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Le critiche del Csm alla legge ‘sicurezza’

Autore: . Data: lunedì, 15 giugno 2009Commenti (0)

L’organo di autogoverno dei magistrati analizza il ddl del centro destra e lo boccia.

magistratiIl pacchetto sicurezza, in alcune norme, prima tra tutte quella che per la dichiarazione di nascita prevede l’esibizione del permesso di soggiorno da parte del genitore, lede i diritti dei clandestini e dei loro figli.

L’introduzione del reato di clandestinità porterà inoltre in molti uffici giudiziari a una “totale paralisi”. Sono le principali critiche mosse dal Csm nel parere approvato qualche giorno fa (con la sola astensione dei laici del Pdl) sul ddl sicurezza.

Palazzo dei Marescialli sottolinea come la norma considerata lesiva dei diritti dei clandestini e dei propri figli si ponga «in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita, principio sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York ratificata dall’Italia.

Per i consiglieri si verrebbe a determinare una “iniqua condizione” del figlio di stranieri irregolari, il quale verrebbe ad essere non solo “privato della propria identità ma essere più facilmente esposto attraverso falsi riconoscimenti da parte di terzi, per figli illeciti e in violazione della legge” ad adozioni illegali. I clandestini adulti invece, evidenziano i consiglieri nel parere, vengono lesi nel loro diritto alla salute e altri beni tutelati dalla Costituzione. Il nuovo reato di clandestinità, avverte il Csm avrà una “inevitabile incidenza negativa sull’accesso a servizi pubblici essenziali” riguardanti i beni fondamentali come il diritto alla salute degli immigrati non dotati di valido titolo di soggiorno.

Ma a preoccupare non poco il Csm è la situazione che con l’introduzione del reato di clandestinità si verrà a creare in molti uffici giudiziari, che potrebbero essere colpiti da una “totale paralisi”. Ci sarà un “eccezionale aggravio” nell’attività degli uffici per “l’imponenza quantitativa del fenomeno dell’immigrazione irregolare nel nostro Paese”. A pagarne le maggiori conseguenze saranno i giudici di pace, “gravati da centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la paralisi di molti uffici”. Non andrà però meglio agli uffici giudiziari ordinari “impegnati in un processo in primo grado e nelle fasi di impugnazioni successive”. Inoltre la norma, evidenziano, non servirà al suo scopo, ossia quello di favorire l’allontanamento dei clandestini: dubbi vengono espressi sul suo “effetto deterrente: una contravvenzione punita con pena pecunaria -rilevano- non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto a emigrare da condizioni disperate”.

Per altro la normativa già vigente, spiegano, “consente alle autorità amministrative competenti di disporre l’immediata espulsione dei clandestini”. A creare problemi al sistema giustizia, aggiungono i consiglieri nel parere, non sarà soltanto il reato di clandestinità, ma anche altre norme che stabiliscono maggiori sanzioni o nuovi reati su cui il giudizio “è positivo, ma avranno l’effetto di produrre un ulteriore carico per il sistema penale, già particolarmente gravato e in evidente crisi di effettività”. A subirne le conseguenze saranno pure la carceri “ormai allo stremo, avendo superato le 72mila presenze giornaliere”.

Ma non è tutto. Un ulteriore critica viene mossa da Palazzo dei Marescialli alla norma del ddl sicurezza che concentra la competenza sulle impugnazioni dei decreti ministeriali di applicazione del 41 bis presso il solo tribunale di sorveglianza di Roma; una norma che, rilevano, presenta “significative controindicazioni”. L’effetto paventato nel parere approvato è che il tribunale di sorveglianza della capitale si troverebbe “gravato da un carico di lavoro particolarmente impegnativo e tale da non consentire i tempi di decisione necessari per tale tipo di situazioni” e tale accentramento “priverebbe la decisione della diretta conoscenza delle situazioni esaminate”. Il parere evidenzia però la bontà del tentativo di “risolvere i dubbi interpretativi in tema di proroga della misura già applicata con una descrizione più puntuale dei criteri di valutazione ai quali essa deve essere ancorata”. “Significativo – si evidenzia – è l’inciso per cui il solo decorso del tempo non è di per sè sufficiente per escludere la capacità di mantenere i contatti con l’associazione o dimostrare il venir meno dell’operatività della stessa”.

Positivo invece il giudizio del Csm sul “gruppo di disposizioni apprezzabilmente improntate a una maggior tutela di soggetti deboli e in generale delle vittime dei reati”. Tra queste norme considerate utili e proficue, l’introduzione del nuovo reato dell’impiego dei minori nell’accattonaggio, la nuova aggravante per la truffa collegata alle situazioni di ‘minorata difesà delle persone offese e un regime “più appropriato” per il delitto di sequestro di persona ai danni di minori e circostanze aggravanti più rigorose per il delitto di mutilazione di genitali femminili. Il parere, redatto dalla Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli, evidenzia come in una “analoga direzione di maggior tutela dei soggetti deboli, si colloca la scelta di introdurre una specifica fattispecie penale che punisce la condotta della sottrazione o del trattenimento del minore all’estero contro la volontà del soggetto investito dell’esercizio della potestà dei genitori o di tutela”.

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