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Un referendum pericoloso

Autore: barbera. Data: martedì, 16 giugno 2009Commenti (0)

Domenica si voterà anche per modificare l’attuale legge elettorale per renderla ancora peggiore.

referendumLa già orrenda ‘porcata’, come l’ha definita persino il suo ideatore, il leghista Calderoli, rischia di essere modficata per diventare un reale attentato alla democrazia del Paese.

I proponenti vorrebbero imporre ai cittadini un sistema politico bipolare, nel quale siano solo due i partiti. Nemmeno un cenno al problema delle preferenze, che anche nella nuova formulazione rimarrebbero di totale pertinenza delle segreterie delle forze politiche.

Se i cambiamenti proposti  fossero approvati, il nuovo sistema assegnerebbe il 55 per cento dei seggi al partito più votato, quale che sia la sua reale consistenza. Col 20 per cento dei voti si potrebbe avere il controllo totale del Parlamento.

Secondo il Pd, che appoggia i referendari, dopo l’approvazione delle modifiche si dovrebbe discutere di una nuova legge. Perchè sia necessario arrivare ad un meccanismo ancor più iniquo per realizzarne dopo uno ‘giusto’ non è chiaro ed il Partito democratico ancora non è riuscito a spiegare la logica del ragionamento.

Franceschini, inoltre, non chiarisce i motivi per i quali, se si arrivasse al ‘superpremio’ per un solo partito, Berlusconi dovrebbe rinunciare volontariamente ad una maggiornaxza certa ed insidacabile ed in grado di lasciargli totale libertà di azione. Oggi è ‘costretto’ all’alleanza di coalizione con la Lega, perchè la legge ‘regala’ la maggiornanza agli schieramenti, domani il suo Pdl presentandosi da solo otterrebbe lo stesso vantaggio da solo.

Per i proponenti il premio di maggioranza per un solo partito spingerebbe le forze politiche a fondersi ed accordarsi per comporre una sola lista in comune. Il ‘nuovo’ meccanismo, insomma, teorizza l’obiettivo della ‘mimetizzazione’, facendo crescere ulteriormente le unioni finalizzate solo alla gestione del potere, conflittuali, disomogenee e con correnti in guerra permanente al proprio interno.

L’importanza dei meccanismi elettorali è fondamentale per il funzionamento della democrazia.  Quello vigente premia le coalizioni collegate su una dichiarata proposta politico programmatica e così spinge i partiti che  vogliono godere del premio di maggioranza,  a convergere su una coalizione con medesima proposta di governo presentata per legge.

Si innesca un meccanismo per rendere le coalizioni più ampie possibili, coagulate intorno allo stesso programma in modo da poter vincere. Così i voti ottenuti dalla perdente delle due principali coalizioni saranno statisticamente attorno al 45 per cento e il premio di maggioranza per quella vincente risulterà abbastanza inferiore al 10.

Oggi il premio di maggioranza è solo un criterio tecnico, per altro discutibile, per consentire la governabilità, ma non stravolge la rappresentanza nelle Camere, tanto che i governi possono poi trovarsi in difficoltà, come è successo per Prodi.

Il cambiamento alla legge, al contrario, attribuisce il premio di maggioranza al primo partito da solo, per cui in pratica sarà sufficiente ottenere una maggioranza realtiva dei voti per riscuotere quella assoluta dei seggi.

I referendari affermano che le modfiche non distruggerebbero i partiti minori, ma non è vero. Con un premio di maggioranza così grande e facile il confronto si sposterebbe dal dibattito politico pluralistico al problema di essere il partito numericamente più forte. Gli altri rimarrebbero al margine e questo produrrà la loro inutilità, decretandone l’estinzione o, al meglio, l’assoluta ininfluenza del pensiero di milioni di elettori.

E’ una concezione della politica che nega il pluralismo, lo riduce ad un lusso per intellettuali, senza peso reale.

Quest’anno il Paese è in difficoltà a causa della crisi, vorrebbe poter risalire la china, ma non sa come fare, anche perché da quindici anni non esistono più il dibattito politico culturale e il confronto sulle rispettive proposte programmatiche. A sinistra mancano idee e la teoria della costruzione dei ‘megapartiti’ ha generato una ‘cosa’ senza strategia, a destra il Pdl ha imbarcato dall’estrema destra agli ex socialisti, da sostenitori acritici del Cavaliere a democristiani buoni per tutte le stagioni.

Inoltre l’approvazione del referendum elettorale e il grosso premio di maggioranza potrebbero favorire il disegno di quanti vogliono avere meno legami per cambiare la costituzione, perchè se il primo partito prende il 55 per cento dei seggi da solo, diviene abbastanza facile raccogliere l’altro 11,66 necessario per cambiate la Carta da soli. Con il 30 e qualcos’altro si potrebbe ignorare tutti gli altri.

Per questo è importante che il referendum sia sconfitto. Perchè già oggi Berlusconi ritiene di governare a colpi di fiducia ed ignorando le Camere, possedendo per altro un impero mediatico e finanziario.

La democrazia italiana è sempre più in difficoltà, forse al suo crepuscolo. Non sembra proprio il caso di aggravarne la crisi.

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