Maroni: poliziotto di quartiere, “obiettivo raggiunto”
Per il ministro degli interni tutto va bene, anche se in pochissimi hanno visto gli agenti.
Per il poliziotto e il carabinere di quartiere “obiettivo raggiunto” ha annunciato ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni rispondendo nel corso del ‘question time’ alla Camera a un’interrogazione dell’Udc.
Per l’esponente leghista, non nuovo alle dichiarazioni avventurose, “il progetto di polizia di prossimità e il poliziotto o il carabiniere di quartiere sono due cose distinte”. Qindi ha svelato il mistero: “Il modello operativo della Polizia di prossimità non si esaurisce con la figura del poliziotto e del carabiniere di quartiere, ma definisce piuttosto una filosofia di impiego delle forze di polizia con l’obiettivo di dare rassicurazione e vicinanza nei confronti dei cittadini”.
Questo obiettivo “che attraversa l’intero comparto delle forze di polizia, interessa la polizia locale, trova attuazione nei piani coordinati di controllo del territorio, in specifici servizi della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, nell’utilizzazione del web attraverso il commissariato on-line e la denuncia telematica, nel servizio di raccolta di denunce a domicilio con particolare riguardo agli anziani e alle persone con difficoltà ”.
Commissariato on line, denuncia telematica, raccolta di denunce a domicilio? Al ministro hanno mai rubato la macchina? Probabilmente no, perchè secondo lui l’attivazione di questo servizio “si è svolta in più fasi, prevedendo una progressiva estensione delle aree interessate e conseguentemente del numero di operatori e di polizia da impiegare”.
Maroni, però è tranquillo perchè l’ obiettivo “può oggi dirsi raggiunto, visto che i 3.900 uomini impegnati nel servizio di poliziotto o carabiniere di quartiere sono presenti in tutti i capoluoghi di provincia e in gran parte delle realtà urbane con una popolazione superiore ai 30mila abitanti e sono sufficienti a coprire le esigenze programmate”.
Quanto al numero di 5.900 operatori, “è semplicemente quello indicato nell’indagine conoscitiva svolta dalla Corte dei Conti nel 2008, come organico ideale ipotizzato, ma non è nei programmi definiti dal ministero dell’Interno”.
Detto questo, ha concluso Maroni, “riaffermo l’impegno a potenziare il servizio di poliziotto e carabiniere di quartiere, perchè funziona, aumentando gli organici in dipendenza delle risorse a disposizione e delle risorse umane derivanti dai prossimi arruolamenti”.
Non c’è dubbio che Maroni abbia parlato del Paese che non c’è. Ecco l’estratto di un articolo pubblicato dal ‘Giorno’ l’11 giugno scorso a proposito della situsazione a Lodi: “Poliziotto di quartiere, addio. I continui trasferimenti di agenti, mai sostituiti, costringono il questore, per assicurare i servizi essenziali come le volanti di pattuglia, a tagliare i giri di controllo del poliziotto di quartiere, circa una decina di agenti scesi sulle strade ai tempi del primo governo Berlusconi. Ma a finire sotto la scure dei tagli potrebbe presto essere anche l’ufficio denunce: niente più apertura serale e notturna. A lanciare l’allarme sicurezza è il segretario del Siulp di Lodi, Vincenzo Grimaldi, che snocciola dati e numeri, “perché i cittadini sappiano il motivo per cui il questore è stato costretto a togliere il servizio”. Secondo Grimaldi, in questura a Lodi, dove operano 164 persone, servirebbero almeno altre trenta persone per assicurare i turni. “Anche le volanti in servizio una volta erano tre. Oggi è una sola. E deve sempre uscire”. Quindi, per assicurare il servizio indispensabile, si tagliano quelli che possono essere sacrificati”.


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