Terremoto: la cura non è miracolosa
Diverse centinaia di vittime del sisma hanno marciato a Roma contro le decisioni del governo. Ma Berlusconi non avera organizzato un paradiso?
La manifestazione, prontamente censurata dal Tg1 delle 13,30, ha coinvolto per molte ore semplici cittadini e non attivisti dell’opposizione. I partecipanti non avevano bandiere di partito, campanacci, coccarde rosse o fischietti da metalmeccanci. Solo slogan del tipo “cento per cento ricostruzione, partecipazione e trasparenza” o “forti e gentili, fessi no” ed alcuni striscioni con le scritte: “Case, scuole, Università . Subito. Contro la speculazione ricostruzione dal basso”, ‘Una sola grande opera: ricostruire L’Aquila dal basso”..
Sono arrivati nella capitale verso le 9,30 a bordo di una ventina di pulman, nel giorno in cui la Camera approvava il decreto legge sull Abruzzo. Hanno attraversato le vie del centro, si sono fermati davanti alla Camera e poi si sono diretti al Quirinale. Chiedevano garanzie, pretendevano la riapertura ed il restauro del centro storico dell’Aquila e risarcimenti per i danni alle imprese. Ma prima di tutto erano decisi a voler partecipare alle decisioni. Nel pomeriggio, verso le 18, prima di tornare alle tendopoli hanno osservato un minuto di silenzio stando seduti sull’asfalto in memoria delle vittime del terremoto. Poi c’è stato un lungo e scrosciante applauso a cui si sono uniti anche alcuni passanti di via del Corso, una strada che costeggia Palazzo Chigi. così i manifestanti, che ancora si trovano in via del Corso, percorrendola per pochi metri e poi sedendosi di nuovo sull’asfalto, hanno voluto ricordare le vittime del sisma abruzzese. Mentre tornavano ai bus i manifestanti hanno lanciato slogan di insulti contro Berlusconi
Massimo Cialente, sindaco del capoluogo abruzzese, dopo un incontro con Gianfranco Fini, ha detto che il colloquio è “andato «bene”. Il presidente della Camera ha “confermato l’attenzione già evidenziata quando è venuto a L’Aquila alla seduta solenne del consiglio regionale dell’Abruzzo”.
Il primo cittadino dell’Aquila, insieme alla presidente della provincia, Stefania Pezzopane, guidava una delegazione di amministratori locali abruzzesi molto preoccupati per come si sta sviluppando il piano di ricostruzione.
Cialente ha ringraziato Fini per aver garantito un dibattito il più ampio e articolato possibile in aula e per aver darto ascolto alle istanze degli abruzzesi, ma ha mostrato amarezza per il decreto sulla ricostruzione che, ha sostenuto, non mantiene gli impegni presi con i cittadini.
In particolare, l’approvazione dell’emendamento “simbolo” del provvedimento, quello sulle seconde case, votato proprio mentre era in corso l’incontro con il presidente della Camera. “Per la prima volta è stata fatta una distinzione tra case di residenti e di non residenti in un caso di calamità naturale”, ha sottolineato il sindaco.
“Sarà difficile farlo capire ai cittadini, quando il 29 maggio il presidente del Consiglio ci aveva dato assicurazioni in senso contrario”, ha aggiunto Cialente. Alla domanda perchè le indicazioni date ieri nel comunicato di Palazzo Chigi non vengano riportate nel testo della legge il sindaco ha risposto: “Quando un decreto ha già tracciato il solco puoi fare tutte le ordinanze che vuoi…. Se non si cambia strategia la ricostruzione della città non ci sarà , ci saranno solo le 15mila casette. E questo significa la morte dell’Aquila, che sarebbe una sconfitta per il Paese”. In questo momento, ha ammesso Cialente, “ci sentiamo umiliati e traditi dal governo”.


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