Rai: tanto tuonò che non piovve
I giornalisti alla fine si sono riuniti, il Cda pure e non è successo nulla. Minzolini continua sulla sua strada.
I Comitati di redazione delle testate Rai si sono riuniti ed hanno scoperto di essere tutti Tg1. La pietra dello scandalo è l’ormai ingiustificabile Minzolini, che in pochi giorni di direzione è riuscito a devastare l’immagine del Tg1. Il motivo sta nella censura aplicata alle notizie sullo scandalo ìsquillo’ che ha coinvolto Berlusconi.
Hanno comunicato gli organismi sindacali dei giornalisti dell’azienda pubblica: “Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo Servizio Pubblico Radiotelevisivo’. Si legge ancora nel documento: ‘L’Assemblea Nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai puo’ venir meno e mai puo’ permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura”
Ma i Cdr non si sono limitati a criticare solo il distratto capitano coraggioso del principale tg italiano: “Vale anche per il Tg2 – hanno aggiunto – responsabile di analoghe omissioni, per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali. Vale per tutti i giornalisti del Servizio Pubblico, anche per quelli che, come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini, ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone. Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del Ddl Alfano sulle intercettazioni che dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera si appresta ad approdare in Senato”.
Per tutto questo l’Assemblea dei Cdr Rai ha dato mandato “all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie”.
Tuttavia, deve essere ricordato, un Tg non si fa da soli ed i redattori debbono credere di essere nel corpo dei Marines, dove se il capitano comanda e non si esegue l’ordine è pronta la corte marziale e pure il Jag, perchè il comandante Rabb e il colonnello MacKenzie sono già nel piccolo schermo.
Così, per esempio, le inqualificabili cronache da Washington in occasione della visita del premier al presidente Obama sono state gestite da un gruppetto di giornalisti che invece di raccontare i fatti si cimentavano in una celebrazione della ‘grandeur’ del nostro presidente del Consiglio. E che dire di un memorabile ‘servizio’ di Gennaro Sangiuliano, che il 18 giugno è riuscito a far diventare infondati dei fatti che non aveva raccontato, ben coadiuvato dal conduttore in studio Stefano Campagna, austero come un samurai giapponese nella sua divisa di addetto stampa del Pdl prestato al Tg1?
O la ‘simpatia’ di chi ha rilanciato la telefonata-dichiarazione del Cavaliere da Bruxelles, quando per caso ‘Papi Silvio’ fu ripreso mentre elaborava l’ennesima smentita parlando al telefono con un interlocutore che non ribatteva mai, lasciando supporre si trattasse di una recita messa in scena per evitare le domande dei giornalisti?
E la sparizione dei terremotati in corteo a Roma che urlavano contro Berlusconi e Bertolaso? O la sussurrata insinuazione lanciata in uno dei pochi ed omissivi pezzi sullo scandalo squillo nel quale il magistrato barese Pino Scelsi era descritto come “un aderente a Magistratura democratica”? Per non aggiungere i morti sul lavoro dmenticati, la crisi sottovalutata, le interviste inutili a decine di parlamentari impegnati a far propaganda e non a rispondere alle domande?
Minzolini è certamente inadatto a dirigere la testata giornalistica televisiva più seguita del Paese, ma sarebbe ingeneroso affidargli responsabilità anche di altri, come lui convinti che l’informazione non sia legata al rispetto della realtà e dei codici deontologici, ma alla fedeltà nei confronti del partito di rfermiento, che con magnanima generostà ricompenserà offrendo promozioni, incarichi ed aumenti di stipendio.
La lottizzazione è possibile fino a quando ci sarà chi si farà lottizzare, come le estorsioni sono possibili fino a quando i commercianti non si ribellano al pizzo e chiamano la polizia.
Il Comitati di redazione si sono riuniti, il Cda della Rai anche e forse si riunirà anche la Commissione di vigilanza, ma più in là , sembra.. I mandanti dell’assunzione di Minzolini, di maggioranza e di opposizione, si confronteranno nell’Ok Corral della demagogia e forse qualcuno nei Tg affetti da miopia pronuncerà per un paio di volte la parola D’Addario. Intanto i ‘capi’ della Rai hanno dato mandato al direttore generale di ribadire a tutti i direttori di testata che “il rispetto del pluralismo e della completezza dell’informazione del servizio pubblico deve essere il più rigoroso possibile”. Ribadire l’ovvio è un’ndecenza.
Ma la situazione rimarrà grave, perchè l’unico gesto che avrebbe potuto mostrare l’integrità morale dei giornalisti sarebbe stato il licenziamento di Minzolini, come esempio di correttezza nei confronti dei cittadini-utenti di un servizio che è di loro proprietà , in quanto pubblico e non a disposizione del Palazzo. Ed il congelamento delle carriere di chi in questi giorni ha seguito il direttore su una strada sbagliata e pericolosa per la democrazia nel mondo dell’informazione nazionale.
Un gesto che non vedremo mai, perchè alla fine ‘tutto si aggiusta’ in Italia e nessuno è chiamato a prendersi la responsabilità dei propri errori. Intanto tra qualche giorno il Cda sistemerà sulle poltrone altri giornalisti che hanno accettato di farsi sponsorizzare, continuando per una strada in discesa che porta alla rovina.


Lascia un commento