Pirati a Stasburgo
Tra i tanti segnali della crisi dei modelli tradizionali emersi con le elezioni europee la vittoria del Partito pirata in Svezia.
La formazione politica scandinava (Piratpartiet) ha utilizzato poche parole per spiegare il motivo della sua presenza alle consultazione di domenica : “Il Partito pirata vuole riformare la legge sul copyright profondamente, eliminare il sistema dei brevetti e garantire ai cittadini il rispetto del diritto alla privacy. Con questo ordine del giorno, e solo con questo, ci presentiamo alle elezioni per la rappresentanza in europa ed al parlamento svedese”.
Insomma, la battaglia per la libertà di ‘file sharing’ ha conquistato il 7 per cento nella terra dei vichinghi e manda un suo rappresentante a Strasburgo. La storia dei ‘liberi navigatori’ è complessa ed ha anche segnato un episodio grave per la liberale Svezia.
The Pirate Bay, il sito del partito che ha ben 20 milioni di utenti, è uno degli ultimi grandi spazi web europei che aggregano contenuti torrent senza preoccuparsi del diritto d’autore. Il sito ha subito negli anni innumerevoli attacchi, sopravvivendo a pressioni internazionali, tentativi di sabotaggio, ispezioni e azioni legali di ogni sorta.
Alla fine dell’ennesimo processo intentato dalle major del mondo dello spettacolo la giustizia svedese ha condannato i quattro fondatori perchè avrebbero ottenuto utili personali attraverso la pirateria. La pena stabilita prevede un risarcimento di circa 3,7 milioni di dollari, circa un terzo di quanto chiesto dai colossi dei media parti in causa, e un anno di prigione. I ragazzi, il più giovane a solo 24 anni, hanno proposto ricorso in appello, ma il futuro non lascia supporre che tutto sarà come prima.
Rick Falkvinge, il leader dei ‘liberi navigatori’ ha detto: “I giovani elettori hanno deciso di impegnarsi e sono andati a votare” e poi ha precisato che fra gli elettori di età compresa fra i 18 e i 30 anni, il suo è stato il partito più votato.
I partiti politici tradizionali, per Falkvinge “non capiscono come vivono le generazioni più giovani: un voto per il Partito pirata è un voto per i diritti civili, per la comunicazione libera e la società aperta”.
Il partito svedese critica duramente anche le norme che permettono il tracciamento degli IP per il controllo delle attività online degli utenti e che il governo di Stoccolma ha cominciato da poco ad applicare come in molti altri Paesi europei.
L’elezione di un ‘pirata’ apre un capitolo del tutto inedito nella storia politica contemporanea. Un partito nato dal Web e costruito a partire da internet, in grado di coinvolgere migliaia di giovani potrebbe essere un segnale per iniziative analoghe anche in altri Paesi.
L’avvenimento ricorda i lontani anni sessanta e la relativamente vicina Olanda. Nel 1965Â Robert Jasper Grootveld, un anti-tabacco e Roel van Duyn e Rob Stolk, anarchici, fondarono ad Amstedam uno dei primi movienti ecologisti, il Provo.
Erano anni in cui incubava la grande stagione della Peace and Love dalla quale sarebbe nato il moviento Hippie negli Usa.
Il 10 marzo 1966 misero in atto una protesta per l’epoca inimmaginabile: fecero esplodere alcuni petardi durante il passaggio del corteo nuziale della principessa Beatrice, colpevole, a loro giudizio, di unirsi in matrimonio con un Hitlerjugend, un giovane ex hitleriano, il diplomatico tedesco Claus von Amsberg.
Allora i diritti civili erano legati a temi diversi da quelli di oggi, ma non distanti. I Provos svilupparono i “Progetti bianchi”, che intendevano socializzare i mezzi di trasporto, le abitazioni (segnalando nelle pagine della riviista dell’organizzazione gli appartamenti sfitti da occupare), i metodi contraccettivi.
Il primo di quei progetti, il ‘Piano delle Biciclette Bianche’ nel 1965, proponeva di sostituire progressivamente il traffico motorizzato con quello ciclistico attraverso la distribuzione pubblica di biciclette di proprietà comune.
Nel 1966 i Provos parteciparono alle elezioni amministrative di Amsterdam, riuscendo ad eleggere un consigliere comunale, ma il 13 maggio 1967 gli ‘gnomi’ olandesi si sciolsero.
L’influenza del movimento nella cultura dell’epoca fu grande e attraversò i confini dell’Olanda, arrivando anche in Italia, dove Andrea Valcarenghi, uno dei capi collettivo milanese Onda Verde, fondò una ‘sezione’ del gruppo.
Con l’arrivo del ’68 quell’intuizione Grootveld, Duyn e Stolkdi permise ad un altro esponente dei provo Olaf Stoop di comprendere la centralità dell’informazione. L’attivista fondò la Real Free Press, una delle principali agenzie europee di distribuzione di materiale underground che visse fino al 1980.
Anche allora la sinistra marxista non comprese cosa stava accadendo e combattè duramente il movimento. Il dissenso era (incredibile, come oggi) sul ruolo della classe operaia. I comunisti sostennero che i giovani contestatori fossero in realtà solo “uno degli aspetti dell’ultimo tipo di riformismo prodotto dal moderno capitalismo: il riformismo della vita quotidiana”.
I provos erano ben altro e così alla fine hanno lasciato in eredità alla sinistra la straordinaria capacità creativa. La loro abilità nel diffondere le proprie idee per mezzo della carta stampata con volantini e ciclostilati e manifesti serigrafati furono l’esordio della cosiddetta ‘stampa alternativa’.
Il parallelo tra pirati e provos è possibile, perchè rappresentano un disagio largamente diffuso tra i giovani e per nulla compreso dai partiti tradizionali. Avremo pirati in tutta Europa?


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