Licenziare Minzolini dal Tg1
Giustificazione surreale del direttore ieri sera.
Il quasi totale silenzio del principale tg nazionale, per altro dell’azienda pubblica, sulla vicenda che riguarda Berlusconi e le ragazze pagate per andare alle sue feste è stata al centro di dure polemiche.
Ieri sera Minzolini ha dato una spiegazione al di là della ragionevolezza al totale silenzio su uno scandalo che ha riempito le cronache dell’informazione di tutto il mondo.
Ha detto il direttore: “Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tanto meno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”.
E’ misterioso l’accenno alle urne, inaccettabile che le testimonianze multiple e le foto pubblicate da numerosi giornali per Minzolini non siano una notizia. Scandaloso infine che una vicenda che tocca aspetti di carattere morale per il direttore non sia degna di nota.
Il membro del Cda della Rai, Rizzo Nervo aveva detto domenica: “Da due giorni il Tg1 si è imposto il silenzio sulle notizie e sui servizi riguardanti gli sviluppi del caso che ha coinvolto l’immagine del presidente del Consiglio. Il direttore del Tg1 si ricordi che deve rispondere ai milioni di cittadini che pagano il canone per ricevere un’informazione completa e non condizionata dalle amicizie personali di chi pro-tempore dirige un telegiornale della Rai. Ricordi anche che ha sottoscritto un documento di intenti con l’editore che impone correttezza e completezza dell’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo e che la continua violazione di quegli impegni può rappresentare una giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro”.
Ieri numerosi parlamentari dell’opposizione hanno contestato Minzolini. Donato Mosella del Pd ha dichiarato: “I vertici Rai valutino attentamente l’ipotesi sollevata ieri (domenica, ndr) dal consigliere Rizzo Nervo secondo cui la violazione da parte del direttore del Tg1 degli impegni presi con l’editore sulla correttezza dell’informazione potrebbe rappresentare una giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro. Quello che sta avvenendo in questi giorni con il Tg1 sull’inchiesta di Bari – ha continuato Mosella – non ha precedenti. Si tratta di pura disinformazione a scapito dei cittadini verso cui il servizio pubblico ha dovere di pluralismo e di fornire notizie puntuali e complete. Chiediamo ai vertici Rai di valutare se l’informazione offerta dal Tg1 ottemperi al pluralismo e se ciò costituisca motivo oggettivo per rivedere la nomina di Minzolini a direttore del principale telegiornale del servizio pubblico”.
Riccardo Milana, componente della Commissione di Vigilanza per il Pd, ha aggiunto: “La Vigilanza convochi con urgenza il direttore del Tg1 Minzolini per chiedergli conto della totale sparizione dal telegiornale di notizie rilevantissime inerenti il Presidente del Consiglio come quelle emerse dall’inchiesta di Bari. Nessuno si sogna di dettare la scaletta dei tg, ma c’è un limite – ha aggiunto Milana – che non può essere valicato: quello della correttezza e completezza di una informazione che sul servizio pubblico deve essere equilibrata. Il direttore del Tg1 venga in Commissione a spiegare le sue scelte, anche alla luce della denuncia del consigliere Rizzo Nervo, laddove potrebbe configurarsi anche l’ipotesi di una rescissione del contratto per Minzolini”.
Roberto Giachetti, sempre del Pd ha sostenuto: “La Corte dei conti verifichi se, alla luce della denuncia del consigliere Rai Rizzo Nervo, il comportamento informativo del Tg1 possa configurarsi come danno erariale. La totale assenza dal principale telegiornale del servizio pubblico di notizie e informazioni che sono su tutti i media nazionali ed internazionali non riguarda soltanto il pluralismo, ma rileva dei diritti dei contribuenti che pagano il canone per avere un servizio pubblico equilibrato, corretto e il più possibile completo. Ciò che – ha proseguito- non sta accadendo in queste ore con l’incredibile sequestro di notizie operato dall’ammiraglia dell’informazione Rai, tanto da aver spinto il consigliere Rizzo Nervo ad un invito a riconsiderare la nomina del neodirettore Minzolini non è solo una beffa, ma un danno per i cittadini che pagano il canone e guardano il Tg in buona fede, ignorando che viene loro sottratto una parte importante di informazioni relative al premier, fatto senza precedenti in Italia e all’estero”.
Il senatore dell’Italia dei Valori, Francesco Pardi, membro della Commissione di Vigilanza ha manifestato la propria costernazione e spiegato in una nota: “Neanche una parola sulle novità nell’inchiesta di Bari: per due giorni il Tg1 è stato reticente su quest’argomento. uno scandalo, ridurre il servizio pubblico al silenzio stampa significa calpestare la Costituzione e il diritto dei cittadini di essere informati. Già dalla settimana scorsa l’IdV ha chiesto l’audizione in Commissione del direttore Minzolini – ha ricordato Pardi – quanto prima formalizzeremo la richiesta, perchè vogliamo capire come stanno le cose, vogliamo sapere dalla sua viva voce i motivi alla base di scelte redazionali a dir poco discutibili. Non ci stancheremo mai di denunciare e di combattere questo perverso modo di fare comunicazione che sta diventando sempre più esclusivamente di regime”.
Vincenzo Vita, senatore del Pd ha sostenuto: “L’informazione televisiva italiana sta scrivendo una pagina grave e paradossale. Sui media di tutto il mondo il caso Berlusconi è al centro dell’attenzione, sui siti di informazione europei e anche americani notizie, immagini e articoli abbondano con dovizia di particolari e non senza un qualche allarme per la situazione di un Paese importante come l’Italia. Al contrario i milioni di spettatori dei tg (con poche lodevoli esclusioni) pubblici e privati vivono in un sostanziale black out: zero notizie, di immagini neppure a parlarne, di servizi giornalistici neanche l’ombra”. Berlusconi dice ai suoi supporter, ha continuato Vita, “di non leggere i giornali, in compenso sui suoi tg di riferimento non fa comparire alcuna notizia. Siamo davanti ad un silenzio che sa di censura preventiva. È dunque urgente che la commissione di vigilanza sull’emittenza televisiva e, per quel che gli compete, l’autorità per le comunicazioni intervengano”.
A questa serie di bordate ‘politicce’ si è aggiunto Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, che ha detto: “Abbiamo ricevuto centinaia di mail e telefonate che denunciano parzialità informativa del Tg1 quando si parla di politica. Troppo spesso non si capisce l’antefatto e si dà conto solo delle reazioni, non aiutando l’ascoltatore a capire quanto sta avvenendo. A chi e che cosa serve tutto questo? C’è un eccesso di informazione politica e spesso trattata in modo parziale, riportando a volte l’opinione di una parte sola, ma soprattutto facendo poco cronaca politica e abbondando in dichiarazioni di questo o quel parlamentare. In tutto questo, l’ascoltatore che cosa ci capisce? È davvero in grado di farsi un’idea di quanto è successo? Secondo noi no”.
Le critiche hanno spinto ieri Minzolini a mutare di poco la linea dell’omissione ed a far realizzare un servizio di un mimuto e mezzo sull’argomento. Così il consigliere d’amministrazione Rai Giorgio van Straten ha commentato non senza ironia: “Prendo atto positivamente che dopo la convocazione di stamani (ieri, ndr) del direttore del Tg1 da parte del presidente Paolo Garimberti qualcosa è cambiato e l’edizione delle 13.30 conteneva il primo servizio sull’inchiesta di Bari in cui si capiva di quale vicenda si stava parlando”.
Il consigliere ha continuato: “È la prima volta in questo caso che il Tg1 fa quello che dovrebbe fare sempre, ovvero informare l’opinione pubblica. È grave infatti che un notiziario non sia equilibrato, ma è ancora più grave che le notizie siano ignorate. Vedremo quindi se ci saranno altri cambiamenti in senso positivo, spero che ci sia un’inversione di tendenza”. In merito all’ipotesi di convocare Minzolini nella seduta del Cda di mercoledì van Straten ha reso noto che “valuterà il Cda se sarà il caso di occuparsi della cosa o meno, anche perchè il presidente l’ha già fatto, quindi c’è stato un primo intervento”.
Il paradosso della situazione è che i membri del Cda sono rigidamente lottizzati ed il Pdl ha la maggiornaza dei seggi, per cui in caso di votazione sull’operato di Minzolini ci si potrebbe trovare anche di fronte ad un elogio per il suo lavoro.
Tuttavia l’atteggiamento del direttore, le critiche e la constatazione che ogni ragionevole limite fosse stato ampiamente superato hanno indotto il presidente della Commissione di vigilanza, Sergio Zavoli, ad emettere un comunicato: “In relazione alle polemiche sull’informazione del Tg1, sollevate da diverse parti politiche, il presidente ha convocato in tempi brevi l’Ufficio di Presidenza allargato ai capigruppo, che deciderà sulla richiesta di audizione del direttore del Tg1″.
Zavoli ha spiegato che “vanno riscritte con urgenza le regole per renderle finalmente vincolanti. Va affermato il principio secondo cui non può darsi che proprio il servizio pubblico venga meno al dovere di rispettare il pluralismo e la completezza dell’informazione. Forse si giustifica il dubbio – ha aggiunto – che anche in un regime democratico il potere sulla Tv diventi così stringente da sollevare la richiesta che il suo ‘uso politico’ venga seriamente affrontato. Ma occorre che tra i poteri di gestione, di controllo e dei gruppi professionali si stabilisca un rapporto fondato sul rispetto delle norme cosiddette di ‘garanzia”. Secondo Zavoli “In realtà la Rai dovrà trovare la sua indispensabile e irrinunciabile autonomia dalle interferenze esterne nel rispetto delle prerogative e della responsabilità di tutti i soggetti chiamati in causa”.
In attesa di una riunione della Commissione di vigilanza che non porterà a nulla (c’è la stessa maggioranza che governa l’azienda, ovvero il centro destra), rimane sconcertante il silenzio della Federazione nazionale della stampa, che fino a ieri non aveva espresso alcun giudizio, così come del comitato di redazione del Tg1, evidentemente non interessato a difendere la credibilità della testata.
Quello che sarebbe ovvio, la immediata sostituzione del direttore, in Italia è invece un assoluto miraggio. Tanto da consentire ad consigliere d’amministrazione della Rai legato al centro destra, Alessio Gorla, di affermare: “Sono certo che Augusto Minzolini professionista di grande valore non mancherà di informare compiutamente e adeguatamente i suoi ascoltatori del Tg1 in presenza di notizie certe verificate ed ufficiali. Queste certezze allo stato attuale non mi pare esistano”.
Per Gorla, Minzolini potrebbe insegnare il mestiere non solo ai direttori dei maggiori quotidiani italiani, ma anche a quelli del ‘The New York Times’, del ‘The Washington Post’, del ‘The Times’ , tanto per citarne solo alcuni, perchè gli incauti maestri del giornalismo internazionale hanno fatto ‘l’errore’ di diffondere notizie ‘non verificate’. Tutti infatti hanno scritto delle ragazze a pagamento del premier ed il ‘The Sunday Times” ne ha intervistata addirittura una. Ma come si sa dagli italiani c’è sempre da imparare.


non si licenzia nessuna in questo paese, nel bene e nel male, amen…andremo tutti a fondo annegando inebetiti!
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