Lerner contro un conduttore di ‘Radio Padania’
Istigare all’odio razziale attraverso i media e “proclamare colpe collettive di intere popolazioni” può portare ai raid e alle spedizioni punitive contro gli immigrati come quelle che si sono verificate negli ultimi tempi in Italia.
È quanto ha sostenuto ieri in aula il giornalista Gad Lerner, durante la sua testimonianza al processo nel quale è imputato Leopoldo Siegel, conduttore della trasmissioni di Radio Padania ‘Filo diretto’, per diffamazione a mezzo stampa aggravata dalla discriminazione e dall’odio razziale.
La vicenda per la quale Lerner è parte offesa riguarda la puntata della trasmissione radiofonica del 27 settembre 2007. Siegel aveva tratto spunto dalla trasmissione ‘l’Infedele’ su La7, andata in onda la sera prima, e che aveva trattato il tema dei romanì.
Il giornalista ha spiegato al giudice di avere voluto sporgere querela in quanto si è sentito “gravemente denigrato e offeso” e di aver voluto anche denunciare l’istigazione all’odio razziale contenuto nelle parole usate da Siegel contro non solo i romanì, ma anche nei riguardi del popolo ebraico, accomunati in uno stesso discorso pieno di pregiudizi razzisti.
Riassumendo uno dei passaggi della sua deposizione, Lerner al termine della sua udienza, ha spiegato che senza addebitare a Siegel alcuna colpa per i raid e le violenze, “la licenza di proclamare attraverso i mass media colpe collettive di intere popolazioni può portare all’effetto indiretto di aggressioni e spedizioni punitive che purtroppo si sono verificati”.
“Credo – ha concluso il conduttore de ‘l’Infedele’ – che sia importante un giudizio della magistratura visto che in questo caso si tratta di una persona chiamata a ricoprire incarichi pubblici, in provincia a Milano”. Siegel è candidato a ricoprire la carica di assessore a Palazzo Isimbardi.


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