. In questo scenario influiscono i servizi segreti e le compagnie private (dotate anche di mini eserciti) come è avvenuto in una fase della guerra delle banane durante il conflitto in Somalia nel 1995, quando l’americana Dole voleva sbaragliare il concorrente italo-somalo della Somalfruit.

L’Italia è del tutto inesistente, non conta nulla. Durante il governo Prodi, l’allora ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, cercò di ritagliare uno spazio per il nostro Paese e in Libano riuscì ad imporre il punto di vista italiano. Il suo successore berlusconiano, Frattini, in occasione del conflitto Russia-Georgia è rimasto in vacanza alle Maldive con la sua fidanzata del momento, mentre durante l’nvasione israeliana di Gaza, la Farnesina sembrava l’ufficio stampa di Tel Aviv, nonostante il principale alleato di Israele, gli Usa, fossero prossimi ad un cambio di presidenza che avrebbe lanciato alcuni significativi cambiamenti nell’atteggiamento di Washington nei confronti del conflitto israelo-palestinese. Il ministro si presentò di fronte alle telecamere per commentare le vicende con la tuta da sci, dal momento che era di nuovo in vacanza sulle montagne.

A far svanire nel nulla quel minimo di credibilità internazionale che ancora possedeva il nostro Paese ci si è messo infine Berlusconi, non solo per gli ultimi scandali, ma con una serie indicibile di gaffes, comportamenti inopportuni, dichiarazioni irragionevoli ed altre ancor più irragionevoli smentite.

La paura ormai cieca di un nuovo ‘colpo’ della stampa internazionale in occasione dell’apertura del summit dell’Aquila ha spinto poi la presidenza del Consiglio a diramare un comunicato contro i giornali stranieri, colpendo tra l’altro un ‘mostro sacro’ dell’informazione mondiale, l’inglese ‘The Times’.

In relazione alla possibilità che siamo pubblicate fotografie di Berlusconi alle prese con ragazze ed in atteggiamenti ‘sconvenienti’, Palazzo Chigi invece di tacere ha reso noto: “Alcuni giornali stranieri, tra cui il Sunday Times, del gruppo Murdoch, starebbero per pubblicare a ridosso del G8 alcune foto asseritamene scattate a Villa Certosa. Certa stampa straniera insiste nel pubblicare menzogne e insinuazioni sul Presidente Berlusconi senza citare nomi, nè fonti. La scorsa settimana aveva copiato alcune frasi dell’Espresso riportandole come proprie e attribuendole a fonti anonime. Anche stavolta – prosegue la nota – questa stampa si fa portavoce di personaggi definiti ‘ben informati’, ma riprende in sostanza articoli già pubblicati in Italia. Siamo di fronte, con tutta evidenza, ad un gioco di rimbalzo, ad un attacco concertato, ad una morbosa campagna di stampa che pero’ non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse”.

Senza neppure comprendere quali sono le regole che ordinano il lavoro della stampa anglosassone, rigidissima nelle verifiche delle fonti ed assolutamente allergica a pressioni o minacce, il comunicato della presidenza del Consiglio ha aggiunto: “Nessuna immagine scattata a Villa Certosa può avere alcunché di imbarazzante per il presidente Berlusconi” ed in particolare le immagini a cui fa riferimento il quotidiano britannico “non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali”. Nel comunicato si ricordava anche che la pubblicazione di qualsiasi foto sulla villa in Sardegna del premier “è inibita da un provvedimento del garante della privacy”.

E’ chiaro che i direttori dei grandi quotidiani internazionali ed i reporter stranieri, non totalmente condizionati dal Palazzo come avviene in Italia, saranno sempre meno indulgenti, poichè non è abituale che un governo attacchi un giornale accusandolo di manipolare foto, di citare fatti inventati, di screditare un premier per motivi commerciali (Murdoch è il proprietario di Sky, concorrente di Mediaset).

Il G8 che comincia domani si apre sotto pessimi auspici, coordinato da un uomo screditato, Berlusconi, e con un programma del tutto impossibile da realizzare, ovvero la ‘salvezza’ per l’Africa e per l’ambiente. Davvero un teatrino o che si poteva evitare.

Roberto Barbera

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