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Veltroni in corsa per suicidare il Pd

Autore: . Data: mercoledì, 17 giugno 2009Commenti (1)

Riemerso dalla sua personale disfatta, l’ex segretario chiama i suoi alla battaglia contro il “vecchio”. Propone il nulla e sceglie Facebook.

veltroniQuattro milioni di elettori spariti non sono stati in grado di far capire a Veltroni che il pasticcio del Partito democratico più che una grande opportunità è un colossale errore politico. Seguendo fedelmente la sua linea di totale distacco dalla realtà ha scelto nientemeno che Facebook per convocare “il popolo delle primarie” alla riscossa e richiamato i giorni del Lingotto, a suo parere la pietra filosofale che risolve ogni problema.

Ha scritto il leader che si immaginava in pensione: “Vorrei essere chiaro: io sono e rimarrò fuori da un certo tipo di battaglia politica”, forse alludendo allo scontro tra correnti nel Pd ed aggiunto: “Una cosa, però, sento di doverla sottolineare: di tutto abbiamo bisogno, tranne che di ritorni ad un passato che ha poco da dire. L’idea del Partito Democratico, come dimostra il voto europeo, è un progetto d’avanguardia, e l’idea di tornare indietro, in modo palese o camuffato, è un errore. Ci vuole più riformismo, più modernità, non il ritorno ad antiche e inesistenti certezze”.

In contraddizione con se stesso, vedendo un giardino fiorito al posto del collettore di errori che ha contribuito personalmente ad allestire, Veltroni pensa che “in Italia c’è finalmente una grande forza che unisce le tradizioni e le nuove idee dei riformisti. Il sogno che alcuni di noi coltivavano da anni si è realizzato”.

Qui il problema diventa più umano che politico. L’inesistenza di una opposizione organizzata nel Paese, la totale mancanza di identità del Partito democratico, la presenza al suo interno, contemporanea ed incociliabile, di integralisti cattolci e di laici, il non aver saputo contrastare la deriva razzista nel Paese, la secca perdita di elettori e la confusione che alla vigilia dei ballottaggi rschia di far ‘cadere’ città come Firenze o Bologna non bastano a Veltroni per ammettere gli sbagli.

Chiuso nel suo bunker di verità immaginate, consigliato da qualche dilettante della comunicazione, ha pensato di ricorrere ad un ‘social forum’ per parlare ad un ex blocco sociale che è arrivato a trasferirsi in massa nella Lega al nord, che si è astenuto al sud e che nelle regioni ‘rosse’ ha mostrato crepe pericolose ed inquetanti.

“E’ davanti a noi che ci sono possibilità enormi, molto più grandi di quanto il quadro complessivo e la nostra attuale situazione potrebbero far pensare. Una lunga stagione, per la destra e i conservatori, si sta chiudendo. Anche, se non soprattutto, in Italia, dove molti segnali stanno dimostrando che il “berlusconismo” ha iniziato la sua parabola discendente”, ha dichiarato Veltroni. Come il capitano di un Titanic, che mentre la nave affonda dice ai passeggeri terrorizzati che sì, si rischia la vita, ma il bastimento è il più moderno mai costruito dall’uomo e che è vero, anche se l’iceberg non lo ha capito, il progetto è fantastico, bisogna esserne orgogliosi e si può morire soddisfatti.

Dopo aver costuito intorno a se un gruppo dirigente chiuso e sordo, aver praticamente azzerato il dibattito interno e con quell’agire scatenato nel giochino delle correnti i troppi galli dello stesso pollaio, adesso l’ex segretario afferma: “Una sconfitta è una sconfitta, e questo ha significato [...] Ma da una sconfitta un partito, in particolare se è nato da pochi mesi e se raggiunge il 33 per cento e oltre dei voti, può tranquillamente ripartire, per radicarsi e per affermare le proprie idee [...] Invece questa passione è stata delusa, queste persone sono state disorientate. Il Partito Democratico è apparso subito impegnato più in laceranti e troppo spesso sotterranei scontri interni, più in un gioco perverso di posizionamenti individuali e di manovre di corrente, che in un convinto e unitario lavoro comune”.

E’ cieco quest’uomo, che con la sua miopia ha travolto persino la capitale, inventando un candidato, Francesco Rutelli, ‘cavallo di razza’ capace di far diventare sindaco ‘de Roma’ un esponente della destra ex fascista.

E’ confuso quest’uomo, perchè il il Pd non ha una strategia, non è al 33 per cento, ma al 26 dopo meno di un anno e manca di identità culturale e politica.

Ignora quest’uomo che il ‘nuovo’ non è mescolare a caso ingredienti per vedere cosa succede, ma saper rispettare le diversità ed accettare il principio assoluto della democrazia: non sempre si può andare insieme e d’accordo.

Ma c’è un’origine alla base dei comportamenti veltroniani, forse generata dall’incoscio, forse residuo di una mal digerita esperienza ‘comunista’: lo stalinismo. Un retaggio di una parte del vecchio Pci, nel quale il ragazzo Walter ha imparato la logica della politica. Lui pensa sia lecito ‘recitare’ la commedia del ‘buonismo’ per imporre poi il dictat ed eliminare senza scrupoli il pensiero critico di altri.

Ha descritto questa patologia, involontariamente e con chiarezza, su Facebook: “Anche per questo, nei mesi passati, ho evitato ogni polemica, ogni recriminazione, ogni atteggiamento di distanza, ogni intervista malevola. E ho voluto assicurare a Dario Franceschini, al suo sforzo intelligente, un sostegno leale e sincero. Per me è stato e sarà sempre così. E’ solo per Partito Democratico, solo per il bene che voglio ad un progetto atteso e voluto da anni e che ora più che mai va rilanciato e rafforzato, che ho chiesto a personalità di diverse idee e sensibilità di ritrovarsi a Roma il 2 luglio, al Capranica”.

Ma come, dieci righe sopra non aveva comunicato “sono e rimarrò fuori da un certo tipo di battaglia politica”?  Del tutto inconsapevole del significato e del peso delle parole Veltroni ha aggiunto: “Sarà quanto di più lontano, lo dico a scanso di equivoci e in nome di una assoluta ripugnanza per le vecchie e deleterie logiche correntizie, dell’ennesimo incontro di una componente che si vede per “pesare” nella vita interna di un partito. Chi si aspetta questo può anche non venire, quel giorno. A me interessa solo ed esclusivamente il progetto al quale ho lavorato per tutta la mia vita politica”.

Insomma, per l’ex segretario un certo numero di persone si riunisce, afferma di sostenere un candidato alla segreteria, Franceschini, non elabora un rigo, un solo rigo, di piattaforma politico-programmatica per giustificare l’adunanza, indica che un “progetto è messo in discussione” e dice di volerlo difendere, ma rappresenta è una corrente. Allora cos’è, un gruppo di sostegno?

Ed ecco ancora comparire lo ‘stalinismo’, il non rispetto per le posizioni altrui. Si è certi di possedere una verità incontrovertibile, tanto forte da non accettare la dialettica o il confronto su ipotesi differenti. Si ha ragione e basta, per cui non si è ‘corrente’, ma piuttosto ‘identità’ superiore, casta sacerdotale eletta alla difesa di principi fondanti, in lotta contro temibili e cinici eretici, quelli si riuniti in gruppi, organizzati e antipartito.

Walter Veltroni, Francesca Barracciu, Sergio Chiamparino, Paolo Gentiloni, Pietro Ichino, Andrea Martella, David Sassoli, Aldo Schiavone e Luigi Zanda si vedranno il 2 luglio per parlare appassionatamente del ‘Lingotto’, materia misteriosa per milioni di italiani e per migliaia di iscritti al partito, ma senza lo scopo di voler ‘premere’, ‘contare’, ‘influenzare’. No, per carità, solo per il piacere di riunirsi. Con loro, a sorpresa, ma non troppo, anche Debora Serracchiani, il volto nuovo del Pd, che ha occupato meno di una settimana per ‘scegliere’ una parte tra le parti, distruggendo subito la sua immagine di ‘spirito libero’, di ‘outsider’.

I commenti del “popolo delle primarie” sono caustici. Sullo spazio Facebook di Veltroni a 24 ore dalla pubblicazione meno di trenta post. Tra questi ha scritto Giuseppe Caivano: “Veltroni ma dopo tutte le batoste subite e dopo che speravamo di esserci liberati di te, sei tornato.. non ti bastava aver distrutto il centrosinistra, aver affossato il governo Prodi, aver consegnato l’italia a Berlusconi e Roma ad Alemanno.. Se fossi rimasto alla guida del Pd sarei stato più contento, il Pd non sarebbe arrivato nemmeno al 22 per cento ed ora forse si sarebbe potuto parlare di costruire un grande partito che sia davvero di sinistra. Mi dispiace per la Serracchiani, che mi sembra una persona in gamba e con le palle (non come te). Tuttavia, proprio il fatto che ci sia tu a sponsorizzarla le fa perdere quella credibilità che avrebbe potuto avere. Spero solo che tu non possa essere in grado di fare ulteriormente del male alla già disastrata Sinistra italiana”.

Massiccio invece l’invio di commenti sul sito del ‘la Repubblica’, ma gran parte dei messaggi sono sullo stesso tono. Katerina64 ha le idee chiare: “Sono seriamente preoccupata. A leggere le parole di Veltroni manca del tutto, mica un po’, la visione della realtà. Ma dove lo vede questo grande partito che avrebbe realizzato l’unione delle forze riformiste? Ma meno male che c’è qualcuno che questo sogno, così come è stato realizzato, lo mette in discussione! Se Veltroni vuole davvero dare una mano cominci con l’assumersi, per una volta nella vita, la responsabilità dei suoi numerosi fallimenti. Che non glielo ha ordinato il medico, ne tanto meno D’Alema il bruto, di guidare il PD da un errore all’altro. Che mentre l’Alitalia crollava lui stava a New York a scoprire l’alba!!! Questo giochetto di farsi vittima di trame altrui deve finire. The End (così lo capisce meglio)”.

Mala tempora currunt in quel del Partito democratico, ma quel che è peggio per il Paese intero.

Roberto Barbera

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Commenti (1) »

  • april ha detto:

    Ancora parla questo??

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