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Le premonizioni di D’Alema

Autore: . Data: lunedì, 15 giugno 2009Commenti (0)

Ieri il leader in esilio del Pd ha analizzato la situazione politica del Paese. Gli sembra chiaro il futuro di Berlusconi e quello del suo partito.

dalemaHa detto ieri l’ex ministro degli esteri del governo Prodi al Tg3 e durante il programma di Lucia Annunziata: “Berlusconi avverte qualcosa che forse gli italiani non hanno ancora totalmente percepito, ma che tuttavia è chiarissimo a chi osservi la politica e a chi abbia un minimo di osservazione dei fatti internazionali della politica: il capo del nostro governo è un leader dimezzato, colpito nella sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica internazionale e a mio avviso molto debole anche agli occhi del Paese, perchè non si deve scambiare l’arroganza con la forza politica. Noi abbiamo un governo che non fa nulla di fronte alla crisi, che, sollecitato da più parti a intraprendere la via delle riforme appare assolutamente incapace di farlo e quindi è chiaro che questa situazione di debolezza di Berlusconi suscita in lui la reazione tipica di chi non ha in lui la forza innanzitutto umana di affrontare i problemi: attribuire tutto questo a un complotto”.

Che pensa D’Alema della teoria del complotto?  “Più che di bomba parlerei di un petardo”, ha detto con il tradizionale sarcasmo, per poi aggiungere che Berlusconi quando espone il teorema del complotto parla “del suo mondo” e “teme quelli intorno a lui”.

Il presidente di ItalianiEuropei ritiene che nell’attuale governo a comandare sia “la guardia pretoriana, che è Bossi”. Così, tra difficoltà ‘esterne’ e conflittualità ‘interna’ al centro destra, D’Alema pensa potrebbero verificarsi “scosse”.

“Berlusconi non è uomo che accetti il declino politico e umano – è la previsione di D’Alema – animato com’è da un mito dell’eterna giovinezza, miti sempre pericolosi…». Ma che vuol dire prefigurare “scosse”? “Scosse significa momenti di conflitto, difficoltà anche imprevedibili. Del resto, le scosse sono così… imprevedibili… e questo richiede che l’opposizione sia in grado di assumersi le proprie responsabilità e anche che sia nella pienezza delle sue funzioni”.

L’ex ministro degli Esteri ha ribadito che “il tema vero, al di là di questo teatrino del complotto” è quello del rischio dell’Italia di rimanere indietro, di “precipitare e perdere di peso, valore importanza sia sul piano economico che politico”. La crisi di Berlusconi verrebbe dalla sua “incapacità riformatrice” e dal non essere in grado di reagire a questo handicap.

Ma il Pd in un’opposizione “nella pienezza delle sue funzioni” cos’è e cosa deve fare? D’Alema pensa che “il problema è mettere in campo una proposta politica in grado di unire la maggioranza del Paese. Noi abbiamo fondato il Pd non per eliminare la sinistra, ma per eliminare il trattino. Il Pd non è autosufficiente e deve mettere in campo un grande progetto”

“Abbiamo bisogno di fare il congresso – ritiene il leader in esilio – di farlo in tempo ragionevolmente breve, di discutere di politica perché, evidentemente, il congresso non può ridursi in una conta sul leader. Sarebbe veramente sciocco e riduttivo. Noi dobbiamo rilanciare il progetto del Partito democratico definito come un grande partito di centrosinistra, senza il trattino, che è perno di ogni possibile alternativa di governo alla destra”.

D’Alema ha affermato che “non si tratta di eliminare la sinistra anche se qualcuno lo pensa” e che il Pd è “un grande partito di centro sinistra”, come a suo parere avviene in Puglia, dove le alleanze sarebbero rinate sulla base di una proposta attrattiva. “In tutta la Puglia – ha detto – c’é un convergenza da Rifondazione all’Udc. E’ stato possibile che si sia formata una coalizione così ampia perché noi abbiamo scelto di qua e di là? No, perché abbiamo messo in campo un’idea, quella di un’alleanza per il Mezzogiorno che unisce tutte le forze meridionaliste. Così si è determinata una grande convergenza. Se la politica – ha osservato D’Alema – è andare a destra e quindi non poter andare a sinistra si tratta di fare un bricolage. La grande politica produce sintesi, mette in campo idee nuove, crea una sintesi e non si occupa di bricolage”.

E la candidatura di Bersani alla segreteria del Pd? “Lo devo confermare tutti i giorni? Io ho sempre fatto quello che ho detto e basta che lo dica una volta, non c’è bisogno di ripeterlo” ha insistito, ma per quanto riguarda la sua futura collocazione “se ne parlerà dopo i ballottaggi, giustamente in questo momento abbiamo il dovere di vincere le elezioni e siamo impegnati in questo”.

Fin qui le ‘intuizioni’ di D’Alema. In realtà sembra che l’ex presidente del Consiglio non si renda conto di un altro ‘segreto’ della politica. La forza di qualcuno è la diretta conseguenza della debolezza di un altro. La teoria del complotto ‘inventata’ dal Cavaliere è l’ennesima operazione mediatica per continuare ad attaccare e demolire gli ultimi bunker di chi ha avuto l’ardire di porgli questioni sgradite.

La debolezza internazionale ed interna del premier non sono la conseguenza del lavoro dell’opposizione. Sono solo e banalmente il risultato di un modo di concepire il potere, di immaginarlo come estensione di propri diritti: insomma si tratta di un autogol del premier, non il risultato dell”azione manovrata del centro sinistra.

E’ vero che all’interno della coalizione di governo esistono fratture, ma anche quelle sono la conseguenza della rottura di un blocco che anche se non ha sostenuto direttamente il Cavaliere, almeno non lo ha contrastato. In una parte dei ‘poteri forti’ c’è ansia e sconcerto per l’agire ‘privato’ di Berlusconi e per l’immobilità del governo. In questo la presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, è stata illuminante come il sole: “Servono cento giorni di concretezza – ha detto – di azione forte, veloce e mirata. Il governo deve cambiare passo. I prossimi cento giorni sono fondamentali perchè se agiremo bene potremo salvare quel pezzo di sistema produttivo che rischia di morire”. Non di meno ha fatto il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

Il Partito democratico, come lo intende D’Alema, doveva servire non ad eliminare la sinistra, ma a togliere il trattino tra centro e sinistra. Anche in questo il leader in esilio cerca di salvare il salvabile, ma con poche chance di riuscita. Il centro italiano è tradizionalmente cattolico, la sinistra ‘era’ storicamente laica. Sulle questioni principali che riguardano le libertà individuali ed i diritti civili queste differenze sono insuperabili da centinaia di anni, forse da prima della scomunica di Galileo.

Le società moderne, quelle economicamente sviluppate, non si governano solo con buone leggi e sostegni ai più deboli. Lo mostrano le evoluzioni dei sistemi politici nordici, la disfatta del laburismo inglese, l’agonia della socialdemocrazia tedesca. Ed ancora si consideri l’azione del governo spagnolo di Zapatero, che appunto alle questioni legate ai diritti civili ha delegato una parte importante della sua azione. La politica non è solo l’equilibrio nel Palazzo, ma la realizzazione di programmi politici che presuppongano una prospettiva nella quale si possano riconocere i singoli cittadini. Così anche l’esempio pugliese di D’Alema non tiene, perchè in quella terra per il centro sinistra le ultime elezioni sono state una Caporetto, anche dopo alcuni anni di governo Vendola alla Regione. Forse si sono uniti alcuni ‘politici’, ma gli elettori sono altrove.

Il nullismo mascherato del berlusconismo, associato ad un imponente schiermento di mezzi di comunicazione, ha saputo intervenire nelle consapevolezze diffuse, indicando a milioni di italiani un modello. Ed è un’idea autoritaria, individualista e pericolosa di società ed ha permesso il varo di provvedimenti che colpiscono la libertà di stampa (intercettazioni), che hanno risvolti razzisti (legge sulla sicurezza), che riportano l’Italia ad un medioevo scientifico (caso englaro, procreazione assistita). Senza alcuna capacità del centro sinistra di sollecitare una opposizione democratica di popolo.

L’ex ministro degli Esteri, con le sue dichiarazioni di ieri, ha tentato di guardare ad uno scenario molto più complesso e strutturato di quanto non appaia ed ha tentato di fornire al suo partito una via di uscita dal delirio veltroniano, quello della distruzione della sinistra, dell’autosufficienza, della fondazione di un ‘pensiero nuovo’ assolutamente privo di contenuti e di strategia.

Forse D’Alema ancora suppone di poter ‘salvare’ il Pd, ma si sbaglia. Pechè non si può resuscitare quello che non è mai nato. Prima si saprà guardare al presente, tenendo conto che in Italia è in piedi un regime ormai forte, radicato e reazionario, prima si sapranno sciogliere i nodi che hanno devastato l’opposizione. Ed infatti il presidente di ItalianiEuropei ha parlato in qeste ore anche del referendum (appoggiato dal Pd), che è un’ulteriore picconata alla democrazia, perchè priverà del diritto di rappresentanza milioni di cittadini, come ha fatto lo sbarramento al 4 per cento voluto da Pd e Pdl insieme. Su questo argomento ha detto il leader in esilio: “Noi voteremo si al referendum perchè riteniamo che l’attuale legge sia molto brutta, il nostro è un si per la riforma”. Poi ha specificato: “Il referendum è abrogativo, quindi non puo’ scrivere una nuova legge. L’importante all’indomani del referendum è che se vincerà il si, il Parlamento vari una legge elettorale buona, seria, che restituisca ai cittadini il potere di scegliersi i deputati, un potere che Berlusconi ci ha tolto”. Buffo, prima si regala la maggioranza assoluta al premier, poi si afferma che il bipartitismo è il futuro del Paese (lo scopo del referendum) e poi si chiede una legge “seria”.

No, non ci sarà la “scossa” che D’Alema immagina, ma si assisterà forse e con calma alla sostituzione di ‘Papi Silvio’ con persona più affidabile, quando nelle segrete stanze di quelli che contano la misura sarà colma. Per giovani, donne, disoccupati, cassintegrati, giovani scienziati scappati all’estero, stranieri, studenti discoli e dipendenti pubblici fannulloni non c’è storia: nessuno si ricorda di loro.

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