Sei marocchina? Torna a casa tua
Una donna marocchina di 31 anni, impiegata al museo egizio di Torino, è stata umiliata da un insegnante.
Il preside di una scuola media di Bari, che era in gita a Torino con i suoi alunni, durante una visita all’interno del museo ha offeso la dipendente e poi sostenuto che si trattava
di uno ‘scherzo’.
Mentre ragazzi e professori guardavano i capolavori conservati nell’esposizione torinese, la più grande collezione al mondo dopo quella del Cairo, il preside, rivolgendosi alla donna avrebbe detto: “Torni al suo Paese e parli così ai suoi fratelli”.
Alain Elkann, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, si è detto amareggiato per quanto è successo lo scorso 5 maggio e sostenuto: “Mi consulterò con il ministro Maria Stella Gelmini. Quello che è accaduto è una cosa intollerabile”.
La la direttrice del Museo Egizio Eleni Vassilika ha dichiarato: “Il nostro staff è stato ripetutamente attaccato verbalmente e umiliato di fronte a terzi” e sottolineato di aver già scritto al ministro Gelmini e al ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta.
Il preside, rivolgendosi agli alunni, avrebbe anche aggiunto: “Ragazzi venite allontaniamoci dalla mummia”.
Il responsabile della scuola barese, però non si sente un razzista. Dalle colonne della stampa ha replicato di aver pronunciato la frase della mummia, ma scherzosamente perchè alcuni dei ragazzi non si muovevano.
La capacità di comprendere cosa possa ferire una persona diventa sempre più rara in italia. Il preside, poi, ha insistito: “Ho un’esperienza ultraventennale anche come operatore della Caritas per l’accoglienza di immigrati, in quella gita c’erano anche due ragazzi di colore”.
Due ragazzi ‘neri’, considerando che tutti, anche i bianchi sono espressione di un colore, non sono un alibi. Si trattava di regolari iscritti ad una scuola ed il fatto che fossero lì non rientrava in un particolare beneficio al quale erano stati ammessi. Quando le ‘giustificazioni’ sono peggiori delle offese.


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