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Ronde ‘nere’ e fascisti veri

Autore: . Data: lunedì, 15 giugno 2009Commenti (2)

Ha prodotto clamore la presentazione dei nuovi ‘sceriffi’, anche un’inchiesta. Ma il fascismo non era stato sdoganato dal governo e non solo?

rondeI giornali hanno manifesatato grande stupore per la presentazione a Milano delle ronde della Guardia nazionale italiana (Gni). I volontari si definiscono “un’associazione apolitica e apartitica, a cui tutti i cittadini, di destra o di sinistra che siano, possono accedere liberamente”.

Dicono di essere già oltre 2.100 in tutta Italia e indosseranno una divisa composta da una camicia grigia o kaki, pantaloni grigi oppure neri con striscia gialla, basco con aquila imperiale romana e una fascia nera al braccio con impressa la ‘ruota solare’, simbolo del nascente Partito nazionalista italiano (Pni) che sarà guidato da Gaetano Saya.

I membri sono organizzati in una Onlus, iscritta tra quelle della Protezione civile, e circa il 30 per cento sarebbero ex appartenenti alle Forze dell’ordine. Loro sono pronti a pattugliare le strade 24 ore su 24, muniti di torcia e cellulare, e sicuri di affiancare le ronde padane, non appena sarà in vigore il Disegno di legge sulla sicurezza.

La Gni è stata presentata durante un convegno nazionale dell’Msi (Movimento sociale italiano), ma sostiene di guardare solo alla sicurezza dei cittadini. Giuseppe Giganti, coordinatore nazionale della Guardia ha detto: “La nostra funzione sarà esclusivamente di segnalazione, per comunicare qualsiasi problema alle forze dell’ordine” e poi aggiunto che il fascismo è “un’ideologia anacronistica che fa parte della storia”.

Fin qui i fatti, anche se non si comprende bene perchè, se i volontari sono “apolitici” e “apartitici”, abbiano deciso di portare al braccio il simbolo del Pni, si siano manifestati durante un convegno di quel partito e perchè sul loro sito vi sia anche un link che rimanda all’Msi.

In realtà il Partito nazionalista italiano dovrebbe essere l’articolazione al nord del  Movimento sociale italiano – destra nazionale, guidato da  Maria Antonietta Cannizzaro, che tra l’altro è anche la moglie di Saja, a sua volta capo del Pni.

Curiosa una delle indicazioni sul funzionamento dell’associazione contenute sul sito del Partito nazionalista: “Il Capo del Partito Ultranazionalista Italiano Ordina Comanda e Dispone le azioni da svolgere e, quando lo ritiene necessario, convoca a rapporto le Gerarchie del Partito”, anche per l’uso delle maiuscole.

Per Saja il suo partito vuol essere “la nuova destra conservatrice di Berlusconi, che in Italia è tutta da rifare”, mentre la moglie dice: “Sosteniamo il Pdl e manteniamo buoni rapporti con la Lega, con cui condividiamo tante idee e speriamo di collaborare”.

Per quanto i volontari abbiano escluso di essere ‘fascisti’, per un momento si può per ipotesi immaginare che non sia vero. Anche in questo caso perchè preoccuparsi di duemila nostalgici e non ricordare che Berlusconi, il centro destra ed anche alcuni esponenti del Pd hanno parlato di ‘riconciliazione’, di fatto sdogando chi si richiama ad un regime criminale che ha travolto l’intero pianeta provocando la Seconda guerra mondiale?

Immediate le prese di posizione contro le nuove “ronde nere”, come le hanno definite alcuni giornali e la Procura di Milano ha disposto un’indagine, tramite la Digos. Il procuratore aggiunto, Armando Spataro, formalizzerà nei confronti dei promotori l’accusa di violazione della legge Scelba: in sostanza, potrebbero essere contestati i reati di apologia del fascismo e ricostituzione del partito fascista, ai sensi della legge del 1952.

Il responsabile Sicurezza del Pd Marco Minniti, ha subito urlato: “Come volevasi dimostrare. Adesso arrivano le camicie grigie promosse dall’Msi che si affiancano alle camicie verdi. Si sta rivelando del tutto esatta la previsione di una cattiva partitizzazione della sicurezza nel nostro Paese. L’idea che il controllo del territorio possa essere affidata ad associazioni, milizie che si identificano con un colore politico, è un colpo al cuore ai principi di ogni democrazia liberale. La previsione era sin troppo facile. Ora si faccia qualcosa per fermare questo sconcertante delirio”.

Singolari le parole del dirigente del Pd. Per cosa si indigna per la presunta ideologia fascista del volontari della Gni o perchè abbiano messo in piedi delle ronde? Nel primo caso ben diverso dovrebbe essere stato l’atteggimento del suo partito quando da parte del presidente del Consiglio o di alcuni ministri del centro destra si è parlato dei repubblichini come di “combattenti in una guerra civile”, mentre in realtà erano alleati dei nazisti in una guerra di liberazione. Inutile poi ricordare le discussioni esplose in occasione dell’ultimo 25 aprile, perchè in quell’occasione si è detto di tutto.

Se invece fosse l’organizzazione delle ronde a scuotere la quiete del dirigente del Pd, si dovrebbe ricordare le parole che ponunciò il 2 marzo del 2008: “Tra tanti meriti di Walter (Veltroni, ndr), io gliene riconosco uno in particolare ed è quello di aver preso in mano un tema decisivo come quello della sicurezza. Per molto tempo lo abbiamo affrontato come se fosse un tema da imparare dal nostro avversario. Finora la percezione comune era che la destra fosse il partito della sicurezza, mentre alla sinistra al massimo spettavano le politiche di inclusione sociale”. Poi, non contento aveva aggiunto: “La sicurezza è il primo pilastro del Pd”.

Da sempre nella cultura della destra reazionaria e fascista si intende l’ordine come strumento per imporre una visione del mondo e per reprimere chi esprime pensiero critico e comportamenti ‘non tollerati’, mentre il razzismo è parte integrante dell’ideologia di quell’area politica. Per i progressisti, invece, è importante la comprensione e la soluzione dei problemi si carattere sociale, che producono diseguaglianze ed esclusioni e di conseguenza anche fenomeni di disagio.

Come giudica Minniti, che parlava di sicurezza mentre i reati erano in calo, le parole di due sue colleghi di partito, Rutelli e Fassino? L’ex sindaco di Roma ha detto a proposito della deportazione illegale di 500 migranti deciso dal ministro Maroni, che bisognava “respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina”, ed invitando il Pd a praticare il “vero riformismo” aveva spiegato: “Usciamo, finalmente, dal pendolo incessante che una volta va sull’accoglienza (quando vediamo una barca di disperati che annegano nel Canale di Sicilia) e la successiva sulla paura e l’intolleranza (quando degli stranieri si rendono colpevoli di gravi delitti). Dobbiamo comportarci come un grande Paese. Respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina”.

L’ex segretario dei Ds non era stato da meno: “So anch’io che su quei barconi ci sono don­ne e uomini che hanno diritto all’asilo, perché vittime di repressioni e persecuzioni. Anche se, non siamo ipocriti, sappiamo bene che invocare immediatamente il diritto di asilo anche quando non se ne ha titolo è un mezzo cui ricorrono mol­ti clandestini. In ogni caso, il problema c’è. Sono il primo ad auspicare che chi ne ha diritto sia tutelato, e c’è un mezzo per farlo: distinguere al­l’origine chi ha diritto all’asilo e chi è un migran­te clandestino”.

Un proverbio dice che chi semina vento raccoglie tempesta. La resposabilità dell’opposizione nell’aver cavalcato il tema della ‘sicurezza’ (invece di parlare al Paese dell’importanza di accoglienza e solidaretà sociale) per inseguire la destra sul terreno della discriminazione ha confuso i cittadini, anche quelli di sinistra, come si è visto nelle ultime elezioni.

Per questo è strano preoccuparsi per qualche centinaio di ‘volontari’ un po’ nostalgici e molto improbabili, mentre nel governo e tra le forze di maggioranza c’è chi propone strategie di apartheid, guarda con benevolenza al regime mussoliniano e grida ogni giorno al pericolo stranieri. E l’opposizione non si mobilita per ricordare ai cittadini che solo solidarietà e accoglienza favoriscono l’integrazione.

La logica in Italia sembra essere emigrata, ma si spera sia ‘respinta’, perchè possa tornare a casa e restituire al Paese la ragionevolezza indispensabile per allontanare una influenza di superficialità che ha contagiato moltissimi, anche a sinistra.

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Commenti (2) »

  • luce ha detto:

    Ma questo è un blog di DISINFORMAZIONE? lo sai che fu il NAZISMO e non il fascismo a scatenare la 2° guerra mondiale? lo sai che 20 anni di fascismo fecero quello che 80 anni di democrazia non riescono a fare?

    voi fate libera DISinformazione

  • redazione ha detto:

    Il lettore nostalgico del Duce non potrebbe superare gli esami di quinta elementare. Alcune cifre.
    Prima di tutto le persecuzioni nei confronti degli oppositori politici. Dal 1926 al 1943 il Tribunale speciale fascista ha emesso 978 condanne e 746 rinvii ad altra corte processando 5619 cittadini, condannandone 4596. Gli anni di prigione comminati ad esponenti antifascisti di diversi orientamenti politici sono stati 27.735 e 42 le sentenze di condanna a morte emesse, delle quali 31 eseguite.
    Numerosi oppositori al regime sono stati uccisi in pestaggi ed agguati. Tra loro, solo per citarne alcuni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, i fratelli Carlo e Nello Rosselli.
    Il 10 giugno del 1940 Benito Mussolini ha dicharato guerra a Gran Bretagna e Francia, entrando nel conflitto al fianco di Adolf Hitler. Nel 1938 erano state nel frattempo varate le leggi razziali. Furono schedati 58.412 persone aventi per lo meno un genitore ebreo, mentre solo 46.656 lo erano effettivamente. Furono tutti espusli dagli impieghi pubblici e dalle libere professioni e fu limitato il loro diritto di proprietà.
    Dopo la caduta del regime, nel 1943, in collaborazione coi nazisti, i fascisti avviarono la deportazione nei campi di concentramento dei prigionieri. Solo a Roma furono arrestate 1023 persone. A casa sono ritornati in 17. Il 30 novembre 1943 il ministero dell’Interno della Repubblica sociale italiana diramò l’Ordine di polizia n. 5 che imponeva l’arresto degli ebrei di tutte le nazionalità, il loro internamento dapprima in campi provinciali e poi in campi nazionali e il sequestro di tutti i loro beni. Le confische ‘temporanee’ divennero in seguito definitive ed i gerarchi si impossessarono di terreni, fabbricati, aziende, titoli, mobili, preziosi e merci di famiglie ebraiche. Nella “caccia agli ebrei” le formazioni più ‘efficienti’ furono la banda Carità a Firenze, la banda Kock a Roma e poi a Milano, la legione Muti, e la Guardia nazionale repubblicana, le Brigate Nere, le SS italiane. In totale gli ebrei arrestati e deportati nel nostro Paese furono 6807; gli arrestati e morti in Italia, 322; gli arrestati e scampati in Italia, 451. Esclusi quelli morti in Italia, gli uccisi nella Shoah sono stati 5791 (fonte Liliana Picciotto Fargion nell’aggiornamento del “Libro della Memoria”).
    Furono costretti alla fuga dall’Italia Franco Modigliani (premio Nobel per l’economia), Emilio Segrè (premio Nobel per la fisica), Salvador Lauria (premio Nobel per la medicina), Achille Viterbi, Enrico Fermi, Arnaldo Momigliano, Bruno Pontecorvo, Bruno Rossi, Ugo Lombroso, Giorgio Levi Della Vida.
    A causa della Seconda guerra mondiale In Italia su 43.800.000 abitanti morirono 313 mila militari e 130 mila civili. In totale 443 mila persone, ovvero il 10,1 per cento della popolazione. Dopo il conflitto l’Italia non aveva più un sistema industriale, nessuna economia, alcune grandi città erano in gran parte distrutte.
    Durante il Ventennio le presunte modernizzazioni avviate dal regime furono prevalentemente di facciata. La situazione economica era talmente grave che il 18 dicembre 1935 dopo le sanzioni comminate all’Italia dalla Società delle Nazioni a causa della guerra in Etiopia fu chiesto ai cittadini di donare allo Stato le fedi in oro per evitare la bancarotta.
    SI potrebbe continuare per ore, ma non è il caso. Al fervente seguace dell’orbace un consiglio: studiare prima di parlare ed evitare la demagogia. Quella funziona solo con gli ignoranti.

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